La voce “negativo” può essere un ginepraio semantico, ma nel senso comune è il contrario di positivo, “non buono”. Le convenzioni culturali hanno definito “negativa” anche una matrice in grado di riprodurre un oggetto nel suo aspetto contrario, cioè positivo.
Tra le tecniche di riproducibilità fondate su tale principio, si contano il procedimento della cera persa per ottenere delle statue, il conio per monete, la calcografia e l’arte tipografica. Combinando un metodo di lavoro che assomma la fisica e la chimica, la fotografia inizia con l’impressione di una matrice, chiamata negativa, che si stampa al contrario su un foglio di carta fotosensibile.
Per rimanere in ambito locale hanno lavorato in negativo sulla lastra di rame o di legno Villamena, Mariani, Laurenzi e fino a Marcello Pennacchi. Francesco Rondoni ha giostrato tra le negatività della litografia e della fotografia. E perché non ricordare i tipografi Sgariglia, Sensi e Vignati?,
In tempi moderni la fotografia ha avuto un dominio sulla riproduzione delle immagini ed è uno strumento fondamentale nella storia documentaria di Assisi. Ecco un confronto improponibile. Diversamente dalla Parigi di Atget o dalla Roma del conte Primoli, i fotografi di Assisi hanno raffigurato con la loro arte solo quanto di più prezioso la città possedeva: i celebri affreschi in San Francesco e gli scorci del luogo “rimasto intatto” dal tempo del Santo. Ma dove Atget è capace di dare una sua interpretazione mitigata allo spleen parigino e Primoli alla mondanità gaudente e compiaciuta della capitale di fin-de siècle, si ha l’impressione che Alinari, Anderson, P. Lunghi e Carloforti, volessero avvolgere di un’aura mistica i soggetti delle loro fotografie. Nell’abbraccio incondizionato alla città di Francesco, un po’ troppo positive.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Negativo proviene dal tardo negativum, dal latino negare, da nec ‘né’ (evidente nei vari significati). Come termine della fotografia, la voce entra in italiano nel secolo XIX attraverso l’inglese negative (a sua volta dal latino) e significa ‘immagine, impressa su lastra o pellicola sensibile, in cui luci e ombre sono invertite rispetto alle originali (il chiaro è scuro e viceversa)’.
Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni
Si dice spesso della musica degli anni ’80 del XX secolo. Musica poco interessante, poca ricerca. Al contrario, al di là dell’estetica, gli anni’80 hanno raccontato una versione della musica sotterranea, l’apice del punk, soprattutto al di fuori dei canoni anglosassoni.
Ascolto: Sono Come Tu Mi Vuoi
CCCP-fedeli alla linea (Ortodossia II/Compagni, Cittadini, Fratelli, Partigiani – 2008)