07 Aprile 2021

Per la strada

Elvio Lunghi
Per la strada

Di San Francesco, la chiesa non il santo, Simone Weil si limita a dire che “c’è un problema: tutto è francescano ad Assisi e dintorni, tutto, eccetto ciò che hanno costruito in onore di S. Francesco (escluso i belli affreschi di Giotto). È tutto francescano ciò che ha preceduto S. Francesco”. Lo scrive a un giovane studente per aggiornarlo del suo punto di vista sull’Italia. In effetti di cosa parlano le sue lettere se non di passeggiate romantiche in viali alberati, soste ai tavolini dei caffé per scrivere lettere tra la curiosità dei camerieri, ricerche affannose di biglietti d’ingresso a teatri? Il punto di vista del turista. Ma qua e la c’è anche un piacere tutto snobistico per le trattorie popolari, dove si può mangiare un cibo semplice ma buono e a poco prezzo, un cibo da poveri, pasta con il sugo. O anche l’ammirazione per i corpi abbronzati dei contadini, lei che è cittadina e non conosce ancora il lavoro nei campi. Le sembra tutto bello, tutto buono, kalos e agathos come nella Grecia antica.
Ad Assisi si sente che la chiesa di San Francesco non le piace. È stata costruita da un papa in onore di un santo: come le può piacere? Di suo è un’immagine del potere, si salvano solo gli affreschi di Giotto. Non le storie della vita di san Francesco ma l’opera di Giotto, che fu un pittore italiano particolarmente apprezzato negli anni ’30 del Novecento, sia in Francia che in Italia, quando si assistè tra pittori scultori e architetti a un “rappel a l’ordre”, un richiamo all’ordine che partì da un critico francese e fu accolto dagli artisti più giovani come invito a rifiutare Cubismo e Futurismo per riprendere il lento dipanarsi della Classicità. Ne uscì fuori una pittura Metafica e un Razionalismo in architettura che tanto guardarono alle atmosfere fiabesche dei dipinti di Giotto di Padova e di Assisi, dove il reale si mescola allo spirituale e al fiabesco. Sotto questo aspetto Giotto fu più studiato nelle Accademie di Belle Arti nel secondo quarto del Novecento che tra i suoi contemporanei, sapendo benissimo di dire un’esagerazione però quel che è giusto è giusto. Del resto basta osservare l’aspetto odierno di Assisi. È più Neomedievale che Medievale secondo la visione urbanistica di Arnaldo Fortini, deve più a Tarchi o Brizi che agli ignoti scalpellini del Duecento.
Però San Francesco non le piace. C’è lo snobismo di tanti intellettuali dei nostri giorni che trovano la chiesa di San Francesco un tradimento dello spirito pauperistico francescano delle origini. Che la Chiesa è ricca, che i frati sono ricchi. Sembra ancora di leggere le pagine di Ubertino da Casale. Solo che Ubertino quando si spostava presso la corte papale in Francia dormiva in casa del cardinale Napoleone Orsini, che non vuol dire necessariamente sotto il ponte di Avignone. E allora? Potevano i frati mettere il corpo di questo santo sotto un sasso? Con il pericolo che i perugini lo portassero a Perugia come un qualsiasi Corrado da Offida rubato alla Bastia? Ma forse questo Simone non lo sapeva.

Elvio Lunghi
Elvio Lunghi

Parlo di storia dell’arte agli studenti stranieri di Perugia.

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