Rivotorto è la parte di pianura più prossima ad Assisi. In principio era un lago, poi una palude; per i romani era più conveniente che rimanesse tale, perchè la sfruttavano come via d’ acqua e preferivano coltivare le fertili terrazze di Assisi. Nel basso Medioevo, data l’insicurezza dei luoghi, gli abitanti risiedevano ad Assisi e scendevano a coltivare giornalmente la pianura, per cui solo le zone più lontane come Castelnuovo e Tordandrea si organizzarono in castelli con popolazione permanente.
Dopo la Guerra del sale del 1540 di papa Farnese e la definitiva cessazione dell’ insicurezza sociale con il consolidamento del dominio della Chiesa, si pensò finalmente di bonificare la palude e si appoderò tutta la pianura, compreso Rivotorto. Solo allora si entrò in pieno nell’ epoca della mezzadria. Il podere era un’ unità autosufficiente: i contadini risiedevano in esso, mentre i proprietari laici o ecclesiastici risiedevano ad Assisi.
Si creò così una frattura sempre più larga tra coloro che abitavano dentro le mura e coloro che abitavano fuori. Diventarono mezzadri coloro che appartenevano alla parte più bassa della popolazione di Assisi, ma si ebbe anche un apporto da estranei alla popolazione stessa, come accadde per esempio con gli albanesi che arrivarono come profughi dopo la morte dello Scanderberg, e che non organizzarono centri loro propri come al sud Italia ma si confusero con la popolazione locale. I rapporti dei contadini di Rivotorto con i padroni erano molto saltuari e spesso mediati dai fattori.
I contadini non avevano denaro o comunque tendevano a non spenderlo, quindi salivano pochissimo ad Assisi. Il mercato principale di riferimento per il bestiame e per i prodotti agricoli era quello di Foligno, ed ecco perché nelle inflessioni dialettali locali sono entrate deviazioni umbro sabelliche, diverse dal dialetto di Assisi.
Chi invece coltivava comunque la terra, ma non era mezzadro era il cosiddetto casengolo, ovverosia piccolo proprietario terriero con pochissima terra di proprietà, alle volte anche sotto il mezzo ettaro.
Costoro sopravvivevano in realtà o come braccianti, o come commercianti di bestiame, oppure ancora (sfruttando l’ abbondanza di acqua nel sottosuolo) come produttori orticoli. e Anche costoro avevano raopporti piu con Foligno, se non addirittura con l’ Abruzzo o con la valle Padana, piuttosto che con Assisi. Ben diversa era la situazione a San Vitale, dove i rapporti con Assisi erano ben più stretti
Anche a parità di condizioni economiche, erano molto rari i matrimoni tra coloro che abitavano dentro le mura con coloro che abitavano fuori, e grosse erano anche le differenze culturali. Gli unici a Rivotorto che potessero accedere agli studi erano coloro che prendevano i voti ecclesiastici, ma che comunque divenivano una sorta di rami secchi perché poi prendevano altre vie del mondo.
Solo dopo la seconda guerra mondiale le condizioni cambiarono, e alcuni rivotortesi iniziarono a studiare e a frequentare le scuole che erano ubicate ad Assisi, gli uffici comunali, l’ospedale che erano al centro della città, ed anche alcuni negozi cominciarono ad essere frequentati anche dal popolo della pianura. Questo processo però si arrestò rapidamente, dato lo spopolamento della città e il trasferimento di tutti i servizi: ospedale, scuole, negozi. Tutto questo per l’ esplosione del turismo. Senza il turismo Assisi sarebbe forse diventata una ben più povera e sonnacchiosa cittadina di provincia, e invece all’altare del disneyano e massificato turismo è stata immolata l’anima stessa della città . Per questo oggi a Rivotorto si ha sempre meno motivo di salire ad Assisi, e la città dentro le mura sembra quasi un corpo estraneo al resto del territorio Gli abitanti di Rivotorto avvertono ormai più un senso di appartenenza che di pertinenza ad Assisi. Ora però che con il coronavirus il turismo è azzerato, come diceva San Gerolamo “la fonte delle nostre lacrime si è disseccata”. Conoscere il passato permette di capire il presente e di capire dove stiamo andando. Dove andiamo? Pagate tre fiorini.