Oggi, mentre oziavo beatamente a lavoro, mi è saltata alla mente una riflessione: ma la mia Assisi, la serafica civitas riconosciuta in tutto il mondo come simbolo di pace e nella quale i potenti dello stesso fanno spesso capolino per cospargersi il capo di cenere di fronte al Santo Francesco, com’è che non l’ho mai sentita associata al discorso più d’attualità che esista oggi? Com’è che ad Assisi non si parla di intelligenza artificiale?
Per contestualizzare come mai in una pausa d’ozio io mi sia ritrovato a pensare a questo anziché a più mondani temi (in fondo è appena finito il Calendimaggio, avrei potuto riguardarmi il video del verdetto almeno 4 o 5 volte e bearmi dell’esito), è utile che premetta qual è la mia occupazione: sono un ricercatore in intelligenza artificiale. Emigrato all’estero dalla mia bella città ormai 9 anni fa (sigh!) per perseguire la carriera accademica (sigh!) in questo settore che ai tempi era solo un embrione di quell’omnipervasiva divinità che è divenuto oggigiorno e di cui tutti ormai venerano il culto pagano.
Nonostante però io sia un appasionato di ciò che faccio quotidianamente, e nonostante ciò che faccio mi porti il pane (o meglio la fondue al giorno d’oggi), c’è una preoccupazione che negli ultimi tempi mi è cresciuta dentro e con la quale fatico a relazionarmi sia a livello personale sia a livello professionale: a me l’avvento così repentino e violento dell’IA fa un po’ paura. È strano a dirsi, ma tant’è. Vivo questa cosa con un misto di fervore messianico (in fondo, se faccio ciò che faccio, è perché credo veramente che l’IA un giorno ci aiuterà a migliorare le nostre vite) ed un senso di persecuzione: chissà cosa penserebbe il tizio davanti a me sul tram se sapesse che sto andando nel mio ufficio a creare la cosa che, secondo lui, un giorno finirà per rimpiazzarlo e lasciarlo disoccupato? O che peggio ancora potrebbe guidare il drone che stasera vedrà commettere una strage da qualche parte al telegiornale? Non sono sicuro che la prenderebbe benissimo.
Da qui la mia riflessione: com’è che ad Assisi, da sempre vista come uno dei principali centri per parlare di etica e stabilire la rotta che le umane genti dovrebbe seguire per camminare sul percorso che il Poverello ha tracciato davanti a noi, questi argomenti siano rimasti sempre un po’ ai margini? Preso dalla curiosità (e dall’atroce dubbio che in realtà mi sbagliassi) sono andato a fare un controllo sull’internet per vedere cosa ci sia. Il mio amico Gemini (sigh) mi ha risposto che qualcosa effettivamente c’è, l’AI Assisi Act del 15 Settembre 2024, documento redatto congiuntamente da alcuni frati minori del Sacro Convento di San Francesco e dai membri dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, nonché da altri partner come l’Università degli Studi di Perugia e la Procura Generale della Corte d’Appello di Perugia. Bene, mi sono detto, allora vedi che sei sempre sfiduciato? Vedi che non sai niente? Vai a leggere ignorante! E così ho letto, e non sono rimasto molto più soddisfatto di quanto non fossi prima: l’atto mette sì al centro della questione la figura dell’essere umano e la sua dignità in quanto tale, denunciando fermamente alcuni dei mali di cui l’IA può essere responsabile, ma il suo ambito è fortemente limitato all’area dell’informazione e della divulgazione di notizie. Non che non reputi queste tematiche assolutamente fondamentali al giorno d’oggi, ci mancherebbe, ma sinceramente mi aspettavo che la questione umana fosse declinata in altre forme e sotto ben altri aspetti.
Mi auguravo insomma che, dal primo documento mai redatto su questo tema, alcune questioni secondo me molto centrali al riguardo venissero trattate in maniera più approfondita, se non trattate del tutto. Questa NON è nel modo più assoluto una critica al Comitato che si è riunito per redigere tale atto, che è comunque un ottimo primo passo nella direzione che mi auspicavo di trovare, ma vorrei che la questione riguardante l’intelligenza artificiale e le sue implicazioni per la vita dei singoli e del colletivo rimanesse ben chiara davanti a noi, e auspico che la città da sempre considerata un faro di luce in certe materie voglia rivestirvi un ruolo da attore principale per quanto riguarda la discussione e la disciplina etica e morale di questi aspetti. Mi auguro con vivo cuore che Assisi possa giocare una parte di rilievo nella discussione su questo tema, e possa servire da guida e da riferimento come tante volte lo è stato per questioni umane ed umanitarie. In fondo, le tematiche a cui l’avvento dell’intelligenza artificiale ci mette di fronte sono quelle a cui ci troviamo già di fronte da secoli: la dignità dell’uomo, la sua posizione nel mondo ed il diritto alla stessa, il conflitto e la violenza verso l’altro. Nulla insomma di cui ad Assisi non si sia mai parlato, e che il mondo non abbia mai ascoltato uscire dalle nostre serafiche mura. Chissà se anche il mio amico Gemini ascolterà quello che diremo?