29 Novembre 2020

Avere e non avere
(i soldi di Franceschini)

Francesco Lampone
Avere e non avere <br />(i soldi di Franceschini)

Proviamo.

Proviamo a immaginare, secondo le categorie correnti, il più vituperato modello astrattamente possibile di commerciante del centro storico di Assisi: lo sforzo di fantasia non dovrebbe rivelarsi troppo duro. Immaginiamolo nella esecrata versione del venditore di oggetti riverenti o blasfemi, di più che dubbia qualità e rigorosa fabbricazione asiatica naturalmente. Immaginiamolo con un conto in banca cospicuo, anche perché esente da affitto in quanto proprietario da generazioni delle mura dell’esercizio, purtuttavia mal tenuto, con gli infissi in anodizzato e le spallette dell’ingresso che grondano merce. Immaginiamolo dipendente pubblico, e perciò poco o nulla assiduo al negozio, intestato a un anziano genitore e tirato avanti da un malpagato precariato. Immaginiamolo (c’è bisogno di dirlo?) fiero evasore fiscale, metodicamente scortese con i clienti di passaggio e refrattario alla raccolta differenziata. Immaginiamolo disinteressato alla città ma simbiotico al registratore di cassa. E poi fermiamoci qui, perché a tutto c’è un limite. Ma non senza prima precisare che, come una volta si leggeva all’inizio dei films, ogni riferimento a fatti e persone realmente esistiti è puramente casuale; e giusto per sentirci ancora più moderni, che nessun animale è stato maltrattato per scrivere questo articolo.

Ora che abbiamo il nostro bell’esemplare stampato in mente, possiamo porci una domanda: è legittimo e sensato che questo fenomenale soggetto partecipi ad una protesta, collettiva e organizzata, per invocare attenzione ed aiuti economici che diano sollievo al catastrofico crollo, causa Covid, delle aspettative di reddito dei commercianti assisani per il 2020? Ebbene la risposta è sì, ed eccone le ragioni.

La questione sottostante – attualissima – è sicuramente vasta, complessa e sfaccettata, tant’è che il dibattito ha investito anche queste pagine, come d’uso traboccando dai cosiddetti “social” con toni non esattamente da educandato. Ma forse non è stato evidenziato abbastanza come il nostro antieroe, oltre ai difetti appena descritti, ne abbia uno più imperdonabile di tutti: a dispetto di tutte le apparenze, non esercita la propria attività in una città d’arte.

Eh sì, perché «Le città d’arte – ha sottolineato il ministro Franceschini a “Il Sole 24 Ore” – stanno particolarmente soffrendo della contrazione del turismo internazionale. È necessario sostenere chi vive e lavora in queste realtà, favorendo il più possibile la vitalità del tessuto commerciale». Fin troppo vero e giusto. Ma purtroppo il ministro, in consonanza peraltro con opinioni già da altri espresse in questo senso su queste stesse pagine, ritiene che Assisi non sia una città d’arte, accomunandola in questo stravagante destino a Mantova, Vicenza, Taormina, Spoleto, Pompei, Orvieto, pescando così a caso. Di converso, nell’elenco delle città d’arte prescelte rifulgono fra le altre La Spezia, Verbania, Como e Bolzano.

Diciamola diversamente. Qualunque perfetto e altrettanto (se non più) indifendibile omologo del nostro immaginario commerciante assisano, purché viva e lavori nel centro storico di uno dei 29 capoluoghi di provincia cari al cuore del ministro Franceschini, non avrà bisogno di inalberare cartelli o di manifestare in piazza per avere un contributo a fondo perduto fino a 150.000 euro per il solo mese di giugno 2020: potrà infatti restare tranquillamente seduto in poltrona ad ascoltare chi gli spiega che «nessuno verrà lasciato indietro», con il conforto di sapere che grazie al “decreto agosto” non sarà certamente lui.

Piccola conclusione logico/sistematica: l’applicazione a fenomeni sociali di categorie morali presuppone un contesto di riferimento giusto e possibilmente condiviso. Se invece così non è, e chi arriva prima meglio alloggia, diventa più difficile criticare l’assisano che protesta. Non impossibile, e tantomeno inutile, ma più difficile sì.

Francesco Lampone

Lavora come responsabile dell'Area Affari Generali e Legali dell'Università per Stranieri di Perugia. Si occupa occasionalmente, per passione, della storia di Assisi. Ha pubblicato per le edizioni Assisi Mia, in collaborazione con Maria Luisa Pacelli, il volume: Assisi: un viaggio letterario, dove si esplora l’identità cittadina attraverso lo sguardo di cento visitatori illustri.

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