21 Aprile 2021

Paesaggi umbri

Elvio Lunghi
Paesaggi umbri

Poco mancò che restassi tutta la vita – se le donne vi fossero ammesse – in quel minuscolo convento delle Carceri, a 1 ora e 14 minuti sopra Assisi. Non c’è spettacolo più rasserenante, più paradisiaco dell’Umbria vista da lassù. S. Francesco sapeva scegliere i luoghi più deliziosi per vivere poveramente. Egli non aveva nulla dell’asceta”.

Cosa si sarà messa in testa Simone Weil viaggiando per Assisi? Che Francesco era un barbone? Uno straccione, un relitto umano, un Aqualung seduto su una panchina del parco intento a fare gesti osceni alle ragazzine, come in una canzone degli Jethro Tull del 1971? Francesco è stato sì povero, ma la sua non è una scelta avventata. Il povero è l’altro, il povero è il Cristo nudo che sale sul legno della croce. Per seguirlo Francesco si è spogliato del suo travestimento da ricco mercante con tutta la dignità che richiede il confronto con il gran teatro del mondo, dove un giglio dei campi o un uccello dell’aria hanno vesti che mai nessun ricco potrà indossare. Francesco segue nudo il Cristo nudo, è quel che Simone proverà sulla propria pelle vivendo negli anni seguenti da contadina povera a contatto della terra nuda e cruda di Provenza. E ne scrive ai suoi genitori.

Paesaggio mirabile, aria deliziosa, quiete, tempo libero, solitudine, legumi e frutta fresca, acqua di sorgente, fuochi di legna – niente altro che voluttà. Non c’è alcunché che possa farmi venire gli incubi, anzi. Io rischio solo di perdermi in mezzo a queste voluttà, rischio che certo non vi spaventa”.

Cosa c’è di così straordinario, di così paradisiaco ai piedi dell’eremo delle Carceri? C’è il fosso che raccoglie le acque del monte e giunto a valle l’attraversa scavando meandri sul terreno. Diventa il Rivotorto che ha dato il nome alla località tra la chiesa della Maddalena, dove erano un tempo i lebbrosi, e la chiesa della Trinità, presso la quale Angela da Foligno si accompagnò a uno spirito che le si presentò come lo Spirito Santo. Tra santi e santi è in questi campi, dove oggi atterrano i parapendii che partono dalla sommità del Subasio, che un tempo Francesco sposò Madonna Povertà, e il suo esempio sarà seguito da Bernardo, da Egidio e da Silvestro:
Ma perché io non proceda troppo chiuso, Francesco e Povertà per questi amanti prendi oramai nel mio parlar diffuso…  tanto che ‘l venerabile Bernardo si scalzò prima, e dietro a tanta pace corse e, correndo, li parve esser tardo. Oh ignota ricchezza! Oh ben ferace! Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro dietro lo sposo, sì la sposa piace”.
Insomma, dall’alto dell’eremo delle Carceri Simone vede proprio questi luoghi, così Francesco gli sembrerà tutt’altro che un asceta tale è la bellezza che si leva da questo paesaggio. Chi meglio di Francesco poteva cantarne la bellezza, lui che sapeva la lingua dei poeti?

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”.

Elvio Lunghi
Elvio Lunghi

Parlo di storia dell’arte agli studenti stranieri di Perugia.

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