28 Maggio 2021

Turista

Fabrizio Sensi
Turista

Oggi, per Assisi, Turista e Covid sono parole indissolubilmente legate. Da quando a Palazzo Chigi hanno comperato quella maledetta scatola di pastelli siamo qui che aspettiamo di sapere di che colore sarà domani l’Umbria, come aspettiamo il fazzoletto dallo scrigno del Maestro di Campo.
Chiusi a Natale per avere Pasqua, chiusi a Pasqua e senza riavere il Calendimaggio, già cassato anche quest’anno. Confidiamo, più che in una campagna vaccinale altalenante, nei tepori pre-estivi e il contrasto al contagio offerto dalle temperature, come la scorsa estate.
Quindi, da Maggio, sembra esserci un allentamento delle restrizioni (sempre sub judice!) e potremmo riveder comparire per le strade di Assisi il Turista, questo essere multiforme che alimenta le attività economiche del centro storico e, per indotto, di tutto il comune, sempre più turista-centriche, e sempre meno resilienti.
Questa pandemia è solo l’ennesimo colpo all’economia del turismo, che dal terremoto del ‘97 in poi ha subito oscillazioni pesanti per eventi locali e mondiali, e costringe a confrontarci con la volatilità di un monoprodotto, a ripensare lo sviluppo economico del comune e della regione, se non per intenzione, per necessità. Vuole dire che il Turista non può essere l’unica fonte di reddito del nostro Comune e, come evidente, della stessa Umbria: non può esserlo il turista di qualità che avevamo 40 anni fa n’è il mordi street-food-e-fuggi di oggi. L’economia del distanziamento e del remoto potrebbe essere l’attrattiva: non più turista ma residente. Per farlo vanno sviluppati servizi appetibili, non stagionali, in sinergia tra la volontà politica e l’impresa.
Il Turista ad Assisi, con i primi tepori, tornerà, salvo ritinteggiature dell’Umbria. Per ora però questo è il mantra: chi può tenga duro.

Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta

La diffusione in Italia della voce turista, coi suoi derivati turismo e turistico, si consuma tra l’Unità e la Grande Guerra ed è un bell’esempio di parole che si impongono assieme alla nuova attività che esprimono, come accadde ad esempio più o meno contempo­raneamente con sport.  È un adattamento dell’inglese tourist (e del francese touriste), entrambi originati dal francese tour e quindi dal verbo tourner, che significa ‘girare, far girare’. A sua volta tourner  deriva dal latino tornare, letteralmente ‘tornire, lavorare al tornio’, da cui ‘girare, per poi ritornare sullo stesso posto’. Vale però la pena di citare, per la loro bellezza, anche l’etimo di due parole consorelle che rinviano all’idea dello spostamento fuori dai consueti confini (reali o mentali): la prima è forestiero, derivato nell’ordine dal francese antico forestier, dal latino medievale forestarius  e dall’avverbio latino foris ‘fuori’; la seconda è pellegrino, modesta evoluzione del latino peregrinus che deriva da peregre, composto da per ‘al di là’ e ager ‘campo’

Suggerimento musicale a cura di Simone Marcelli

Una formazione ciclopica per “Morning Dance”, il secondo album in studio degli statunitensi Spyro Gyra: trenta musicisti! Ed un successo immediato, tra le quaranta migliori vendite di album negli Stati Uniti. Musica che spazia tra il jazz ed il fusion contemporaneo, elegante, leggera, da scoprire ed assaporare nella comodità di un divano spazioso.

Ascolto: Jubilee [Morning Dance, 1979]Spyro Gyra

Fabrizio Sensi

Pensatore libero, libero attore

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