Nicola Anastasio – Un gentiluomo a canestro

Una vita lunga come quella che ha vissuto Nicola Anastasio è giocoforza ricca di avvenimenti, situazioni, incontri, sentimenti. La sua lo è stata di più, perché ci hanno trovato posto la giovinezza in Egitto, una guerra mondiale, la nazionalizzazione di Suez e il rimpatrio nell’Italia del “boom”. E c’è stata dentro la pallacanestro, che è la chiave attraverso cui Assisi Mia prova a ricordare questo assisano di importazione, proponendo undici testi – undici testimonianze, undici ricordi, undici come una squadra di basket con il suo allenatore –, nei quali risuonano tuttavia ovunque echi vicini e lontani (e sempre un po’ misteriosi) delle “altre” vite di Nicola.

Nicola è arrivato ad Assisi un po’ per caso, e se ci ha messo radici è perché ha trovato un ottimo lavoro (il Windsor), un’ottima moglie (Fiorella) e una buona squadra di basket (il Convitto) che lui ha fatto diventare ottima. Ovvio che tenessse molto alle due prime cose; meno ovvia la passione incondizionata che Nicola ha tributato alla pallacanestro. Passione ereditaria (per i suoi figli) e contagiosa (per chi lo ha avuto come allenatore). In ognuno di questi ambiti quest’uomo intelligente e dinamico ha espresso un suo speciale modo di affrontare la vita, che chiunque l’abbia conosciuto ricorda con ammirato stupore: dove gli altri vedevano problemi, Nicola vedeva soluzioni; dove gli altri vedevano conflitti, lui vedeva spazi di dialogo; e tutto questo con stile e pacatezza. Un uomo così non si dimentica, e nelle pagine che seguono si vedrà come lo ricordano undici persone che, come lui ma non meglio di lui, hanno fatto rimbalzare una palla a spicchi per infilarla in un canestro. 

Francesco Lampone

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