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Trimestrale di Cultura, Spettacolo e Turismo

La pandemia è occasione per migliorare Assisi

La pandemia è occasione per migliorare Assisi

di Carlo Cianetti

“Chissà domani su che cosa metteremo le mani?…”. Comincia così “Futura”, una delle canzoni più belle di Lucio Dalla che parla delle incertezze e delle angosce della guerra fredda. 

La pandemia non è una guerra, quella la fanno gli uomini. Una pandemia di solito ha origine naturale, magari è una forma di reazione a qualcosa che non va. 

Questa influenzona è devastante e contagiosissima perché è figlia della globalizzazione e del mondo ricco, quello che commercia, viaggia e si sposta con la velocità degli aerei moderni. L’epidemia di Ebola, pur essendo molto più letale, è rimasta di fatto confinata in Africa, perché ha colpito popoli più poveri e stanziali. Paragonabile al coronavirus è la spagnola che ebbe una diffusione veloce anche perchè esplosa in tempo di guerra (1917), quando ancora esistevano le trincee, gli attacchi alla baionetta e proprio in virtù del conflitto, vi era una mobilità straordinaria. In Italia la spagnola fece 600 mila morti, nel mondo, secondo alcune valutazioni, 50 milioni di decessi.

Tutti ci chiediamo se usciremo migliori o peggiori da questa pandemia. La tendenza è pensare che questo sia un evento catartico, che purifica e ripulisce. Di sicuro l’ambiente ne trarrà grande giovamento.

Noi – la nostra città, la nostra economia – ne usciremo malconci. Poi però avremo la possibilità di cominciare a ragionare su cosa siamo e dove vogliamo andare. 

Il modello economico e sociale che abbiamo messo in piedi prima del virus ci piace? Voglio dire, un territorio scollegato e disarticolato, in cui le comunità hanno perso ogni filo di comunicazione, Torchiagina e Capodacqua, 10 km di distanza, sembrano ai confini di mondi diversi; Assisi centro storico è spopolato e immerso in un’economia monoculturale, unilaterale, tutta o quasi a misura di visitatore: ecco, tutto questo va bene?

Un dato eloquente: negli ultimi 30 anni il numero di presenze turistiche è lo stesso, più o meno, di oggi: poco più di un milione. I passanti “mordi e fuggi” sono molti di più, ma di questo parleremo in altra occasione.

C’è però una differenza rispetto a 30 anni fa: sono aumentati esponenzialmente i posti letto, i ristoranti e i bar. La conseguenza è che guadagnano in tanti, ma guadagnano molto poco. Le aziende ricettive e di ristorazione sono quasi tutte in sofferenza.

Questi dati evidenziano che la crescita si è arrestata da un bel po’. Per farla riprendere servirebbero iniziative strutturali di lungo periodo. Tanto per intenderci non bastano un festival fatto bene o lodevoli iniziative culturali e promozionali, è necessario rendere attrattivi la città e il territorio, modificandone la percezione esterna e la vivibilità.

Il primo passo è incrementare in modo significativo i residenti. Mi riferisco ora al centro storico di Assisi che, comunque, rimane il maggiore punto di attrazione turistica. E per aumentare il numero di residenti è necessario che, oltre a iniziative di incentivazione da parte dell’Amministrazione comunale, gli attuali proprietari di immobili facciano scelte diverse: per esempio affittino le case a famiglie che intendono viverci anziché trasformarle in b&b, affittacamere, case vacanze.

Se aumentano i residenti anche il commercio assume connotati diversi: meno chincaglierie, meno pizze-pasticcerie,  finti prodotti tipici e più negozi di frutta, abbigliamento, macellerie, ferramenta, artigianato, eccetera. 

Quanti vogliono trarre profitti dal turismo, sappiano che i visitatori più consapevoli, che spesso sono anche quelli più benestanti, scelgono città vere, abitate e socialmente pulsanti.

Certo gli affitti stanziali sono più problematici e meno remunerativi, ma poi quando arriva la pandemia quelli rimangono, i turisti invece scompaiono e chissà per quanto tempo.

La pandemia è occasione per migliorare Assisi

di Carlo Cianetti

Pubblicato in data 23 Marzo 2020