La paura di uscire dalla doccia…Per il Covid-19? Macché. Per un combinato disposto tra il progressivo logoramento di un vecchio stock di boxer, un po’ striminziti, e l’inspiegabile scomparsa dei nuovi fiammanti esemplari acquistati nel negozio di tendenza. Disperazione. In quarantena senza mutande. Segue la ricerca ansiosa nei cassetti di qualcosa che possa fungere da alternativa valida. Niente. Ci sarebbe da ridere, per la situazione grottesca. Soluzione di ripiego: un paio di calzoncini estivi, un po’ lunghi. I negozi di Assisi sono sbarrati, l’unica àncora di salvezza è rappresentata dai supermercati, il primo che capita andrà bene. Tra gli scaffali, individua con lo sguardo il prezioso reperto. Trovato. Ma, incombe anche una scritta con una sorta di nastro bianco e rosso, tipico di un cantiere: “non si può vendere la merce sulla base delle disposizioni dell’ultimo Dpcm”. Sudore freddo. Come rimanere con i calzoncini estivi ancora per settimane? L’occhio si fa allucinato, la voce tremante nel chiedere alla prima commessa che (per modo di dire) si avvicina: “Perché non si possono comprare?”. La commessa spiega che deve rispettare le disposizioni della direzione: il prodotto non è ritenuto bene essenziale in quanto non alimentare. Domanda in tono sommesso: “Vendete la carta igienica e non le mutande?”. In risposta un sorriso imbarazzato. E adesso? La prospettiva di lavare i calzoncini estivi in continuazione – in attesa della fine della quarantena – è angosciante. Passa un giorno, due. Rimane solo la sarta che ha riconvertito il suo laboratorio in un centro per la produzione di mascherine. L’implorazione con voce strozzata: “ho bisogno di mutande”. Non ha paura, lei. Cuce due esemplari di boxer in un attimo: colorati, con scritte e tanti elastici. L’incubo è finito.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Paura affonda le sue radici nel latino tardo, nel quale la più antica versione pavorem si è trasformata in pavuram, e di qui nell’italiano paura. Si tratta di un fenomeno non inconsueto, che vede delle parole modificarsi per la forza di attrazione che altre forme occasionalmente più forti esercitano su di esse. Nel nostro caso, è accaduto che l’esistenza e la frequenza nel lessico di un gran numero di parole terminanti in ura (come scriptura, ad esempio) ha indotto il cambiamento. Se però inseguiamo le radici più a fondo ci interesserà scoprire che pavorem deriva dal verbo paveo (ossia pat-veo) che oltre a significare “io temo” esprime anche “io sono percosso”, “io sono abbattuto”, da cui un cugino inatteso: pavimento (di terra battuta, si sottintende). Slittamenti suggestivi. Non meno stimolanti sono però alcuni suoi derivati: spavaldo, pavido, spauracchio, spaventoso.
Suggerimento musicale a cura di Simone Marcelli
“Black Angels” è un’opera scritta nel 1970 dal compositore americano George Crumb come un lamento “in tempore belli” – così l’annotazione in partitura – per il proseguire della guerra in Vietnam.
Il New York Times la definì “una protesta insolitamente elevata e bruciante”.
Fin dal primo movimento riconosciamo lo spaventoso rumore degli elicotteri in formazione di attacco.
Ascolto: Mvt. I: Departure [Black Angels, 1990] – Kronos Quartet