21 Maggio 2021

Quiete

Daniele Mariucci
Quiete

Non dovrebbe essere difficile per chi abita in Assisi, cui la quiete è stata gradualmente cucita addosso negli anni quasi come una vocazione, una missione per cercare di conservare di sé lo status di luogo ameno, riflessivo e solenne, viverne l’essenza, coglierne le sfumature e gli effetti corroboranti per l’animo.
Nel suo Infinito Giacomo Leopardi ne ricama un superlativo di indefinizione,  aggettivandola con “profondissima”: un momento esistenziale assente da stimoli terreni più dolorosi e fastidiosi, dove liberare lo spirito e mente, elevandolo a condizioni superiori, inesplorate.
Ora più che mai, ingabbiata com’è dalle disposizioni governative, imprigionata dalla sorte beffarda in un rigido isolamento, in un’introspezione coatta, estromessa, come tutto il paese, dal girotondo turistico di pellegrini e avventori calamitati dal richiamo dei primi tepori primaverili, l’Assisi segregata dall’assedio virale offre in molte ore del giorno “interminati spazi” e “sovrumani silenzi”, piazzette deserte e vicoli desolati, in cui l’unica voce è quella della tramontana che scivola giù dal Trabocco e s’infila per porte e archiccioli. Un inverno mentale, un letargo indotto dalle necessità sanitarie dietro cui si celano inquietudini, centrifughe di paure ed incertezze, espressione di una comunità comunque viva ed in cerca di riscatto, fiammeggiante incarnazione di una vitalità mai sopita, di un’esigenza famelica per variopinte condivisioni.  La speranza è di convertire la “quiete leopardiana” in una dimensione più “manzoniana”, quella di Renzo e Lucia, che nel loro ritrovarsi nella Milano dei tumulti e della peste, colgono la possibilità, guardandosi reciprocamente negli occhi, di poter vedere nel loro futuro un roseo bagliore, fatto di certezze e tranquillità.

Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta

Quiete, che ha tra i suoi primi significati quello di ‘condizione di serenità interiore dovuta alla capacità di dominare le emozioni, di controllare le ambizioni, di contenere le passioni’, deriva piuttosto banalmente dal latino quietem, da cui i derivati – ben pertinenti alla nostra attuale condizione – inquietum, inquietare e il tardo inquietudinem. Meno banale è inseguire la radice protoariana (dunque antichissima) Ki o Kai, con il significato di “sedere”, “riposarsi”, “dormire”, ma anche “abitare”, “dimorare”. Questa radice nel latino si insedia con le forme qui (appunto in quiete, ma anche in tranquillo) e più spesso ci (da cui civico, domicilio, e un luogo quieto quant’altri mai: cimitero).

Suggerimento musicale a cura di Simone Marcelli

È senz’altro un bene prendersi una pausa dal mondo, lasciarsi cullare dal sogno, ritagliarsi un tempo da dedicare a noi stessi… di occasioni per far questo, negli ultimi mesi, ne abbiamo avute anche troppe, tanto da rasentare la “sindrome della capanna”, ma il ritmo della vita riprenderà a scorrere. E torneremo ad essere padroni di scegliere quando non vorremo essere disturbati.

Ascolto: Non mi rompete – Banco Del Mutuo Soccorso – [Io sono nato libero, 1973]

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]