25 Ottobre 2020

Un grido da Assisi

Luigi Penzo
Un grido da Assisi

Molti di noi, quando si era giovani, hanno vissuto gli anni della protesta nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche. Ci si trovava e si discuteva di avvenimenti che succedevano nel nostro paese, ed anche di eventi che capitavano in Europa o in America.  Giorni fa in un incontro tra “giovani anziani” si discuteva di quelle proteste, delle speranze, dei sogni, dei progetti allora creati, degli errori, delle buone azioni fatte. Ci è venuto da pensare quando uno di noi ci ha ricordato che abbiamo fatto sciopero a scuola anche per il Vietnam, (allora in una guerra politica) paese da cui arrivano oggi molti abiti e scarpe che indossiamo (oggi forse in una guerra economica per i bassi costi).
Oggi che a fatica riusciamo ad uscire dalle nostre case, con mascherina, guanti, distanti un metro uno dall’altro, abbiamo una voglia enorme di tornare alla normalità. Ci diciamo forte che “niente sarà come prima”, ma allora a quale normalità vogliamo tornare?  Una volta che avranno trovato il vaccino ed eliminato le mascherine, cosa succede, si torna come prima? In questo momento tutti i paesi stanno investendo una notevole quantità di risorse economiche ed hanno con questa grandezza di soldi, la possibilità di progettare non a breve, ma in una visione da qui ai prossimi dieci-quindici anni.
Interessi economici, miopie sovraniste, pigrizie mentali, egoismo, giocano decisamente a sfavore di questa lungimiranza, ma credo che sia una questione fondamentale progettare oggi non nella nostra ottica ma in quella dei nostri figli, per loro dobbiamo rivedere anche il nostro stile di vita.  Tutto è ormai interconnesso, gli avvenimenti ci dicono che siamo tutti nella stessa barca, allora iniziamo a remare.

Il Papa stesso con le sue encicliche ci dona molte riflessioni e basi fondamentali di discussione.

E sia Assisi la città, la comunità tutta, promotrice di questo cambiamento, venga fuori forte un grido, un urlo di Responsabilità!
Io non vivo ad Assisi, ma anche nella mia città ci si deve interrogare sul progetto di comunità che vogliamo avere da qui ai prossimi decenni. Si deve continuare a costruire e consumare suolo pubblico oppure destinare idee e soluzioni a far rientrare nella città la campagna e la natura che abbiamo rovinato in questi anni. Le coppie dei giovani le abbiamo costrette a lasciare i centri storici per i costi elevati e/o per un disegno di modernità che poi si traduce spesso in disagio, mobilità, velocità. Spesso ricreiamo delle grandi cattedrali commerciali dove gli architetti, in una visione di profitto e di marketing, ricreano spazi ed ambienti simili a quei centri storici (perché così uno si sente a casa).
Abbiamo lasciato perdere o deperire ambienti sociali e culturali, dove la comunità si trovava, per inventare le sale giochi ed i bingo, abbiamo costruito dove non si doveva.
Abbiamo oggi opportunità di pensare ad un disegno più grande, non sprechiamo questa occasione.
Si apra un dibattito pubblico, anche attraverso le piattaforme tecnologiche, si permetta a tutta la comunità di parlare, di proporre, anche di immaginare e sognare. Un primo passo dovrebbe essere quello di Unire le comunità, abbandonando vecchi campanilismi e preconcetti, unire soprattutto le periferie vicine al centro con soluzioni di mobilità nuove ed ecologiche. Il centro diventi anche periferia e la periferia diventi anche centro, spostando servizi pubblici, attività artigianali, attività di incontro, ristrutturando immobili e destinandoli ad abitazioni per coppie giovani, per famiglie.
Con i giovani impegniamoci contro il degrado ambientale, questione ormai inscindibile da tutto il resto, vi sono qui enormi spazi di ricerca, di impegno, anche costruendo professionalità nuove.  Sono bastati pochi mesi di sosta forzata durante il lockdown a farci vedere come la natura riesca a riprendersi i suoi spazi presto, come le città hanno avuto più problematiche rispetto ai piccoli paesi. Vi immaginate Assisi raggiungibile con piste ciclabili, oggi la tecnologia ci mette a disposizioni soluzioni di e-bike agili e compatte, in grado di arrivare con piccole difficoltà nei vari posti.
Energia pulita, economia circolare, piste ciclabili, bioedilizia, panchine dotate di energia usufruibile, possono essere il volano soprattutto per le piccole città d’Arte, dove la visita dovrebbe essere emozione, lentezza, visione.

Non poniamoci limiti, non è più tempo per il piccolo cabotaggio, cambiamo per qualcosa che vedranno i nostri figli, adesso.

Luigi Penzo

Tecnico di Laboratorio Chimico, appassionato della mia città, dedico attività nell'Università Popolare e nel volontariato attivo da molti anni, studioso e ricercatore, con la passione del bene comune. Nel mio cuore un posto speciale ad Assisi, il mio luogo dell'anima.

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]