10 Giugno 2020

Siate lieti

Elvio Lunghi
Siate lieti

Dicono di noi che siamo commercianti, che abbiamo tradito lo spirito di Francesco trasformando Assisi in una Disneyland francescana, ridotta in macerie per le conseguenze del coronavirus. “Dov’è il problema?” dico io, “è andata sempre così”. Sarà che è mia abitudine vedere le cose in una prospettiva storica, mentre voi pensate giustemente al futuro, se non vostro quello dei vostri figli, ma Assisi è sempre stata la città di Pietro Bernardoni prima durante e nonostante Francesco. Prima di diventare il santo patrono degli uccelli, Francesco era invocato come patrono dei mercanti, essendo figlio di mercante e mercante anch’esso. Nel XIII secolo una donna in Spagna, non ricordo in quale città e in quale data, si rifiutò di far festa il giorno di san Francesco perché questo tizio di Assisi era il patrono dei mercanti, e non si poteva smettere di lavorare a ogni ricorrenza di mestiere. E allora? Perché meravigliarsi di fronte a un fatto storico? Quando Francesco lasciò la casa paterna, lasciando al padre Pietro vestiti e stoffe, non comprò una chitarra per romperci la testa tutto il giorno con le sue canzoni. Francesco non smise mai di lavorare, come è detto chiaro e tondo nel Testamento: “E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all’onestà. E quelli che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l’esempio e tenere lontano l’ozio” (FF 119). Cosa facevano i frati delle origini? Francesco, si sa, fece il muratore, Egidio il contadino. Semmai accompagnavano il lavoro con il canto, come era costume nella civiltà contadina, quando gli stornelli e le sculture alle porte delle chiese elencavano i diversi lavori da compiersi nei mesi dell’anno.

Cosa fanno oggi frati e suore? Gestiscono case di ospitalità, alberghi a basso prezzo. Naturalmente costa meno perché non pagano il personale lavorando in proprio. E ci mantengono le loro missioni, che è un’opera buona. C’è chi dice è concorrenza sleale, che da loro si mangia male, che gli ambienti sono brutti. E allora voi fatelo meglio. Smettete di lamentarvi e fatelo meglio. Ma fatelo sorridendo, perché Francesco era un santo che sapeva ridere e il riso fa bene al cuore, abbassa lo stress e fa crescere le endorfine. “Siate sempre lieti” scrisse san Paolo ai Filippesi.

Cosa fanno i frati a San Francesco? Intanto fanno i frati, che è un lavoro anch’esso. E poi accolgono i pellegrini, li accompagnano nella visita della chiesa, ne spiegano la bellezza nelle più diverse lingue del mondo. Dicono che sono guide abusive, che non hanno il patentino regionale. Ma sono frati, spiegare l’arte di una chiesa è fare catechesi. E poi non è vero che non sappiano le cose, che non si aggiornino. Faccio corsi di aggiornamento per i frati sull’arte di San Francesco e scrivo da anni tutti i mesi per la loro rivista. Se non vi sta bene, voi fatelo meglio. Se lo fate meglio, tutti vi diranno bravi.

C’è chi dice che i frati si fanno pubblicità per fare i soldi. E allora fatelo anche voi. Accogliete con un sorriso i visitatori che entrano nei vostri negozi. Mostrate le vostre merci, siate cordiali, siate onesti. Siate orgogliosi di essere figli di Pietro Bernardoni, siate come Francesco, non come l’altro fratello che lo derideva per essere nudo. Siate come Francesco che lavorava e voleva lavorare. Francesco cantava? Cantate anche voi. Magari lasciate stare O sole mio. Cantate i canti del Calendimaggio: è soprattutto di questo che Assisi ha bisogno. Naturalmente senza mai smettere di lavorare.

Elvio Lunghi

Insegnante pensionato non ha perso il vizio di raccontare storie

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