14 Giugno 2020

Noi e il Vescovo

Carlo Cianetti
Noi e il Vescovo

Dopo l’articolo sul Fatto quotidiano firmato da Tomaso Montanari, che prendeva spunto da alcune considerazioni sviluppate su Assisi Mia, il Vescovo Domenico Sorrentino mi ha proposto un incontro. Ho accettato molto volentieri, sperando che fosse occasione per scambiarsi idee e pensieri senza infingimenti.Assisi Mia – che non è un monolite, ma è costituita da un gruppo di persone con vari punti di vista – ha sollevato alcune questioni sul futuro di Assisi, fra queste ha sollecitato la chiesa a riprendere un percorso di autenticità francescana, a mettersi a disposizione anche con i propri beni per la crescita della città, convinti come siamo che una delle urgenze da affrontare sia il ripopolamento del centro storico.L’incontro, usando un’espressione del politichese, è stato “franco e cordiale”. Il Vescovo Sorrentino, che in occasione del lockdown ha pubblicato un libro ricco di riflessioni stimolanti (“Crisi come grazia”, Edizioni francescane italiane), è sembrato molto attento a cogliere quanto di buono e di onesto vi sia nel confronto culturale e sociale che avviene in città.La chiesa fa già tanto in questa nostra Assisi – lo vediamo tutti i giorni -, anche perché ha un peso notevolissimo sia in termini patrimoniali sia in termini culturali. Riteniamo possa fare assai più. Assisi non è una città qualunque e non è solo degli assisani. Non fosse altro perché è la città del Santo patrono d’Italia e di una delle figure cattoliche più amate e famose nel mondo. Quando sento dire: “quello non può criticare Assisi perché non vive ad Assisi” o, peggio, “i panni sporchi bisogna lavarli in casa”, viene di fare una pernacchia!Nel contempo chi vi abita non può sentirsi un cittadino qualunque, nemmeno il commerciante, l’operaio, il cameriere, il vigile urbano, l’avvocato, il medico, il giornalista. Non possono sentirsi amministratori qualunque il sindaco, l’assessore e il consigliere comunale. Il clero che vive in questa città, a maggior ragione, ha un ruolo decisivo di testimonianza in termini di valori e di comportamenti. Con ciò non si vuole affermare che chi vive qui debba spogliarsi dei propri beni, ma si intende che abbiamo dei doveri in termini di comportamenti, di stili di vita, rispetto dell’ambiente, cortesia, solidarietà, spirito di condivisione, generosità. 
Oggi accade che l’aura spirituale e mistica che si respira in questa città sia incoerente con tutto ciò (o quasi) che esiste di umano. I muri parlano una lingua, gli uomini e le donne e carne e ossa un’altra.Non si è mai lavorato per far crescere una sorta di “afflato”, una coscienza collettiva, che renda qualcosa di davvero unico non solo la città intesa come impianto urbanistico, ma anche la comunità che in essa vive. E’ un lavoro lungo, forse lunghissimo, una sorta di mutazione genetica che attraverserà le generazioni e però non può che partire dalle amministrazioni comunali e dalle comunità religiose. Tutto questo c’entra anche con l’economia, con il portafogli. Assisi diventa ancor più seduttiva, anche per quei turisti di qualità tanto desiderati, se riesce a fare innesti di vitalità, riscoprirsi autentica e ospitale. Allora potrà smettere di essere palcoscenico e gli assisani si trasformerebbero da spettatori a protagonisti, attori principali della propria storia.  Tornando all’incontro con il Vescovo abbiamo concordato sulla necessità di mettere insieme le idee, continuare il confronto, anche fortemente dialettico, e fare ognuno la propria parte. Ha ragione Sorrentino quando dice: che senso ha dare un immobile al comune se poi rimane lì inutilizzato? E’ necessario che le iniziative siano “generative”, cioè abbiano una progettualità e una concretezza. Ma uscendo dal Vescovado mi è venuta in mente la frase che ha scritto un mio amico un paio di giorni fa: “qualunque città affida il proprio destino alla guida politica e amministrativa…”. Già, da decenni si naviga con una bussola malfunzionante.

Carlo Cianetti
Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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