Come sté?
Soltanto il francescanesimo di maniera continua a porre in relazione diretta le parole del Crocifisso di San Damiano con la conversione di Francesco. I più recenti studi concordano nel ritenere che il suo fulgido percorso di fede muova piuttosto dall’incontro con i lebbrosi, e che solo abbracciandoli ricevette la grazia. Non a caso la Chiesa esorta i fedeli alle opere di Misericordia e pone al centro dell’agire cristiano la cura degli infermi. Il malato è per definizione soggetto a cui vanno rivolte attenzioni particolari e riservati piccoli privilegi. In tempo di carestia, quando anche le galline furono avare, mai mancò un uovo per i degenti, già esentati dai più duri lavori. La straordinaria conclusione è che la malattia può migliorare alcune condizioni dell’esistenza mentre la stessa vita è compromessa. Non si spiegherebbe altrimenti perché, senza troppo soppesare le parole, possa essere auspicata con affetto anche l’infermità degli amici, specie se non incontrati da tempo: “Te pijasse ‘no sbocco de sangue, come sté?”. Al cospetto della miseria nera non sembra poi male nemmeno una emorragia broncopolmonare, per non parlare di colpi e paralisi che non possono mancare.