Ritorniamo dopo uno iato di qualche mese, con una “più” bella cosa. Claudia Fofi che parla di Laurie Anderson vista e sentita, fresca fresca, a Solomeo. Non aggiungiamo altro, giusto il classico paio di sbrilluccichi in forma di citazione. E qualche video, senza intenzioni filologiche.
“L’attenzione è la forma più rara e pura di generosità” [Simone Weil]
Esco dal Teatro Cucinelli di Solomeo con una sensazione precisa addosso: non quella di aver “capito” uno spettacolo, ma di averlo attraversato. Republic of Love di Laurie Anderson non chiede di essere seguito con lente da critico musicale o teatrale, chiede di essere attraversato lasciando che la mente sospenda giudizi e si affidi alla narrazione pura.
Anderson sale in scena accompagnata dalla musicista e compositrice Martha Mooke e costruisce un discorso-performance che ha la forma di un rito laico, fragile, volutamente irregolare. Non c’è una trama o un arco narrativo rassicurante, solo frammenti: parole, suoni, immagini, ricordi personali, numi tutelari filosofici, letterari, musicali e psicoanalitici; passando dalla lingua inglese a un italiano ruvido e tenero, vivo.
Il mondo che Anderson racconta è quello degli autoritarismi che riaffiorano: dove trovare l’amore in questo passaggio stretto? sembra domandarsi la settantottenne artista di Chicago. Non con tono apodittico, non è un comizio, è arte libera che vuole liberare chi ne è partecipe. Tutto passa attraverso la lente dell’amore: non l’amore romantico o consolatorio, ma l’amore come attenzione, come cura, come salvezza. Nel continuo frammentarsi musicale di frasi interrotte che sembrano sgorgare da una fonte imprecisata – tanto l’artista padroneggia l’elettronica e il suo Io-multimediale – Anderson fa una precisa scelta etica.
Raccontare questo tempo è impossibile assecondando la linearità, la vera naturalezza è frammentaria e tronca e ciononostante non si ha la sensazione di straniamento dell’atonalità: tutto riesce a stare meravigliosamente in equilibrio, il pubblico non si sente escluso, ma compreso e in questo modo è facile fare accettare l’imprecisione, l’incompletezza, perfino il grottesco di una barzelletta: uno scheletro entra in un bar e chiede una birra e uno straccio.
Ci ho messo un attimo, ma poi ho riso; il grottesco delle immagini generate dall’intelligenza artificiale, che lei lascia volutamente “sbagliate”: mani con sei dita, gesti innaturali, volti deformati. Freud fuma, il fumo entra ed esce dalla bocca in modo innaturalmente perfetto e allo stesso tempo disturbante. Non correggere l’errore significa mostrarlo per quello che è: lo specchio di un inconscio collettivo glitchato.
I racconti autobiografici di Anderson si intrecciano allo shock per la politica statunitense attuale, al senso di alienazione di chi non si sente più a casa nella propria nazione. E questo spaesamento è profondissimo, perché arriva da un’artista che non ha mai ragionato in termini di confini, ma di urbanità, di flussi, di attraversamenti.
Il finale è un colpo al cuore: l’omaggio a Lou Reed. La sua voce risuona e precede l’invito al pubblico a entrare in un lento esercizio di Tai Chi Chuan. È un momento di grande delicatezza e forza insieme. Il movimento lento contro la brutalità del presente, il gesto minimo come forma di resistenza. Nessuna enfasi, nessuna retorica. Solo presenza.
Republic of Love è uno spettacolo che accetta la propria provvisorietà, un atto politico scritto sulla sabbia.
“Si è spesso osservato che il terrore può imperare con assolutezza solo su individui isolati l’uno dall’altro e che quindi una delle prime preoccupazioni di ogni regime tirannico è quella di creare tale isolamento” [Hannah Arendt]
Claudia Fofi, eugubina classe ’67, è cantautrice, poetessa, scrittrice e formatrice vocale. Ha vinto, tra gli altri, il Premio Grinzane Cavour e il Premio Ciampi e con “Le Core”, ottetto di quattro voci femminili e quattro musicisti, il Premio Logic al Mantova Musica Festival. Ha pubblicato album, raccolte poetiche, racconti brevi e un romanzo, “Uisciueriar” (2024 – ExCogita Editore). Dal 2015 dirige il festival Umbria in Voce.
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