21 Aprile 2021

Badante

Mauro Balani
Badante

Sin dai primi mesi del dilagare pandemico, il rapporto tra decessi e contagi ha contraddistinto l’Italia come paese ai primi posti per tasso di mortalità. Diverse le concause. Dal connotato socio-anagrafico, agli errori nella campagna vaccinale. Ogni sera registriamo, con la freddezza di un ragioniere, il numero dei morti della giornata. Dopo più di un anno, ognuno di noi conosceva personalmente almeno una di quelle vite strappate, sapeva dargli un nome che nessuno chiama più. Incredibilmente, anche assistendo a questa tragedia, i nostri anziani, e in Assisi sono tanti, non esprimono particolari paure al pensiero della morte, che pure la loro età ha reso immanente. Altre sono le vere angosce dell’età senile. Tra tutte, la solitudine, la perdita di autonomia fisica e psichica. Un tempo in Assisi lo era anche “finire dai vecchi“, quando essere affidati al sevizio pubblico veniva vissuto come l’abbandono da parte della famiglia, lo strappo da affetti non corrisposti. Il timore di non avere più nessuno che “t’abbada” è oggi attenuato dalle badanti. In Italia ne rinveniamo più categorie. Circa 400.000 le visibili, sono chiassose e regolarmente assunte, gridano una lingua al telefonino e ne parlano un’altra in casa. Altre 600.000 potremmo definirle semivisibili, perché tutti sanno come trovarle, tranne l’Inps. Tuttavia, il vero esercito di badanti è fatto di invisibili. Coloro di cui nessuno parla, nonostante vengano stimati in otto milioni sommando parenti, amici e vicini, che ogni giorno si prendono cura dei soggetti fragili per età o salute. Lo fanno gratuitamente e generosamente. A volte con piccoli sacrifici, altre con grandi rinunce. Diamo anche a loro piena visibilità, magari con un semplice grazie. Poco importerà se non siamo noi a beneficiare del tempo donato.

Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta

Badante è un participio presente che ci arriva dal latino medievale batare, di origine onomatopeica perché letteralmente significa: ‘spalancare la bocca’, e quindi ‘guardare a bocca aperta’; trova ad esempio attestazione nell’espressione bocca badada, cioè ‘bocca spalancata’, che si legge in un poeta milanese del Duecento. Da qui vari significati: ‘porre attenzione, avere cura, custodire, fare caso’. Ma, in antico, rimanere fissi, a bocca aperta, ammirati indicava anche l’indugiare, l’esitare, il perdere tempo, senso evidente nel sostantivo bada (‘attesa, indugio’), che rimane ancor oggi nella locuzione tenere a bada, cioè tenere sotto controllo, frenare, sorvegliare. Un po’ ciò che oggi stiamo sperimentando tutti: teniamo a bada il microrganismo mentre stiamo a bada, in attesa cioè, di tempi migliori.

Suggerimento musicale a cura di Simone Marcelli

Il nome di questo ballo originario della Moldavia identifica un vero e proprio genere e si traduce, in italiano, in “calaverna”, la brina che d’inverno cristallizza sulle foglie e sui rami degli alberi, formando lunghi aghi di ghiaccio. Si danza in cerchio, tenendosi per mano, ad un ritmo tutt’altro che rigido, quasi una vivace polca. Danzare insieme per condividere allegria e voglia di vivere.

Ascolto: Promoroaca – [Danza tradizionale rumena]

Mauro Balani
Mauro Balani

Nato in casa nel giorno bisestile, figlio di operai e nipote di contadini, laureato in scienze economiche e bancarie, dirigente d’azienda, sa preparare la torta di Pasqua e ha vinto anche un premio, crede di aver visto il regolo ma non è sicuro.

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