Dopo una tragica pandemia che ha cambiato la nostra realtà, ora la stessa viene “attaccata” da una tragica guerra in Europa. Le immagini ci arrivano dentro casa, nei televisori, nei cellulari, nei social, nei giornali.
Tutte le comunità si stanno muovendo per accogliere i profughi in fuga dall’Ucraina ed anche Assisi sta organizzando ospitalità ed inclusione per le donne ed i bambini, assistendoli e ricreandoli un poco di serenità.
In questo momento è certamente difficile parlare di ripresa, di turismo, di cultura. Le parole quotidiane sono legate sempre a questa guerra che richiede a noi tutti una grande responsabilità, che dobbiamo nutrire di valori, di aiuto, di fratellanza e di solidarietà.
In un articolo che ho letto nei giorni scorsi, l’autore sottolineava il fatto oggi, di avere tante domande senza una risposta, di vivere un momento di incertezza, di violenza, di odio, ma di non riuscire ad avere risposte al perché di tutto questo.
La società che in questi decenni ha peccato di sordità di fronte alla scienza ed alle persone che protestavano per una salvaguardia ambientale e per uno sviluppo sostenibile delle fonti energetiche, oggi si scopre “nuda” di fronte alla crisi energetica, senza piani strategici, senza alternative ai fossili (Petrolio e carbone).
L’Europa che aveva indicato un piano di ripresa specifico per la “Next generation Europe” , costruito proprio sul futuro delle ragazze e dei ragazzi (per dar loro un mondo migliore), si trova oggi con milioni di questi, costretti a fuggire dal loro paese, con prospettive future incerte.
Sia con la Pandemia ed ora con la guerra, tutti i paesi dovranno giustamente sostenere la stabilità e l’economia (rimandando in avanti alcune scelte) e dovranno indebitarsi per superare questo momento storico. Ma non si deve dimenticare che tutti questi sforzi economici saranno poi “pagati” dalle future generazione, a cui lasceremo i danni causati dagli errori nostri.
Negli anni ’70 le masse giovanili scendevano in piazza in tutto il mondo per protestare per la guerra in Vietnam, per la pace, negli anni 2000 le masse giovanili scendevano in piazza in tutto il mondo per l’ambiente, per il pianeta. Ed oggi?
Viviamo una guerra vicina a noi attraverso i social, i telegiornali, come fosse una “registrazione” a puntate, a volte senza la consapevolezza della sofferenza, della mostruosità; aspettiamo magari una risoluzione che la fermi, preoccupati magari solo delle ricadute economiche di questa sulla nostra economia, invocando sostegni e bonus. Ma la politica “futura” non c’è!
Un giornalista ha scritto che “ in un mondo oggettivamente sempre più complesso e interconnesso occorre una leadership politica non solo più competente, ma allineata ai valori del futuro…”
Ma questo non si vede, allora, spetta ai giovani muoversi, dialogare, condividere, preparare idee e progettualità, essere consapevoli che proprio questa interconnessione derivata dalla globalità, supera ogni divisione o differenza di razza, di populismo, di nazionalità.
I giovani e le giovani devono dimostrare che si può condividere il futuro insieme, ucraini, russi, asiatici, europei, africani, devono essere protagonisti in un mondo dove avranno una istruzione europea ed internazionale , valori da potenziare quali la diversità e l’inclusione, nel rispetto di ogni cultura. Non scarichiamo ancora una volta su di loro, scelte legate solo a problemi contingenti a garantire il nostro Status quo, a far si che tutto torni come prima. Non sarà così.
In questi giorni quasi un milione di bambini sono arrivati ed ospitati nei 27 paesi dell’Europa, nei territori di guerra ci sono state più i 4000 nascite nei rifugi, nei sotterranei della metropolitana, cosa spiegheremo a loro quando questa guerra sarà finita; tra pochi anni saranno loro insieme ad altri milioni di bambini il futuro dell’Europa e del nostro mondo.
Assisi, città della pace, del confronto, può far molto in questo, ponga i bambini ed i giovani al centro del suo piano di ripresa, dimostri che lo scollamento totale tra il presente ed il futuro di questi giovani si può cambiare e che si può invertire a loro vantaggio. Non si può far passare tutto solo perché muove l’economia, la nostra economia, spesso quella singola e privata, o della nostra generazione.
Un appello ai giovani, perché si facciano sentire, vogliamo ascoltare le loro grida, i loro slogan, le loro speranze, non quelli dei cannoni o dei bombardamenti.
Francesco di Assisi poneva la gentilezza come un valore per il dialogo, che fa bene a chi lo fa ed a chi lo riceve, che rappresenta il modo di concepire la vita, le relazioni, creando una comunità che in essa si riconosce. Una comunità che oggi supera i nostri muri e che si allarga in orizzonti più ampi.
Ad essa dobbiamo affiancare la condivisione della cultura, della storia, in un confronto che operi per il bene comune, per Il cambiamento e lo scambio del sapere, per la capacità di introdurre innovazione ovunque si vada.
Vi è bisogno di costruire dei ponti tra la società e le generazioni per dare un contributo decisivo a costruire una nuova “strada di vita”, ed Assisi, proprio per la sua storia, può esserne testimone.
Il governo delle città, della città, deve ricreare la socialità persa in questi due anni attraverso momenti di condivisione e di incontro, passo dopo passo, ogni parte, la società civile, la società religiosa, apra le sue porte per parlare e coinvolgere sempre di più i giovani.
Può essere troppo e poco nello stesso tempo.