10 Marzo 2021

Cosa avrà fatto Simone alla Porziuncola? Cosa avrà visto Francesco in San Damiano?

Elvio Lunghi
Cosa avrà fatto Simone alla Porziuncola? Cosa avrà visto Francesco in San Damiano?

Insomma, Simone Weil raccontò nel 1941 a un giovane frate domenicano di Marsiglia di aver visitato negli anni precedenti la Porziuncola di Assisi e di essere stata costretta da una forza misteriosa a mettersi in ginocchio davanti all’altare. Ma cosa era realmente accaduto? Cosa aveva visto o provato Simone alla Porziuncola?

Nel 1937 Simone Weil, ancora convalescente per i postumi di una stupido incidente di guerra di Spagna – si può pretendere di fare una frittura sopra una fiamma libera all’aperto, di notte, per giunta armati? – si era presa una vacanza in Italia, ovviamente pagata dai genitori io credo: aveva 28 anni, terminati gli studi, senza legami affettivi stabili: se non ora quando? Simone è una grafomane, lo è per abitudine ma anche perché vi è costretta, altrimenti chi avviserà babbo e mamma di avere un problema? C’è di più: Simone ha un amico, uno studente di medicina, si chiama Jean Posternak, conosce l’Italia e vorrebbe conoscere la filosofia, dice lui. Insomma è uno scambio, tu mi dici cosa devo assolutamente vedere in Italia, io ti dico cosa devi assolutamente leggere o ascoltare. E poi ti racconterò cammin facendo dove sono stata, cosa ho visto, chi ho incontrato. Un po’ fa la maestrina, un po’ ci prova o si fa tentare.
Abbiamo conservato soltanto il punto di vista di Simone. Da diversi anni possiedo un minuscolo libretto intitolato “Simone Weil, Cinque lettere a un studente” pubblicato nelle edizioni La Locusta di Vicenza. Possiedo la seconda edizione, uscita nel 1997 senza introduzione né commenti, cruda e nuda. È un libro prezioso. Cioè è un libretto che a vederlo non gli daresti un soldo di fiducia. Però c’è una paginetta su Assisi che la si dovrebbe stampare e distribuire a tutti i turisti che entrano in città e dire a tutti “Leggete cosa scrivono di noi. Ma dite un po’, siamo davvero così?
“Ad Assisi sono completamente scomparsi dalla mia memoria Milano, Firenze, Roma e tutto il resto, tanto sono stata affascinata dalle campagne così dolci, così miracolosamente evangeliche e francescane, dalle chiese così incantevoli, da tanti ricordi felici e da quei nobili esemplari della specie umana che sono i contadini umbri, una razza ricca di bellezza, di vigore fisico, di gioia, di dolcezza. Non avevo mai sognato un paese così meraviglioso”.

Dicono di noi: ma sarà poi vero?

“Ma c’è un problema: tutto è francescano ad Assisi e dintorni, tutto, eccetto ciò che è hanno costruito in onore di S. Francesco (eccetto i belli affreschi di Giotto). È tutto francescano ciò che ha preceduto S. Francesco. È da credere che la Provvidenza abbia creato campagne ridenti, umili e incantevoli chiesette per preparare il suo arrivo. Ha notato che la cappella dove Francesco pregava a S. Maria degli Angeli (maledetta la grande basilica che la racchiude) è una piccola meraviglia di architettura? Così superiore alle opere della maggior parte degli architetti famosi, come una canzone popolare alla maggior parte delle musiche dei musicisti famosi”.
Qui esagera: la grande chiesa cinquecentesca di Santa Maria degli Angeli vista da Assisi è un capolavoro di architettura rinascimentale, con la sua cupola che sale diritta, slanciata verso il cielo. Vista dalla facciata si poteva fare meglio: pomposa, trombona, neorinascimentale, in una parola fascista. E i fascisti Simone Weil non li poteva sopportare.
Però in queste righe non c’è alcun cenno alla storia delle ginocchia: si è messa o no in ginocchio? Perché quattro anni dopo è sicurissima di averlo fatto: “Nel 1937 ho trascorso ad Assisi due giornate splendide. Mentre mi trovavo da sola nella piccola cappella romanica del XII secolo all’interno di Santa Maria degli Angeli, incomparabile meraviglia di purezza, dove san Francesco ha pregato tanto spesso, per la prima volta nella mia vita qualcosa più forte di me mi ha obbligata a mettermi in ginocchio”. Magari lo ha fatto davvero perché le sediole con annesso inginocchiatoio all’interno della Porziuncola sembrano fatte apposta per non sapere dove mettere le gambe, corte o lunghe che siano, e ci si mette in ginocchio per stare un po’ più comodi. Magari l’avrà fatto e non avrà dato nessuna importanza al gesto, giusto per stare meno scomoda e gustarsi la vista della tavola di Prete Ilario da Viterbo.
È possibile un’altra spiegazione, che Simone abbia fatto qualcosa – mettersi in ginocchio perché tanto lo fanno tutti alla Porziuncola – senza dargli alcuna importanza, e che a distanza di tempo abbia rivisto la stessa situazione sotto una diversa prospettiva. È un po’ come la storia di Francesco davanti a un Crocifisso nella chiesa di San Damiano. Francesco è stato al mercato di Foligno e ha venduto tutto, persino il cavallo. Poi però è dovuto tornare a casa a piedi, la strada è lunga, magari passando per San Damiano si sarà fermato per bere alla fontana, magari sarà entrato un attimo in chiesa, l’avrà vista malconcia e d’istinto avrà donato i suoi denari al prete, impulsivo com’è, manco che invece di Francesco in San Damiano fosse entrata Simone Weil. Del Crocifisso manco la traccia, manco l’ha visto. Vent’anni dopo Tommaso da Celano racconta un’altra volta la stessa storia, ma questa volta cambia tutto. Francesco “entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso” e il Crocifisso “gli parla movendo le labbra”.

Cos’è cambiato? La percezione di Francesco, non più giovane sbandato che cerca di dare un senso alla propria vita, bensì un santo al quale un senso lo ha donato Dio. Personalmente preferisco la prima versione, vorrei salvarmi anch’io. Però tutti raccontano la versione del vincitore, e così anche Simone: “Sono stata alla Porziuncola e mi sono messa in ginocchio. Perché lo ho fatto? Perché qualcuno, qualcosa mi ha costretta a farlo”.
I fatti accadono non solo per quel che è successo, ma anche per quel che immaginiamo sia accaduto. Ci facciamo un film. Simone il suo incontro con la Porziuncola lo racconta una volta così e una volta cosà. Nel frattempo è lei che è cambiata: ha incontrato Dio.

Elvio Lunghi
Elvio Lunghi

Parlo di storia dell’arte agli studenti stranieri di Perugia.

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