Sveglia! / Ti stanno rubando la macchina / Ti stanno rubando la lettera A / Anima, parola che serve ad agire / Parola che serve a reagire [Wake Up – Marco Parente]
Surfeggiando c’è apparso sul web. Ed è così, quasi per un caso, che si è andati a vedere Marco Parente al Rework, Perugia, in quell’area industriale che la sera può vagamente rammentare gli scenari descritti nel “Works” di Vitaliano Trevisan. Una data del mini-tour celebrativo dei vent’anni di “Trasparente”, album-chiave nella carriera abbastanza nascosta – eppure tripudio di creatività – del musicista napoletano. Si giocherellava con nomi e voti, collaborando ad una playlist – le 100 canzoni italiane degli anni 2000, prossimamente su Blowup – e ci si era ricordati di farci mettere anche La Mia Rivoluzione, che apre il disco, il suo terzo, prodotto da Manuel Agnelli. Il suo più bello? chissà …, possiede sicuramente quel che dice nel titolo, sì, “trasparenza”, l’effetto dello svalico e si impone all’ascolto.
La voce di MP può infastidire, alla stessa differente maniera di Carmen Consoli o di Thom Yorke o Joanna Newsom, o Kristin Hersh, ma così traspaiono meglio la fattura dura e finissima e la profondità delle canzoni, che sono classicamente altre e diverse dallo standard italiota, parlano con una bellezza di solito trascurata, il cui fattore è ben più che un X. E quando si va ad un concerto e si hanno in testa tutti i motivi che si ascolteranno, se ci si lascia andare un attimo (se il concerto non è proprio un disastro), tutto quello che non va non lo si avverte, è trascurabile
Si ascolta solo quello che viene dalla memoria, attivata – certo – dall’intensità emotiva fluente dal palco. Di fatto, tra il disco e la sua esecuzione dal vivo, tra l’altro con equipaggio ridotto, c’è stata una grande – inevitabile, prevista – distanza. Ma si è avvertito altrettanto di geniale inaspettato o, quantomeno, di creativo compensativo. Accelerare su certi elementi techno-industrial (Fuck (He) art & Let’s Dance) nella parte centrale del set o trasformare l’orchestrazione à la Westbrook di Adam ha salvato Molly in un graffiante call-and-response piano elettrico e chitarra post-punk, tra Gang of Four e Swans (paragone iperbole).
Se la pace ha una pistola / l’obiettivo cambia bersaglio. Sabato sera si è visto (il vedere che è dell’udito) cos’è “Trasparente”: un pezzo d’arte, carne e sangue, l’utopia – carota che ci mena chissà dove è che potrebbe farci menare. E tante parole che no, non sono profetiche, neppure involontariamente e che pure, per contrasto o come monito, per aspirazione, quasi con pericolosa metaforica sediziosità (questa sì, nostra ricostruzione letteraria, animus provocandi …come dice un amico: metti le mani avanti per evitare di doverle mettere in alto) parlano di questi giorni, descrivono situazioni e possono radiografare, il personale, il privato (nell’ambiguità del termine) ed il pubblico.
Era solo-in-compagnia di Paolo Benvegnù (insieme a Parente, Agnelli, Riccardo Sinigallia, Federico Zampaglione nel nostro gotha degli scrittori di canzoni); i due hanno costruito uno spettacolo in crescendo di coinvolgimento (a prescindere della specifica resa dei pezzi). Partiti da una La Mia Rivoluzione quasi parto prematuro (ma d’altra parte è la prima canzone del disco) hanno finito in acustico come cantastorie tra il pubblico, con Wake Up, che se è parsa – per abbaglio – una sorta di chiamata all’appello non ci negheremo di sapere un poco il perché, eh?
È stato il secondo bis. Il primo, eseguito ancora sul palco, viene da uno dei progetti collaterali (?) che Parente ha realizzato nel corso degli anni, rimasto un one shot. I “Proiettili Buoni” – nome del gruppo, titolo di album e canzone – ci sembrano oggi, mutati i tempi (ma davvero?) e per analogia controintuitiva, un po’ Gioia e Rivoluzione degli Area. Un testo illumina l’altro. Solo gli stupidi possono equivocare.
| Il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita con il suono delle dita si combatte una battaglia che ci porta sulle strade della gente che sa amar | Il che vuole dire che c’è anche una gente che canta, che gioca siamo intelligenza da sparo pronti attenti mirare fuoco a salve io ti sparo proiettili buoni sparo in aria si alzano in volo e ti colpisco e ti ferisco ma non ti offendo a salve io ti sparo proiettili buoni buoni |
In russo trasparenza si dice glasnost’, certo questi non paiono proprio i tempi. Ma non ci possiamo lamentare, citando qualcuno: la poesia non è morta.
Quante più cose salverò / quanto più senso avrò / quando mi vincerò. [Scolpisciguerra – Marco Parente]