19 Novembre 2020

Il musico miracolato

Paola Mercurelli Salari
Il musico miracolato

L’iconografia musicale, come è stato scritto anche in questa rubrica, offre continue sollecitazioni allo studio degli strumenti e del contesto musicale di cui le immagini offrono vivida espressione, specie per le epoche più antiche.
Ma ci sono dipinti che, privi di rimandi immediati alla musica, raccontano comunque storie permeate da quest’arte del Quadrivio.  

È il caso di una modesta tela di un ignoto maestro attivo nel secondo quarto del XVII secolo conservata nel Museo Diocesano annesso alla cattedrale di San Rufino. Vi è raffigurato il Volto santo di Lucca: un’iconografia devozionale ispirata ad una scultura lignea raffigurante Cristo vestito, tradizionalmente attribuita a Nicodemo e conservata nel duomo della cittadina toscana.
Piuttosto inusuale è la sua raffigurazione in Umbria, specie in un periodo così avanzato. È probabile tuttavia che la committente del quadro, Emilia della nobile famiglia assisiate dei Bini, lo abbia fatto eseguire al ritorno da un suo pellegrinaggio a Lucca.
Nella tela il Volto Santo coronato è raffigurato su un altare e poggia il piede destro su un calice d’argento. Questo particolare illustra uno dei miracoli più celebri attribuiti alla sacra immagine, narrato in un testo del XV secolo: “…(un musico) vedendo  che gl’altri pellegrini i quali da diverse parti del mondo venuti per rimirar l’imagine celeste si accostavano ai piedi del Santissimo Crocefisso baciandolo, e offrendo ciascheduno alcuna cosa in dono, egli povero di roba ma ricco di meriti, giudicandosi, e reputandosi indegno di baciar quei santi piedi, (se si accostava con le mani vote) vergognoso cominciò a pensare che avesse da fare, e pigliando un istrumento musicale, che teneva appeso al fianco, desiderando ad honor del Volto Santo, offerir in cambio d’oro quel dono che poteva, cominciò a sonare, e cantare himni con tanta dolcezza, e suavità, che intenerì l’animo di tutti i circostanti, quando ecco il Santissimo Crocefisso alzando il piede destro li gettò la scarpa d’argento di che era ornato … Acciò in alcun tempo non nascesse dubbio di quello si gran miracolo, non si poté mai più calzare detta scarpa, onde fu necessario sostenerla sotto il piede con un calice d’argento, sì come si vede al presente giorno …”.
Nella teletta non figurano né il musico, né il suo strumento. Eppure questo dipinto parla di musica e affascina con il suo racconto silente quanti lo sanno ascoltare.

Foto di Elvio Lunghi
Paola Mercurelli Salari
Paola Mercurelli Salari

È storico dell’arte del MiBACT; da assisana amerebbe conoscere tutte le pietre della sua città e con il tempo spera di riuscirci.

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