24 Maggio 2021

Riservatezza

Gianfranco Giubilei
Riservatezza

Tra le conseguenze collaterali della pandemia da Covid-19 – che ha fatto irruzione nelle vite di ciascuno di noi ormai da un anno – vi è la nascita di un diverso concetto di socialità, frutto di un necessario compromesso tra l’esigenza di riservatezza ed il bisogno di sopperire all’assenza di rapporti umani conseguente alla profilassi epidemiologica.
Il sorgere di questo nuovo punto di equilibrio non ha particolarmente influenzato le vite di quanti erano già soliti condividere sui “social media” porzioni più o meno rilevanti del proprio vissuto, ma ha sconvolto il ménage quotidiano di coloro che, assecondando la propria indole, avevano sempre condotto un’esistenza assai più morigerata e scevra da qualsivoglia esposizione pubblica.
Oggi non è difficile immaginare il concittadino medio assisiate – spesso schivo e fervente sostenitore del “pochi (amici), ma buoni” – mentre si specchia nello schermo di un computer, borbottando tra sé e sé come la ormai proverbiale pentola di fagioli, sotto lo sguardo attento ed interessato di una webcam.
Potrebbe trattarsi anche di un aspirante velocista, pronto a scattare dai blocchi di partenza per gettare alle ortiche di gran carriera, terminata l’emergenza sanitaria, l’armamentario tecnologico utilizzato in questo periodo, nel tentativo di riprendere la vita di prima.
Sentimento comprensibile, che tuttavia sottovaluta la difficoltà che avremo, una volta allentatosi il confinamento, a coltivare la precedente struttura di relazioni senza l’uso di questi strumenti di comunicazione a distanza.
Dunque alla fine anche gli assisiati i più diffidenti, che temono per la loro riservatezza, accoglieranno la consapevolezza acquisita nell’uso dei mezzi tecnologici tra i lasciti positivi di questo periodo difficile. Borbottando, però.

Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta

La riservatezza è la caratteristica di chi opera con discrezione, riguardo, pudore, e deriva dal participio passato del latino reservare ‘custodire, conservare’ (da re- e servare), con l’aggiunta del suffisso –ĭtia che forma nomi astratti e che evolve, nella tradizione diretta, in –ezza. Dote rara, quella della riservatezza, in questo presente “social”, in cui troppi offrono grossolane esibizioni di sé, altri si improvvisano economisti, virologi, sociologi, o inondano l’etere di bufale (fake-news).

Suggerimento musicale a cura di Simone Marcelli

Questo album segna il passo decisivo di Brian Eno verso l’ambient music, la musique d’ameublement già praticata da Eric Satie: una musica che non ha altro scopo che fondersi con l’atmosfera ambientale della stanza senza che sia necessario ascoltarla con attenzione. Due frasi musicali, elaborate con durata diversa, riprodotte, sovrapposte e scomposte in più modalità creano un alone sonoro che non si apre a nuove possibilità melodiche, mantenendosi nella quiete del conosciuto, del sicuro, dell’immutabile.

Ascolto: Discreet Music [Discreet Music, 1975] – Brian Eno

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