“…e il rame per l’artigiano abile nel suo mestiere” – Rudyard Kipling.
Assisi ha avuto i suoi mastri ramai almeno fin dal XII secolo. Tra gli altri si ricordano Mariotto nel 1486 e Valentino nel 1491. Gli ultimi furono Fezzi e i Casagrande, attivi dall’800.
Ezio Fezzi (di padre tirolese, anch’egli caldaraio) aveva il suo laboratorio all’inizio di Via Portica, e usava la fonte di fronte per la lucidatura. Realizzò, in occasione delle celebrazioni per il sesto centenario della morte di Giotto, la splendida anfora che il Comune donò a Firenze nel 1937, destinata a conservare l’olio che avrebbe arso nella lampada sulla tomba dell’artista. Sempre egli sbalzò le cinque urne per i compagni di S. Francesco, in occasione della nuova sistemazione della tomba del Santo nel 1932.
I Casagrande, Amerigo e Guerrino – noti come Callaretti –, giunsero ad Assisi dal Veneto e aprirono bottega in cima a Portica, ove oggi è l’ingresso al Foro romano, sfruttando la fonte di Porticuccia. A sinistra della porta si nota ancora un gancio usato per girare i manici dei caldai. Erano sempre a burlare i passanti gettando dischi di rame infuocato. Intorno al 1905-10 si trasferirono a Fontebella, in un locale ai piedi del Monte Frumentario. Il laboratorio sembrava un gabinetto alchemico per quanto era affumicato, ma ne uscivano dei bellissimi oggetti lucidi e brillanti, tanto amati anche dai turisti.
Da sempre socialisti, durante le elezioni avevano l’abitudine di tendere uno striscione da un capo all’altro della via. Una mattina, avendolo trovato a terra, con la scala sostenuta da Amerigo l’aiutante Zenobio Mariani lo ritendeva.
Amerigo imprecando disse: ”Chi sarà stato?”
E l’altro: ”I cami“ (intendeva i camion, al plurale)
“I cani?”
“Si, quelli alti”
Battere e ribattere il rame non faceva bene all’udito.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Rame proviene dal latino parlato aramen (attestato però solo nel 950 in luogo del tardo latino aeramen in luogo del neutro aes, aeris), con caduta della vocale iniziale (tecnicamente, aferesi). È voce di origine indoeuropea e indica sia l’elemento chimico, sia il colore rossiccio, sia un oggetto di tale metallo e altro ancora. In latino era chiamato anche cuprum, da aes Cyprium ‘rame di Cipro’, il luogo da cui i romani estraevano il rame.
Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni
Molte percussioni hanno un particolare legame con il rame. Un metallo capace di caratterizzare il suono composto e profondo dei timpani moderni-classici. Anticamente, in occidente, strumenti di piccole dimensioni , “naccheroni”, si sono evoluti nei secoli per trasformarsi nell’odierno strumento.
Ascolto: Concerto for 6 Timpani & Orchestra Georg Druschetzky
Esecuzione: Dresden Philharmonic Chamber Orchestra