C’è ottimismo e ottimismo. Di fronte al Covid19 in molti si è inizialmente provato a mettere in campo quello “made in USA”, che fa dire al protagonista del film, rivolgendosi all’ amico ferito a morte: “Andrà tutto bene”, per dargli un’ultima, impossibile speranza, mentre da dietro il medico scuote rassegnato il capo. Non poteva funzionare, e non ha funzionato. Non tutto è andato bene, purtroppo.
Poi c’è quello tagliato su misura per gli assisani, quasi sacro, che fornisce una solida certezza: “Assisi non perirà mai”. Ma, aspettando preoccupati l’esito di un tampone o il decorso della malattia, o ancora il ritorno del lavoro, lascia vivo il dubbio se, individualmente, ci si trovi di fronte all’altra certezza: “Assisi avrà guai”. No, no, troppo rischioso.
Non resta che ricorrere all’attualità di un ottimismo meno esterofilo, pretenzioso o pericoloso, più sommesso e tranquillizzante: “Che Dio ci aiuti”. Un auspicio, una speranza, più che un ottimismo; ma l’ottimismo c’è, perché si presuppone che, pur nelle difficoltà, Dio ci aiuterà. Per gli assisani, esso ha assunto recentemente connotati ibridi, un misto di veli monacali e minigonne, di conventi frequentati da giovani bellissimi in cerca di madre, di stupendi scorci di Assisi e di trame traballanti e inadeguate alla sua figura, secondo molti. Ma, coi suoi difetti, qualcosa ha fatto, in tempi difficili, per ricordare la città all’Italia.
Una dote di questo atteggiamento è che viene naturale abbinargli quello dell’”Aiutati che Dio t’aiuta”, che forse è il più solido di tutti; esso invita tutti a darsi da fare, ciascuno nel suo piccolo, come individui e come comunità, aiutando quindi sé stessi e gli altri, moralmente e concretamente. L’ottimismo degli uomini di buona volontà.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Ottimismo è, in italiano, una parola di (relativamente) recente importazione, derivata dal francese optimisme. Dapprima riferito a una dottrina filosofica, è passato poi a indicare una comune inclinazione morale, ossia quella a giudicare in modo favorevole lo stato della realtà o il divenire degli eventi. Deriva comunque dal latino optimum, a sua volta legato – diventa interessante da notare – al sostantivo opem che significa “ricchezza, abbondanza, possibilità”: da qui i latini indicavano come optimates gli aristocratici. Un invito a immaginare – o ottimisticamente sperare – che essere ottimisti possa denotare una provvista di maggiori risorse non già economiche ma, oggi più che mai, intellettuali e di fantasia.
Suggerimento musicale a cura di Simone Marcelli
Sull’onda Britpop degli anni ’90, i poco più che adolescenti Supergrass pubblicano il disco d’esordio “I Should Coco” riportando un ottimo successo di pubblico e balzando subito ai primi posti della classifica in Gran Bretagna. Merito della freschezza giovanile? Non solo: l’evidente personalità stilistica e il sapiente dosaggio degli elementi compositivi ci fanno ascoltare questo disco con puro piacere. Anche perché i testi ci parlano di divertimento, vita movimentata, voglia di vivere un mondo migliore.
Ascolto: Alright [I Should Coco, 1994] – Supergras