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Le Storie di Assisi

Nel pollaio dalle uova d’oro è arrivato il cigno nero

Nel pollaio dalle uova d’oro è arrivato il cigno nero

21 Maggio 2020

di Carlo Cianetti

Vuota. Così appare Assisi dopo il 18 maggio. Pochissime attività hanno riaperto, tutto tace.
Tocchiamo con mano, oggi senza possibilità di infingimenti, i danni che negli anni abbiamo fatto a questa città. L’abbiamo spopolata, scarnificata, devitalizzata. L’abbiamo resa una mummia incapace di esprimere anche la propria sofferenza.
E continuiamo, senza scrupoli. 
Hanno visto bene molti commercianti e imprenditori di non riaprire. Si aspetta il ritorno dei turisti. Forse il prossimo 3 giugno. Intanto la città è deserta, l’immagine che si dà al resto del mondo e della Regione (vedi servizio di Tgr Umbria) è di un centro storico esanime, che non merita certo di essere frequentato. Così da scongiurare anche la visita di quelle famiglie che nel fine settimana avrebbero fatto un salto nella bella Assisi da Foligno o da Perugia, oppure da Bastia, magari per prendere un gelato o un aperitivo.
Si dirà che non conviene riaprire per i quattro gatti che ci abitano, la resa sarebbe minore dell’impresa. E il problema sta proprio qui: se si continua a succhiare il sangue a questa città, se si continua a trattare come una vacca da mungere senza mai darle alimento, si rischia la desertificazione definitiva.
Gli imprenditori hanno una responsabilità sociale: è giunto il momento di onorarla.  Finora, quasi sempre, si sono seguite logiche parassitarie sia nella scelta dei prodotti da commercializzare, sia nella qualità dei servizi e, complessivamente, dell’offerta.
Dice il commerciante-parassita (per fortuna molti non lo sono): vendo roba scadente con ricarichi enormi, facilmente commerciabile, magari in negozi arredati alla meno peggio, tanto il mio cliente è un turista “mordi e fuggi”, che non tornerà mai.
Non è vero! I turisti tornano e anche se non tornano parlano con altre persone che viaggiano. I turisti alimentano il passa parola, in assoluto la forma più efficace di marketing. E poi, anche se non tornano e non causano neanche indirettamente altro profitto, sono persone che vanno semplicemente rispettate. La qualità dell’ospitalità la fanno soprattutto i suoi cittadini. E se il turismo, come diceva ieri Alessio Mariucci su Assisi Mia, è sempre più “esperenziale”, è necessario consentire esperienze costruttive e piacevoli.
Assisi non è una città-museo, è una città-mercato. Nelle grandi città i mercati rionali chiudono alle 13 e il pomeriggio rimane solo l’odore di verdura marcia, pesce e carne imputridita.
C’è una responsabilità civica che gli imprenditori non possono ignorare. Finora, da quando è iniziata questa crisi, sono stati capaci soprattutto di chiedere aiuti, meglio se a fondo perduto. Nessuna iniziativa neanche dalle associazioni di categoria. Come se la pandemia avesse dei responsabili ai quali è opportuno chiedere conto. E’ vero che il comparto turistico è quello che più di tutti ha subito danni dalla chiusura, ma non serve piangersi addosso e quanti hanno energie e risorse da spendere è ora che si sveglino.
Ma se il commerciante ha un rischio d’impresa che in qualche modo legittima prudenza e timori, di sicuro un esame di coscienza molto approfondito debbono farselo i proprietari dei locali: un negozio in centro storico (nell’asse Santa Chiara – San Francesco) paga mediamente dai 3 mila ai 6 mila euro al mese di affitto. Si tratta di cifre vergognose, per immobili spesso frutto di rendite o eredità.
I dipendenti di molte attività commerciali che occupano quegli immobili, il corrispettivo di una mensilità di affitto, lo guadagnano in 4-5 mesi di faticoso lavoro! Una spirale consumistica viziosa che va interrotta e la pandemia, in questo senso, potrebbe avere una sua utilità.
Assisi è svuotata di residenti e di energie. E’ il risultato di cattive pratiche amministrative, ma anche di scelte precise dei suoi abitanti di oggi e di ieri.
La politica non ha saputo gestire quanto stava accadendo. Il post terremoto, straordinaria occasione di rinascita, è stato amministrato con logica ragionieristica (ho i soldi e quindi costruisco e restauro anche se non serve), la città non ha mai potuto contare su amministrazioni che avessero una visione, uno sguardo oltre il contingente.

E oggi più che mai servirebbe una guida illuminata e visionaria. 

Nel pollaio dalle uova d’oro è arrivato il cigno nero

di Carlo Cianetti

Pubblicato in data 21 Maggio 2020