02 Ottobre 2020

Intarsio

Francesco Mariucci
Intarsio

Nella bottega del maestro intarsiatore si è accolti da una folata di odori. L’aroma secco del legno lavorato, quello mordace delle colle, l’olezzo degli oli, il fiato balsamico degli spiriti, dell’alcol di vino e delle miscele adoperate per diluire cera d’api e altre sostanze per ottenere vernici da stendere sulle tarsie. Poi i rumori di chi lavora con utensili puntuti: i sibili delle pialle, lo schianto delle sgorbie, dei bulini, lo scricchiolare delle seghe, dei succhielli, delle raspe e dei trapani a corda. Solo dopo appare la wunderkammer del falegname, una camera delle meraviglie più che una bottega. Disegni bullettati alle pareti e sparsi sui banconi, cartoni da spolvero, profili, sagome, carte oleate, quadrettate, dettagli, fregi, ornati e altre bizzarrie. E poi il legno, accatastato per qualità e colore. Si va dal chiaro della fusaggine al nero da diluvio (la rara quercia affogata), passando per le tonalità offerte dai frutti. L’intarsiatore lo sa scegliere, perché è materia viva, va saputa capire, interpretare. Allora il falegname è davvero un chiromante, come ricordava il medico Paracelso (1493-1541), perché «quelli che lavorano il legno debbono capirlo attraverso la chiromanzia, a che cosa esso sia adatto e propizio». Di certo, per questa dote divinatoria, gli intarsiatori non potevano incontrare il gusto del Vasari il quale ricordava, con sufficienza e supponenza, che è “è tenuto tempo buttato invano”. Invece anche l’intarsio ha fatto grandioso il nostro Rinascimento e pure Assisi può a buon diritto rivendicare un posto tra le capitali artistiche della civiltà del legno, potendo documentare, con i cori delle due chiese di San Francesco, lo sviluppo di una tecnica rara e preziosa, condensato di altissima specializzazione e perfetta organizzazione di cantiere.

Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta

Intarsio deriva da tarsìa (con il prefisso in– con funzione illativa, cioè ‘che spinge a, che conduce a, che porta dentro’), dall’arabo tarsī῾, ‘incrostazione’ e quindi ‘commettitura’, dal verbo rass῾a. Si tratta della ‘tecnica decorativa che consiste nell’inserire in una superficie lignea frammenti vari (di legno, di pietre preziose, e di altri materiali pregiati)’.

Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni

L’intarsio, per i musicisti e musicologi, può risultare un prezioso mezzo attraverso il quale poter ricostruire strumenti antichi, ovvero, nel caso specifico, copie ottenute dagli intarsi stessi. Un esempio, è lo Studiolo di Gubbio, commissionato da Federico da Montefeltro a Francesco di Giorgio Martini (1478-1482).

Ascolto: Anello

Domenico da Piacenza – Esecuzione: Ensemble Lucidarium

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