25 Aprile 2020

E ora ridateci la libertà

Carlo Cianetti
E ora ridateci la libertà

Questo Covid19 rimane un’influenzona, lo dimostrano i dati di molte regioni e aree italiane ed europee. A cominciare dalla nostra Umbria dove l’indice di letalità alla fine non sarà di molto superiore al 4% (e anche da noi sono state commesse alcune imprudenze) per continuare con la Germania, che fa registrare un indice di mortalità più o meno simile a quello umbro.

Il virus ha causato una pandemia per una serie di fattori. La potente contagiosità, la totale impreparazione e sottovalutazione della morbilità nel nostro come negli altri paesi occidentali, l’inadeguatezza del sistema e delle strutture sanitarie.

Si dice spesso che la Lombardia ha un sistema sanitario eccellente, tanto che lì vanno a curarsi da tutta Italia. E’ vero, in Lombardia si è molto investito in cliniche e ospedali (privatizzando senza tanti complimenti) e per questo vi sono macchinari, strumentazioni e competenze di altissimo livello, ma questa scelta ha portato a uno smantellamento dell’organizzazione sanitaria sul territorio.

Se la rete dei medici di famiglia fosse stata nelle condizioni di riconoscere con anticipo l’arrivo del virus (si erano registrate molte polmoniti “anomale”) e quindi gestirlo senza massiccio ricorso ai ricoveri ospedalieri; se fossero stati disponibili mascherine, guanti e presidi sanitari o, ancora, se si fossero subito messi a frutto gli studi fatti in Cina su alcuni farmaci (clorochina e antivirali); se si fosse subito realizzato che andavano difesi prima di tutto gli over 65, insomma se il sistema sanitario avesse operato con maggiore consapevolezza ed efficienza, oggi parleremmo del Covid19 come di una terribile e pericolosa influenza, ma non come il colpevole di una strage di dimensioni epocali. D’altronde si consideri che secondo l’Oms, il 45% dei decessi in Europa sono avvenuti nelle residenze per anziani.

Sappiamo che se la sanità, ovvero la cura della salute, viene piegata a regole di profitto, così come accade in Italia ormai da un paio di decenni (ad Assisi si è toccato con mano), quando si presenta un “imprevisto” può anche succedere il disastro.

In Umbria il virus è davvero circoscritto, pochi sono i casi, sempre troppi i morti, ma certamente assai meno che altrove.

Ora tutti noi conosciamo meglio il virus,  sappiamo come comportarci per prevenire il contagio, siamo diventati più prudenti e abbiamo appreso fondamentali regole di sanità pubblica.

Le istituzioni hanno imparato (così si spera) come reagire ad un altro eventuale innalzamento del contagio e allora: fateci uscire di casa! Fateci tornare al lavoro, fateci ricominciare una vita sociale.

I divieti sono stati probabilmente necessari, ma ora si restituisca ai cittadini il diritto di gestire la propria vita e la propria salute.

Ormai siamo in una fase in cui ci si interroga se sia prioritaria la salute fisica o la salute del tessuto sociale ed economico. O meglio, se non sia preferibile qualche contagio in più, magari curato per tempo e in modo adeguato, in cambio di minore disperazione.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]