Uscire in una fosca domenica di aprile. Fatti i primi passi, ecco l’Hotel Giotto. Poco dopo il Fontebella. Porte e finestre chiuse. Assisi un anno dopo è ancora avvolta nel silenzio delle strade deserte e delle attività serrate. E inevitabilmente parte il treno dei pensieri sul futuro che ci attende, giacché il presente è quel che è, incatenato ai limiti imposti dalla pandemia. La prima domanda è quando. Quando rivedremo la città rianimata dai forestieri. La seconda è come. Come arriveranno, con quali mezzi. E poi chi saranno, da dove verranno e cosa si aspetteranno dalla città e dalla sua offerta. L’ospitalità è il fulcro economico su cui poggia l’economia cittadina, e non solo, lo sappiamo bene e per questo tutti siamo in attesa di notizie su riaperture, vaccinazioni e possibilità di spostamenti. Beh, di cose su cui riflettere e confrontarsi ce ne sono e ce ne saranno per tutti, operatori del settore e non solo. Incombe una rivoluzione digitale, la transizione ecologica, la sostenibilità, temi che sono all’ordine del giorno delle agende mondiali, che condizionano le risorse messe in campo dalle istituzioni e che avranno ricadute inevitabili sul modo di vivere di tutti noi. Dovremo essere pronti. Intanto, prosegue la passeggiata nelle strade e nei vicoli dagli struggenti affacci. Assisi è del mondo, quel mondo che visto da qui sembra muoversi e cambiare alla velocità della luce mentre, inerti e impotenti, rimaniamo in attesa di riaprire quelle porte e quelle finestre.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Hotel proviene dal francese antico hostel, a sua volta derivato dal latino (cubiculum) hospitale, cioè‘(camera) per gli ospiti’. La voce, tacciata di esotismo, fu ostacolata in Italia dai puristi prima e dal fascismo poi in favore di albergo (che peraltro ci arriva dal gotico haribergo, cioè‘alloggiamento militare’). Vale la pena ricordare che il sostantivo hospitem ‘ospite’, al quale hospitale risale, già in latino (come ora in italiano) aveva un duplice significato, potendo indicare ‘colui che è ospitato’, ma anche ‘colui che ospita’. Ebbe molti derivati, continuati in italiano: ospitale, ospitalità, ospitare, ma anche i meno trasparenti ospedale e ospizio e, di nuovo attraverso il francese, oste e ostello. Da ricordare che, come la cronaca attuale ci insegna (e la parassitologia), anche per il microrganismo che ci costringe al confinamento siamo ospiti.
Suggerimento musicale a cura di Simone Marcelli
Nel 1977 nasce il Pat Metheny Group, di cui Lyle Mays fu non solo co-fondatore, ma anima geniale, pianista e tastierista, coautore della maggior parte dei brani oltre ad esserne il formidabile arrangiatore ed orchestratore. Street Dreams è il secondo disco fuori dal gruppo, nel quale “Possible Straight” strizza l’occhio alle brass band con un divertente gioco blues che, in un paio di stacchi, si bea anche della bitonalità: chiudendo gli occhi, non è difficile sognarsi al tavolo del bar di un ospitale albergo, a godersi il relax di una splendida vacanza.
Ascolto: Possible straight [Street dreams, 1988] – Lyle Mays