21 Settembre 2020

Ditale

Gabriella Molini
Ditale

Santa Ildegarda prese i voti benedettini a metà del secolo XII. Nel farsi sposa di Cristo, entrò in convento con il personale corredo che annoverava espressamente un ditale. Ignorando come ago e filo potessero contribuire alla edificazione religiosa, fu autrice di melodie per testi liturgici, stante la sottile analogia tra la composizione e il ricamo.

“La conferma della Regola a San Francesco”, affrescata da Giotto quasi un secolo più tardi, rivela ancora incerta la missione dell’arte ricamatoria. Il Papa e la sua corte hanno vesti ricche, esortanti a stendere fili d’oro con punto posato o canutiglia. Francesco e i suoi compagni anticipano la Regola: “tutti i frati portino vesti umili e sia loro concesso di rattopparle con stoffa di sacco e altre pezze”. Il contrasto ebbe anche evidenza cinematografica grazie al genio di due premi Oscar. Danilo Donati, in “Fratello Sole e Sorella Luna”, realizza il suntuoso piviale del Pontefice con tessuti laminati e lo arricchisce di perle e piccole sculture. Gabriella Pescucci, per “Il nome della rosa”, esalta magistralmente l’essenzialità d’abito della delegazione francescana. Si deve a Jacopa De’ Settesoli una svolta nell’uso del ditale. La sua opera diplomatica fu seconda solo a quella di carità. Dopo aver favorito il dialogo tra Francesco e Innocenzo III, conciliò le tensioni tra sobrie trame e leziosi orpelli. Ottenuto il libero accesso alla Porziuncola, raggiunse il frate morente portandogli un cuscino di significativa fattura: sciamito in seta cremisi, orbicoli in perfetto equilibrio, leoni e aquile in ricamo alternato. Tanto prezioso sembrò il dono quanto eloquente il suo destino. Divenne il reliquario utile a racchiudere e preservare un altro guanciale: quello di lana e lino sul quale il Santo si adagiò in semplicità.

Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta

Ditale è l’esito del tardo latino digitale, che è semplicemente un derivato di dito, da digitus. In antico, oltre a significare ‘strumento cilindrico che serve a proteggere il dito medio che spinge l’ago’, designava anche quella sorta di ‘cappuccio per coprire e salvaguardare il dito affetto da un’infermità’ e, inoltre, ‘misura di capacità’, usata soprattutto nell’allevamento dei bachi da seta.

Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni

Il ditale in musica esiste praticamente da sempre. L’ausilio perfetto per poter proteggere le dita, modificare il suono, trovare il giusto equilibrio con lo strumento stesso. Dalla cultura orientale e quella occidentale, un ditale o di simili attrezzi, funge da tramite per una perfetta esecuzione.

Ascolto: Whipping Boy

Ben Harper (Welcome To The Cruel World – 1994) 

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