Ci chiediamo spesso se usciremo migliori, peggiori o uguali da questa epidemia.
Si sente dire: nulla sarà come prima. E’ una grande banalità, mai nulla è davvero come prima, anche se il rischio di perpetuare certe dinamiche e soprattutto di ripercorrere gli stessi circuiti è molto presente.
È necessaria un’analisi spietata e approfondita della situazione, non fondata sulle emozioni e sulle abitudini, ma sui dati: studiare ciò che è stato per progettare ciò che sarà.
Per esempio quanti e quali flussi turistici, quali obiettivi, il giro di affari di ieri e di oggi, ma soprattutto: cosa vogliamo davvero essere? Cosa deve diventare Assisi?
Non si arriverà mai a una conclusione, i risultati saranno tanti, ma una base maggioritaria, capace di individuare un comune sentire deve scaturire dal confronto fra i cittadini, una sorta di coscienza collettiva.
Lo abbiamo detto e scritto più volte: a parte il cambiamento impresso nel 1926 dalle politiche e dagli investimenti voluti da Arnaldo Fortini, Assisi non ha mai davvero scelto il proprio destino. Ha atteso le evoluzioni naturali dei processi economici e sociali, ha di fatto accettato senza battere ciglio il crisma di citta santuario, fino a rimanerne oppressa, sacrificando molta parte delle sue altre facce.
Quando certi commercianti di souvenir dicono “offriamo i prodotti che ci chiedono”, ecco questo è un esempio dell’atavico attendismo (per non dire peggio) della piccola impresa assisana.
Si esca dall’alibi che sono gli altri – amministrazioni, clero, associazioni di categoria – a impedire la crescita di un turismo migliore, di una qualità dei servizi e della vita più godibili.
La città deve interrogarsi e acquisire una coscienza collettiva che le consenta di progettare il proprio futuro. È un lavoro complicato e dispendioso, che deve essere guidato dall’amministrazione comunale ma che deve vedere la partecipazione attiva dei cittadini, uno per uno, in carne ed ossa.
Per una volta anziché a san Francesco affidiamoci a Gandhi e al suo detto più celebre: “Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”.