24 Luglio 2022

Alcune idee per arrestare il declino di Assisi

Francesco Berni
Alcune idee per arrestare il declino di Assisi

Commercio urbano e servizi al cittadino rappresentano dei cardini per il potenziale rilancio di Assisi di cui spesso non consideriamo a sufficienza l’importanza per il tessuto sociale e funzionale della città. Assisi e la sua amministrazione locale sembrano aver completamente abdicato il tentativo di gestire e accompagnare queste dimensioni lasciando i suoi cittadini completamente in pasto alle dinamiche distorsive prodotte dall’inarrestabile turisticizzazione della città. Durante la campagna elettorale si sentiva parlare anche di portare il turismo nelle frazioni, con la capacità gestionale che ci troviamo, sarebbe preferibile rimanesse un vago obiettivo senza esito.

D’altronde le criticità sono ormai evidenti passeggiando tra le vie del centro storico in cui il tessuto commerciale tende ad omologarsi con la progressiva scomparsa di luoghi di aggregazione e negozi storici connessi a beni di prima necessità per residenti stanziali.

L’emorragia di funzioni e servizi essenziali è accompagnata da un’inesorabile esodo di abitanti che rappresenta ormai una dinamica in cui sembra quasi inutile ricercare soluzioni.

Si tratta di questioni complesse per le quali non esistono ricette precostituite ma è opportuno sperimentare risposte innovative con un ‘progetto speciale’ come merita la nostra città.

La difficoltà principale è legata al fatto che Assisi è un’area appetibile che imbriglia qualsiasi operazione che possa coinvolgere il pubblico in programmi di acquisizione di immobili a prezzo di mercato per svilupparci progetti di interesse generale. In realtà negli anni molti strumenti come i programmi di rigenerazione urbana finanziati dalla Commissione Europea e dalla Regione Umbria potevano essere utilizzati per questa finalità come a suo tempo Pierluigi Cervellati ebbe il coraggio di sostenere a Bologna [1].

Nella città emiliana, le risorse per realizzare nuove case popolari furono usate per risanare isolati urbani in centro storico su cui recuperare alloggi per nuovi residenti. Alcune piste di lavoro sono state proposte nel tempo su Assisi Mia [2] ma chiaramente serve un impegno politico importante sia dell’amministrazione che dei cittadini utilizzando al meglio risorse e strumenti, che ricordiamolo, in questa stagione non sembrano mancare [3].

Nelle frazioni e nella zona di espansione levante, fuori dalla mura di Assisi, esistono realtà commerciali fondamentali che svolgono un servizio di interesse pubblico garantendo un forte presidio territoriale. Si pensi alle piccole botteghe alimentari sotto casa e alla loro importanza per le persone anziane con la spesa a domicilio al pari delle edicole e di altri esercizi commerciali al dettaglio. Questo vale anche in centro storico. Si tratta infatti di funzioni urbane che implicano l’esistenza stessa della città. Queste vanno consolidate per il loro valore strategico e l’impatto sociale che garantiscono essendo attività private ma con una forte importanza di pubblico interesse. In altre realtà italiane si parla di ‘città a 15 minuti’ come paradigma riemerso durante la pandemia dove abbiamo riscoperto l’importanza della prossimità sociale e funzionale.

Nel territorio Assisano è basilare sostenere e consolidare questi presidi sostenendo al contempo,  la nascita di nuove funzioni urbane ad alto impatto sociale con servizi di vicinato legati allo sport, cultura, welfare, tempo libero, etc.

Un tentativo che alcuni Comuni stanno sostenendo perché hanno compreso un concetto chiaro: la priorità non è riqualificare l’hardware delle nostre città bensì il software sviluppando nuove funzioni e consolidando quelle esistenti che contribuiscono al benessere collettivo. Esistono esperienze interessanti in giro per l’Italia in cui le amministrazioni locali hanno avviato politiche attive per la creazione di imprese sociali, associazioni e altri attori imprenditoriali capaci di generare servizi ad alto impatto sociale nei quartieri.

Un passaggio decisivo di queste esperienze è l’idea stessa di ente pubblico come attore aperto all’esterno e capace di collaborare con imprese, enti del terzo settore [4] e cittadini. Non si tratta di un’attività sporadica ma di un metodo consolidato verso la co-progettazione di soluzioni condivise. In tal senso, Milano ha attivato in partnership con vari soggetti del territorio, un pacchetto di finanziamenti per potenziare i servizi di vicinato incentivando modelli di ‘economia civile’ [5]. Una prima linea si rivolge a gruppi informali di persone che possono candidare delle idee progetto ad alto impatto sociale nelle periferie per poi avviare, in caso di selezione, un percorso di formazione comprensivo anche di risorse a fondo perduto in modo da costituirsi come associazione o impresa sociale. A questa si integra una seconda linea che prevede il sostegno alla piccola e media impresa per generare servizi di prossimità contribuendo a realizzare così una città a 15 minuti. Una terza invece è dedicata al crowdfunding civico, in cui progetti ad alto impatto sociale proposti da enti del terzo settore se sostenuti al 40% con piccole donazioni da parte dei cittadini, posso arrivare a compimento attraverso la concessione di risorse pubbliche.  Si tratta di suggestioni da adattare e contestualizzare anche in realtà minori come quella del nostro territorio. Qui è importante che l’amministrazione comunale faccia la sua parte anche in prima ‘persona’. Ripensando, ad esempio, la disposizione delle sue funzioni urbane come strumenti da mettere in gioco per rilanciare la città. Ad Assisi risulta al quanto priva di senso la localizzazione di una biblioteca comunale al quarto piano di palazzo Vallemani. Come in questo caso, serve una strategia di potenziamento di alcuni contenitori pubblici presenti in città mescolando funzioni attrattive [6].

L’idea perpetuata negli anni dalle nostre amministrazioni locali è una riqualificazione ‘acefala’ senza pensare al contenuto. In sintesi è urgente un programma strategico aperto alla città e alle sue componenti culturali, economiche e sociali con l’attivazione di strumenti innovativi che vadano oltre la mera riqualificazione spaziale.

Siamo nella città di Francesco, ripartire da modelli di economia civile a forte impatto sociale può essere un tentativo, proviamoci.

[1] Tra questi segnaliamo anche il ‘quadro strategico di valorizzazione dei centri storici’ dedicato esplicitamente al tema del commercio urbano.
[2] www.assisimia.it/2021/08/29/siamo-ospiti-o-cittadini
[3] Tra gli altri citiamo la Programmazione regionale fondi FESR, FSE 2014-20, PNRR Piano nazionale di
ripresa e resilienza
[4] Per Enti del terzo settore si intendono associazioni no profit, imprese sociali, fondazioni, organizzazioni di volontariato, etc. Per approfondimenti si veda L 117/2017
[5] Per approfondimenti si rimanda ai contributi di autori come Stefano Zamagni e Paolo Venturi.
[6] www.assisimia.it/2020/07/15/assisi-urbs-o-civitas

Francesco Berni

Urbanista. Consulente del Comune di Milano per progetti di rigenerazione urbana e innovazione sociale. Ho lavorato per enti pubblici e privati nel campo della progettazione e pianificazione urbanistica. Svolgo attività di studio e ricerca presso il Dipartimento di Architettura DIDA dell’Università degli Studi di Firenze su temi legati alla rigenerazione urbana, innovazione sociale e disegno della città. Appena posso però me ne torno tra i vicoli di Assisi.

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]