Anche volendo prima non posso
Un nutrito manipolo di Assisani si trovava in gita al Trasimeno il 21 giugno del 217 a.C.. Pur essendo andati solo per mangiare il pesce, assistettero ad uno degli agguati più drammatici della seconda guerra punica. La battaglia vide soccombere rovinosamente l’esercito romano guidato dal console Gaio Flaminio Nepote, umiliato dal cartaginese Annibale Barca. I mesi a seguire saranno nei secoli ricordati per l’investitura a dittatore di Quinto Fabio Massimo Verrucoso, detto il Temporeggiatore. I romani assistettero a un radicale cambio di strategia bellica, segnato dalla costante rinuncia allo scontro diretto. Per molti fu una tattica di difficile comprensione; non per i nostri concittadini rientrati in Assisi dopo la rovinosa esperienza di Tuoro. Si diffuse immediatamente la cultura dell’estate attendista. Ancor oggi, da giugno a settembre, ogni impegno che non sia improcrastinabile, viene rinviato a un generico tempo detto “dopo san Francesco”. Indugiando e tentennando, vengono differiti gli appuntamenti con gli imbianchini per ritinteggiare la casa, con gli ex compagni di scuola per una cena, con i creditori per saldare un debito. Il 4 ottobre è la sola data certa di un intervallo temporale che rimane aperto sul futuro e tende all’infinito senza impegno.