28 Settembre 2020

Gesso

Antonella Cannelli
Gesso

Nell’arte il gesso è un materiale sottovalutato: gli hanno nuociuto la facilità nel procurarselo e l’utilizzo sovente “di servizio”.  Ma andrebbe ricordata la sua capacità di adattamento, ed Assisi si presta a una ideale passeggiata nei secoli per mostrare quanti artisti abbiano confidato in questo “umile” alleato. Se è vero gli stessi romani lo utilizzavano nella preparazione delle pareti da decorare, non è difficile pensare che anche nelle Domus assisane il silenzioso ingrediente abbia fatto la sua parte. Quanto alla sua presenza, nel medioevo e nel rinascimento, nella preparazione di tavole e superfici murarie, solo ai più attenti restauratori è dato esprimersi; l’analisi delle superfici ne lascia intravedere la presenza o l’assenza.
È però fra ’500 e ’700 che questo materiale generoso si prende, con un moto di orgoglio, una sorta di rivincita su altri più nobili e preziosi. È allora che il gesso viene molto utilizzato nella riproduzione di esemplari scultorei attraverso la pratica del calco, diventando un mezzo di conoscenza. Nel ’600 la sua proverbiale duttilità si presta ad imitare bellamente modanature, fregi e decorazioni dei più illustri e blasonati marmi, occupando così luoghi più in vista. Tuttavia è il ’700 e lo stile Rococò a regalargli una sua autonomia nel firmamento dell’arte. Esempi in tal senso in Assisi ci sono offerti dal giocoso e leggiadro movimento delle cornici in stucco degli affreschi della Chiesa Nuova così come le sculture dei Profeti in gesso, di fine Seicento, dell’artista ticinese Agostino Silva nella Cattedrale di San Rufino.
Resta da ricordare che, dietro al materiale, c’è un mestiere secolare, quello dello stuccatore, o anche gessista, da sempre collaterale all’edilizia e del quale, ad Assisi, si fatica a mantenere anche solo il ricordo.

Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta

Gesso, dal latino gypsum, a sua volta dal greco gúpsos, è probabilmente voce di origine semitica. È interessante notare che nell’uso antico e gergale con gesso ci si riferiva, curiosamente, anche al ‘vino’; eccone al riguardo un esempio nella commedia La suocera di Benedetto Varchi: «Lasciamo andar coteste cose: come è buon gesso in casa?».

Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni

Dalle statue alle forme, dal modello al mito.

Ascolto: Felicissima quest’alma, da “Apollo e Dafne”

Georg Friedrich Händel – Esecuzione: Il Complesso Barocco

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