Passeggiando attenti e consapevoli per le vie d’Assisi, può venire da pensare che il detto “chiusa una porta si apre un portone” sia stato coniato qui.
Nell’immaginario collettivo Assisi è città medievale dove tutto sembra essersi fermato al fatidico sacco del Piccinino del 1442. Del resto la sua storia successiva, in vero trascurata dagli studi, è avvolta nel sonnacchioso torpore politico culturale che circonda le terre pontificie ed è costellata di guerre, terremoti, pestilenze tanto che Cipriano Piccolpasso la definisce “più tosto un residuo di città che città compita” (1579). Solo all’inizio del secolo scorso un’impronta vivificatrice, ovviamente neomedievale, è impressa ai recuperi architettonici sostenuti da Arnaldo Fortini.
Ma a saper ben guardare le tracce di un vissuto moderno sono evidenti. Tra la fine del Cinquecento e i due secoli successivi le principali vie cittadine sono interessate da un generale “riordino gentilizio”: le semplici case medievali cedono il posto ad eleganti palazzi, eretti accorpando, ampliando ed alzando antichi opifici e piccole dimore, unificati poi con gli intonaci di facciata o semplicemente nobilitati da più ampi portali in cotto o in pietra.
Lungo l’asse viario che collega le basiliche francescane i palazzi dei Bernabei, dei Giacobetti, dei Filippucci, dei Rossi, dei Bonacquisti, dei Nepis, dei Bini-Silvestri, dei Rosmi, dei Pranzetti, assieme alle più defilate dimore dei Fiumi-Roncalli, dei Roverella, dei Sermattei, testimoniano la versatilità con la quale architetti eclettici seppero eliminare ogni traccia di angusti usci e porte del morto. Ampiezza, dettagli scultorei, eleganti imposte lignee e blasoni definiscono l’accesso della nobile dimora ostentando, almeno all’esterno, potere e forza economica della casata.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Portone è un accrescitivo del latino porta ‘passaggio’ (di origine indoeuropea e corradicale di portus ‘porto, rifugio, magazzino, casa’), formato con il suffisso –one. I latini distinguevano fondamentalmente tra porta (di una città), ianua (porta domestica), ostium (uscio interno). Inoltre foris, più spesso al plurale fores, indicava il battente della porta di casa.
Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni
Il concetto di porta in musica, come in poesia, rappresenta spesso l’arrivo e la partenza, l’inizio e la fine, concetti semplici ma profondi, in particolar modo quando nelle storie si parla di addii per guerre e per emigrazione.
Ascolto: Porta Romana Bella
Anonimo – Esecuzione: Francesco Guccini, Lucio Dalla, Roberto Vecchioni