11 Maggio 2022

Seguire i soldi: Francesco di Assisi in San Damiano

Elvio Lunghi
Seguire i soldi: Francesco di Assisi in San Damiano

Se parliamo di monumenti antichi una fonte importante è offerta dalle legende agiografiche, le vite di personaggi morti in odore di santità, dove non troviamo solo parole e gesta esemplari ispirati al racconto della vita del Cristo, ma anche descrizioni di luoghi riconoscibili con notizie sulla loro costruzione e decorazione. Un caso esemplare ci è offerto dai numerosi racconti dedicati alla persona di Giovanni di Pietro di Bernardone, meglio noto col soprannome di Francesco di Assisi, di professione santo: nato ad Assisi nel 1182, figlio di un mercante e anch’esso mercante nella prima adolescenza, fondatore della religione dei frati Minori, morto alla Porziuncola in Valle Spoletana nel 1226, proclamato santo da Gregorio IX nel 1228, deposto in una chiesa a lui dedicata sul colle di Assisi nel 1230. Come diventò santo, il papa che lo nominò incaricò un frate di nome Tommaso di scriverne la biografia, dove se ne raccontava la conversione narrando come il giovane, di ritorno dal mercato di Foligno dove era riuscito a vendere tutta la sua mercanzia, compreso il cavallo, si fermò per strada alle porte di Assisi presso San Damiano – lì accanto c’è ancora una fonte, evidentemente Francesco ebbe sete e fece una sosta- e trovò la chiesa in pessime condizioni. D’impulso offrì quanto possedeva al sacerdote che v’incontrò, perché con il denaro potesse restaurare l’edificio. Ma il sacerdote non volle accogliere l’offerta, conoscendo di fama quanto fosse attaccato al denaro il padre del giovane, e gettò le monete nel vano di una finestra. Il seguito prova che non aveva torto. Se qualcuno di voi dovesse, costretto con le spalle al muro, prendere il denaro o discutere con l’avaro, della sua scelta sarei sicuro. Pietro di Bernadone pretese indietro i suoi soldi, fece interdire il figlio davanti al vescovo di Assisi, ma non gli riuscì di trattenere Francesco in casa. Anzi! Il giovane riuscì a liberarsi grazie alla complicità della madre, raggiunse la chiesa di San Damiano e si dedicò al suo restauro materiale, lavorando con le sue mani e chiedendo in elemosina le pietre necessarie, come racconta un altro biografo: “Chi mi darà una pietra, avrà una ricompensa; chi me ne darà due, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense!”. Non importa che Francesco abbia pagato il materiale da costruzione – pietre, cemento, chiodi, legname – con i suoi soldi o li abbia rubati al padre – un prete di nome Silvestro, che fu poi uno dei suoi primi compagni, “si lamentò con il servo di Dio per le pietre che un tempo gli aveva vendute, come se non gli fossero state pagate completamente” – o lo abbia ricevuto in dono o si sia servito dei monumenti antichi in rovina presenti nella piana di Assisi, che son tutti nudi del pietrame di rivestimento.

Insomma, a osservare San Damiano dall’interno vedremo una costruzione con una volta a schiena d’asino tutta storta, come se fosse stata costruita da una “mezza cucchiara”, cioè da un muratore privo d’esperienza che alzava muri per penitenza, invece che da un mastro murario provetto che ne ricavava la sua mercede: evidentemente Francesco lavorò a risparmio sia per raccoglier pietre che per manifattura. Ma se osserveremo San Damiano dall’esterno vedremo un edificio cresciuto su se stesso, sotto una chiesa e sopra un dormitorio. La chiesa è l’esperienza di vita cristiana con la quale Francesco dette inizio alla sua avventura, tirando su muri, costruendo centine di legname a sostegno di volte in muratura come vengono vengono. Il dormitorio è la casa di Chiara, quando Chiara degli Offreducci fuggì di casa per seguire Francesco alla Porziuncola. Dopo averle tagliato i capelli come segno di penitenza, Francesco la portò prima presso le benedettine di San Paolo delle Abbadesse lungo il fiume Chiascio, poi presso le donne penitenti di Panzo sul monte Subasio, e infine sistemò per lei il luogo di San Damiano sui fianchi del colle Asio e vi costruì un monastero che accolse Chiara, la madre Ortolana, la sorella Agnese e tutto il vicinato. Il chiostrino circondato da portici e tutto fiorito a rose e gerani lo hanno costruito i frati delle generazioni a venire.

Elvio Lunghi

Parlo di storia dell’arte agli studenti stranieri di Perugia.

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