17 Ottobre 2020

Un’espansione urbanistica sbagliata

Marina Marini
Un’espansione urbanistica sbagliata

La zona di espansione di Assisi centro storico era già parzialmente presente negli anni 60, al tempo in cui Astengo fu incaricato della redazione del primo piano e già allora fu attentamente esaminata dal progettista:

La zona esistente fuori Porta di fatto si attestava lungo Viale Umberto Primo e lungo la statale verso Viole di Assisi. Si constatò che gli edifici realizzati nel dopo guerra tra il ’50 e il’60, soprattutto a valle, avevano quasi annullato le visuali del paesaggio e che per mole eccessiva e frazionamento in tanti corpi non ravvicinati e anche in qualche caso non distanziati, andavano a costituire una specie di muraglia che, osservata da diversi punti sia dal basso che dall’alto, incombeva di fatto sul paesaggio restandogli estranea, non riuscendo a formare un insieme omogeneo.

Come noto Astengo di fatto fu uno dei primi urbanisti a considerare gli aspetti paesaggistici del territorio quale fatto integrante e sostanziale di un Piano Regolatore, per cui proprio sotto tale aspetto reputò da subito opportuno delineare una attenta e dettagliata proposta di pianificazione della zona di espansione della città storica posta ad est, compiendo dettagliati rilievi dell’area ancora non edificata e proponendo quello che fu da lui poi definito come piano particolareggiato n.2, relativo alla espansione della città fuori porta nuova.

Il piano particolareggia di Astengo investiva una zona di circa 30 ettari e in particolare si proponeva in via preliminare di fissare una fascia di rispetto tra le mura e l’area di espansione dimensionata per consentire nei 10-15 anni successivi l’insediamento di circa 250 famiglie e progettata con nuclei di edifici compatti e distinti costituiti da abitazioni a schiera di soli due piani fuori terra, posti  in doppia fila disposti a monte e a valle  di una strada  in modo da creare come dei segmenti di una via urbana, adattando l’edificazione alle curve di livello. L’espansione era prevista sia per la costruzione di edilizia economica e popolare, sia per la costruzione di edilizia libera privata.
Il Piano oltre ai nuclei residenziali prevedeva anche la realizzazione di servizi pubblici: un centro civico, un asilo, un centro commerciale e artigianale, una nuova scuola elementare oltre a parcheggi, giardini pubblici, parchi e un teatro all’aperto.

Il tutto disegnato in un progetto con planimetria dettagliata in scala 1:200 pressoché esecutiva, che teneva conto di quote altimetriche, di visuali panoramiche da salvaguardare e di alberature da conservare e salvaguardare.

Come è noto il primo piano regolatore di Astengo non fu accolto dal Comune di Assisi anche se in via successiva gli fu affidato un secondo incarico di redazione che ebbe a concludersi nel 1972, ma tra il 1966 e il 1972 nella zona furono realizzate le prime abitazioni lungo una nuova viabilità realizzata a partire dalla curva di viale Umberto I, oggi denominata Via Giovanni XXIII (quartiere Ivancich). Tale zona era costituita da edilizia residenziale pubblica (che solo in parte teneva conto delle previsioni del PPE di Astengo), ma quello che di fatto stravolse le previsioni dettagliate di quel piano fu la realizzazione dell’edificio dei frati Cappuccini detto il Cremlino, per la sua colorazione rosso mattone, edificio del tutto fuori scala per dimensioni ed altezze rispetto agli edifici previsti da Astengo.
Il definitivo Piano regolatore approvato dal Ministero LL.PP., allora competente nel 1972 conteneva comunque nuovamente la proposta rivista e corretta del PPE, della zona ad est in scala di dettaglio e dal 1975 iniziò in tale zona la nuova edificazione di edifici residenziali ed in particolare di edifici di edilizia residenziale pubblica denominati PEEP, eseguiti da cooperative.
La costruzione di tali edifici rispettava parzialmente le previsioni del PPE Astengo ed infatti quasi tutti i piani eseguiti nella zona in successione risultavano in Variante al PRG Astengo, in quanto la tavola di dettaglio della zona costituiva parte integrante e sostanziale del Piano Regolatore Generale approvata dallo stesso Ministero proprio perché ritenuta particolarmente significativa, come peraltro le altre previsioni e norme di piano, per gli aspetti di tutela paesaggistica della zona che intendeva salvaguardare. Di qui necessità ad ogni stralcio di operare in variante al PRG

Ma il fatto di aver operato con stralci parziali e successivi di edificazione oltre a comportare un mancato rispetto delle dettagliate previsioni di Astengo ha comportato anche la mancata realizzazione di un razionale collegamento di viabilità tra le diverse zone costruite, ancor oggi problematica, e soprattutto la mancata realizzazione delle zone a servizi previste da Astengo: idonei spazi a parcheggio, a verde pubblico e parco, a negozi, scuole ecc.

Ad esempio, non è mai stato realizzato il centro commerciale né quello civico, né l’asilo nido. E questa mancata realizzazione di servizi ha condotto a far sì che fino ad oggi la nuova zona ad est della città sia di fatto un quartiere dormitorio, assente di tutti quei servizi essenziali che danno vita e vivibilità ad un quartiere.
La problematica di dare un più idoneo assetto alla zona è stata affrontata più volte, sia nel corso di redazione della Variante Generale al PRG approvata nel 2004, sia nella redazione del nuovo Piano regolatore che propone alcune soluzioni.

Il problema della frana

La prima zona costruita ed est a fine anni ’60 pressoché da subito manifestò problemi sotto il profilo di stabilità geologica, che vennero via via aggravandosi con il tempo, tant’è che fin dagli anni ’70 il Comune istituì una commissione speciale per il controllo e il monitoraggio della zona in frana che interessava propria l’area denominata IVANCICH.
Molti furono nel tempo studi e progetti che solo in parte andarono a finanziamento. Ma la zona risultava ancora in frana alla data del 1997 epoca del sisma di settembre, che ovviamente provocò un notevole aggravio dei dissesti edificatori degli edifici interessati tanto che, se non erro, almeno 25 famiglie furono evacuate.
Un notevole finanziamento fu fatto negli anni che seguirono il terremoto e furono appaltati i lavori di consolidamento che dovrebbero essere stati ultimati. Non essendo stata incaricata di quella problematica e non avendo seguito quelle vicende non posso entrare nei dettagli, l’unica cosa che posso dire è che presumibilmente l’aspetto geologico e geomorfologico non era richiesto nelle redazioni dei Piani regolatori degli anni ’60-’70, ma che solo di recente si è reso necessario e fondamentale sia per la redazione di un piano generale che dei piani di dettaglio.
Ma Astengo nel Piano del ’72 si rese conto che tale zona era a rischio (d’altronde trattasi di un conoide del monte Subasio) tanto che si oppose con forza alla costruzione del nuovo ospedale nel luogo dove oggi è collocato. Lui ne aveva previsto la realizzazione a monte ma dovette soccombere al volere del Comune e dei politici di allora, ancor prima che il PRG fosse definitivamente approvato.

Marina Marini

Architetto e Urbanista. Dal 1982 al 2009 dirigente del Comune di Assisi nel Settore Urbanistica e Gestione del territorio.

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