Essere sull’orlo è espressione che di regola rinvia al margine estremo, sottende l’incombenza di una sciagura e mai l’imminenza della buona sorte. La crisi di nervi è il classico approdo oltre la linea di confine. Lo sa bene Pedro Almodóvar quando nel 1988 si consacra al grande pubblico con Donne sull’orlo….
Il fortunato intreccio narrativo del film è ordinario copione rispetto le storie delle piccole assisane accolte nell’orfanatrofio femminile di Sant’Aldebrando e all’orlo già bambine.
L’Istituto fu fondato nel 1752 per munifica disposizione di Pietro Benedetti, maestro di cappella nel duomo di San Rufino. Doveva provvedere all’ospitalità e all’educazione delle fanciulle povere di Assisi, orfane di genitori e di fortune. Nel 1863 l’amministrazione passò alla Congregazione di Carità. Come nel film del regista spagnolo, le parole non furono specchio fedele dei sentimenti.
Cinque giorni su sette, la sveglia per tutte le figliole era alle 6. Due volte a settimana, senza far distinzione d’età, la giornata iniziava alle 4. Nelle due ore prima dell’alba venivano costrette all’approvvigionamento della lignite e a far bucato in acqua ghiacciata. La nera polvere e i geloni non esoneravano dalla quotidiana messa delle sette.
Gli immancabili colpi di sonno erano contenuti dai catechizzanti nocchini delle suore; le stesse che in refettorio spargevano edificante breccia sotto le ginocchia di chi non mostrava entusiasmo per il vitto.
Tempo di sollievo erano solo le ore dedicate al ricamo, consegnandosi alla attenzione di mani esperte ma non pesanti. Chilometri di punto quadro e birellino alimentavano la speranza di affrancarsi attraverso un mestiere, contribuivano alle possibilità di farsi un corredo.
Una volta tanto, l’incubo era alle spalle e il sogno oltre l’orlo.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Orlo deriva dal latino parlato orulum, diminutivo di ora ‘orlo, margine, estremità’, da avvicinare a os, oris ‘bocca’. Vari i significati: ‘limite esterno, bordo superiore, lembo di una veste ripiegato e cucito, imboccatura, sponda, riva’ e altri, anche figurati, che richiamano comunque l’idea di limite, come, ad esempio, orlo quale ‘fine di un periodo temporale’.
Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni
L’orlo, in musica, può rappresentare la pienezza o il ricamo armonico, la ricchezza dei colori e la perfezione orchestrale. Allo stesso tempo è tema per le opere barocche e del primo classicismo, tema ricorrente per descrivere una composizione e il suo stile: sull’Orlo della pazzia.
Ascolto: La Pazzia
Francesco Durante – Esecuzione: The Virtuoso Orchestra