28 Aprile 2021

Piove senti come piove

Elvio Lunghi
Piove senti come piove

Lassù, un giovane francescano pieno di fede – se morisse in quest’istante, andrebbe sicuramente diritto in paradiso – ci ha mostrato il letto di un torrente asciugatosi dopo che S. Francesco, disturbato durante le meditazioni dal rumore dell’acqua, l’ha pregato di fermarsi”. 

È Simone Weil a scrivere al suo amico, che attende sue notizie da casa, per fargli un resoconto della visita all’eremo delle Carceri, “a 1 e 14 minuti sopra Assisi”. Dove il giovane francescano, che l’accoglie nel convento dei frati e le racconta di quando Francesco disse alla pioggia “e basta, finiamola co ‘sta noia!!”, e quella smise di piovere, abbia preso la notizia proprio non lo so. Ho controllato nelle Fonti Francescani, il libro che ho più caro – dopo la Bibbia – e che non smetto mai di consultare, vabbé per lavoro, proprio non l’ho trovato. Vi si ripete, è vero, più volte la storia di quando Francesco “un giorno ritornava da Roma sotto una pioggia incessante: discese da cavallo per recitare l’ufficio e, fermatosi ritto in piedi per lungo tempo, si bagnò tutto”. Lo racconta Tommaso da Celano, lo ripete san Bonaventura, lo dice fra Masseo e l’autore dello Speculum Perfectionis. Se la fonte ripetuta è di una generazione posteriore, sicuramente sarà una bugia. E poi, perché Francesco doveva provare allergia nei confronti della pioggia, se è proprio la pioggia una delle occasioni della “perfetta letizia”? Come raccontano i Fioretti.

“Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angeli con frate Lione a tempo de verno, e ‘l freddo grandissimo fortemente li crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così: «Frate Lione, avvegnadioché li frati minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia»”. Ma se una arrivati “così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? E noi diremo: Noi siamo due de’ vostri frati: e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi… iscrivi che qui è perfetta letizia”.

A Francesco la pioggia fa un baffo, altro che dire smettila hai rotto!. Per uno che aveva assunto la pazienza a virtù – ricordo forse della giovanile smania militaresca? Mutismo e rassegnazione – cosa volete che fosse un po’ di rumore di pioggia sopra le foglie della lecceta del Subasio?

“Senti che fuori piove, senti che ben rumore”

C’è di più, il fraticello racconta anche altro. Racconta di come la pioggia tornasse nel fosso delle Carceri per annunciare eventi sgradevoli e grandi disgrazie. Come di quella volta nel 1915 piovve talmente tanto perché l’Italia stava per entrare in guerra, come poi entrò, e più che pioggia sulle trincee del Carso piovvero bombe vere. 

In seguito (è sempre il giovane francescano che racconta) c’è stata acqua in quel torrente solo quando stavano per abbattersi grandi disgrazie sull’Italia: per esempio nel 1915 quando l’Italia è entrata in guerra”.

Questa comunque l’ho sentita anch’io, questa la raccontano ancora, ma mi sa che è come l’altra, di san Francesco disturbato.  E poi, dovesse piovere sulla lecceta delle Carceri, cosa avrebbe avuto Francesco da dire? 

“Forse era giusto così. Forse, ma forse, ma sì. Cosa vuoi che ti dica io? Senti che bel rumore”.

Elvio Lunghi
Elvio Lunghi

Parlo di storia dell’arte agli studenti stranieri di Perugia.

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