19 Giugno 2020

Le preziose e un po’ dimenticate tele di Sermei a Rivotorto

Paola Mercurelli Salari
Le preziose e un po’ dimenticate tele di Sermei a Rivotorto

Nel nostro immaginario, e in quello dei numerosi turisti che ogni anno raggiungono Assisi, la biblia pauperum francescana è rappresentata dagli affreschi della chiesa superiore di San Francesco, dove sul finire del XIII secolo Giotto e compagni narrano le vicende del nuovo santo sulla scorta della Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, definendone l’immagine ufficiale condivisa dall’Ordine e dalla Curia romana.
Ma è nelle pareti del santuario di quella Rivotorto che Francesco e compagni elessero a loro prima dimora che lo spirito francescano più autentico rivive, grazie alle dodici tele dipinte attorno al 1653 da Cesare Sermei su commissione del Ministro Generale dell’Ordine Michelangelo Catalano.
I soggetti sono desunti in prevalenza da fonti non ufficiali, come la Leggenda dei tre compagni e la Cronaca dei XXIV Generali, ma particolarmente attente ai fatti accaduti a Rivotorto agli albori della comunità minoritica, quando i frati, animati da vigore penitenziale e desiderosi di vivere in evangelica povertà, si resero protagonisti di edificanti episodi.
Lo storico assisiate Antonio Cristofani ricorda che dell’originario gruppo di sedici tele quattro andarono distrutte nei crolli causati dal terremoto del 1832; le restanti raffigurano: Francesco ascolta il Vangelo e sceglie la norma di vita evangelica, E’ seguito da Bernardo da Quintavalle dopo la lettura del Vangelo, Vive con i compagni a Rivotorto nella preghiera e nel digiuno, Accoglie Egidio al Tugurio dopo avergli ordinato di donare il suo mantello ad un povero, Innocenzo III approva oralmente la regola scritta da Francesco a Rivotorto, Esorta i compagni alla preghiera davanti alla Croce e fa penitenza nella neve, Manda un frate da Ottone IV per ricordargli la brevità della gloria terrena, Guarisce un frate dandogli da mangiare un grappolo d’uva, Cena con un frate affamato dall’eccessiva penitenza, Guarisce Morico con l’olio della lampada della Porziuncola, I compagni lo vedono su un carro di fuoco, Abbandona il tugurio per la Porziuncola.
Già dai titoli è evidente che molte di queste tele sono delle rarità iconografiche, selezionate verosimilmente dallo steso Catalano che nel 1645 aveva posato la prima pietra per la costruzione di un convento annesso alla chiesa di Rivotorto da destinare a collegio per i giovani che intendevano avvicinarsi all’insegnamento francescano. L’esemplarità degli episodi scelti doveva esortare alla penitenza, alla preghiera, ma soprattutto sottolineare la centralità che l’umile tugurio, posto accanto alla cosiddetta Maestà di Saccardino, aveva assunto nell’esperienza di vita comunitaria voluta da Francesco, prima della costituzione di un Ordine vero e proprio con una sua Regola.

Rivotorto potrebbe essere agevole tappa di un autentico itinerario francescano se a queste tele si restituisse dignità con un accurato restauro e una più fruibile esposizione. Potrebbero costituire l’antefatto o l’appendice narrativa alla visita in basilica, offrendo un’immagine schietta del santo, vivificata dalla narrazione di Sermei che offre qui inediti e poetici scorci di Assisi dalla pianura, descrivendola nelle diverse stagioni dell’anno e con mutevoli condizioni di luce, mostrandosi eccezionalmente straordinario paesaggista.

Paola Mercurelli Salari

È storica dell’arte del MiBACT; da assisana amerebbe conoscere tutte le pietre della sua città e con il tempo spera di riuscirci.

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