23 Aprile 2021

Cambiamento

Valeria Molini
Cambiamento

Il lungo anno di pandemia  già trascorso  ci ha cambiati e non in meglio. I cori si sono spenti, i tricolori sono stati ammainati, le terrazze serrate.  Non tutto il male viene per nuocere, verrebbe da commentare. Eppure quell’entusiasmo un po’ sbrodolato che esibiva l’italianità come un talismano, sfoggiava il lato kitsch e nazionalpopolare di una speranza genuina e la pretesa che la vita, alla fin fine, non può che essere bella. Più che l’evento in sé, ormai, è la durata che sgomenta. Il dramma collettivo, lungi dall’essere catartico amplifica la paura, seppure nessuno ignora che la morte non aspetta una pandemia per fare un’improvvisata. 
Ma per i giovani e gli entusiasti, più che un cambiamento questa è una perdita di innocenza, una deflorazione spirituale. L’onda emotiva potrebbe essere travolgente e non è detto che tutti siano veloci e flessibili, adattabili e guizzanti. In una società già agguerrita, le competenze richieste per la mera sopravvivenza si moltiplicano. La rabbia è a pelo d’acqua, spesso male indirizzata e ferocemente inopportuna. Le tastiere vomitano frustrazioni e idiozie a rotta di collo insieme a cuoricini e dolci fatti in casa. La verità è che per una buona fetta della nostra esigua comunità questa è l’iradiddio, perché metà di noi vivono di ciò che da un anno non c’è più, il turismo, e non tutti ne caveranno il collo.
Ma noi assisani, creature umorali e stravaganti, facili alla commozione come alla crudeltà, all’esaltazione e all’ accidia, improvvisatori di talento, sapremo far fronte a questo sfumato domani. Una saggezza antica ci suggerisce di prendere il mondo come viene, perché qualcosa di buono ne uscirà, grazie a Dio o malgrado lui. Ma chi aspettava l’avvento di un nuovo umanesimo, probabilmente ha sbagliato pianeta.

Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta

Cambiamento deriva da cambiare, una eredità del latino tardo (II secolo d.C.) che entra in italiano attraverso la Gallia – dove forse all’inizio significava essenzialmente ‘barattare’ –. Nel francese antico (e contemporaneo) diventerà changer, da cui l’italianoantico cangiare. Dietro a tutti, sta il greco κάμπτειν (kamptein), che significava ‘curvare, piegare, girare intorno’. Tra i molti derivati, in italiano si avrà cambio e da questo lettera cambiale che diverrà poi (per ellissi) solo cambiale, designando quel titolo di credito con obbligo di pagamento cui nel dopoguerra fecero ricorso milioni di italiani, che, pur di (ri)tuffarsi nella vita – e nel nascente consumismo –, con mirabile entusiasmo e senza timore di indebitarsi ne firmarono a pacchi. Tornerà di moda?

Suggerimento musicale a cura di Simone Marcelli

Luka Šulić e Stjepan Hauser, violoncellisti, hanno formato il duo 2Cellos dedicandosi all’arrangiamento di brani contemporanei sui loro strumenti. Un concerto, in realtà molto improbabile nel periodo tardo barocco, inizia con l’esecuzione di una sonata per violoncello e basso continuo di Antonio Vivaldi (la n° 5 in Mi minore) per trasformarsi nell’esplosivo hard rock di “Thunderstruck” degli AC/DC.

Ascolto: Thunderstruck – AC/DC feat. 2Cellos – [Celloverse, 2015]

Valeria Molini

Nei limiti delle mie capacità, parlo di storia e filosofia con gli alunni del Liceo Classico Properzio di Assisi.

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