13 Maggio 2026

In principio era il Coro…

Patrizia Bovi
In principio era il Coro…
“Quattro donne vestite secondo la moda italiana, ca. 1580, da Habitus Variarum Gentium”

La festa del Calendimaggio è una ricostruzione moderna di un periodo storico (diventato sempre più flessibile) che racchiude in sé proprio il concetto di medievalismo; dove di storico, per la verità non c’è molto, anche se noi ad Assisi continuiamo a coltivare questo mito.

Gli studi del Prof. Tommaso Di Carpegna Falconieri sulle origini del Calendimaggio, hanno ribadito, ancora una volta, l’origine musicale della festa. Negli anni ’20 l’elemento caratterizzante è rappresentato dalle serenate in borghese. Dal 1954, prima edizione in costume, la sfida canora diventa l’elemento che sancirà la vittoria di una delle due parti; da qui inizia la storia della competizione nel Calendimaggio.

In principio era il Coro: l’unica manifestazione storica esistente in cui uno degli elementi di giudizio è dato dalla musica, anzi, dalla sfida corale. L’arrivo dei cori nella piazza del Comune, l’ultima sera, viene accolto dal pubblico con lo stesso esuberante entusiasmo riservato ai gladiatori nell’arena dell’antica Roma.

La centralità della musica nella festa è stata spesso oggetto di discussione, ma la scarsa considerazione per gli inserimenti musicali e la minima attenzione al loro valore drammaturgico e filologico hanno raggiunto quest’anno il punto più basso, traducendosi in un giudizio del giurato della musica ridotto a tre misere righe, nelle quali si legge testualmente:

Nessun riferimento critico, analitico: la stessa considerazione che si riserva alla musica di sottofondo di un aperitivo; la coerenza storico stilistica, scambiata con una presunta minor varietà.

La sera successiva al verdetto, è stato fatto recapitare all’Ente un testo integrativo, un po’ più dettagliato. Forse i commenti al mio post su un gruppo Facebook hanno indotto qualcuno a sollecitare il giurato a essere più preciso? In ogni caso, una toppa peggiore del buco.

Questo episodio, però, mi spinge a una riflessione necessaria.

Dopo tutte le parole spese per raccontare la festa, autoincensandoci, sarebbe utile interrogarsi su cosa sia diventata oggi la dimensione musicale nel Calendimaggio.

Se prendiamo in esame il solo settore della musica, rileviamo una media di 8-9 ore complessive di commento musicale nelle manifestazioni, a fronte del momento centrale della sfida canora, che può durare dai 50 ai 70 minuti. Pubblico e giurati sono immersi in un’atmosfera unica e irripetibile: 11 ore di armonie e sonorità che li accompagnano durante tutti e quattro i giorni.

Siamo ben lontani da quando, nei primi anni ’70, i cortei venivano accompagnati da un flautino.

Non voglio ridurre a una questione puramente numerica un fenomeno complesso come quello della musica nella festa, ma se analizziamo ciò che si cela dietro questi numeri, la questione si fa ancora più interessante. Se volgiamo lo sguardo alle liste dei musici presentate nella sede dell’Ente negli ultimi dieci anni, registriamo un numero sempre crescente di giovani musicisti — cantanti e strumentisti — che si stanno formando nelle discipline della musica medievale, grazie anche alla presenza dell’Accademia Resonars ad Assisi e ai corsi e seminari organizzati presso il Centro Studi Adolfo Broegg di Spello. Percorsi che consentono a molti giovani di studiare gli strumenti antichi, acquisire familiarità con i repertori medievali e confrontarsi con musicisti professionisti specializzati anche nei repertori legati alla festa.

A questo si aggiungono i numerosi professionisti della musica medievale, nati e cresciuti ad Assisi grazie al Calendimaggio, che sarebbero felici di restituire alla festa le competenze acquisite e sviluppate nel corso della loro carriera, contribuendo a darle maggiore profondità culturale.

C’è però un regolamento paradossale che limita la possibilità di avvicinarsi ad una prassi storicamente informata. Quello che, in un contesto professionale, sarebbe opportuno non fare — cioè eseguire musiche decontestualizzate rispetto al periodo storico — accade invece regolarmente in diversi momenti della manifestazione.

Il giurato al quale viene affidato l’infelice compito di giudicare la musica, raramente possiede tutte le competenze adeguate rispetto a quanto previsto dal regolamento.

La festa, come si legge nell’articolo 1 del suddetto regolamento, ha come limite temporale il 1442, mentre l’articolo 15 del regolamento 2016, ancora in vigore, recita:

  • La sfida corale si svolge nell’ambito di un repertorio di polifonia esteso (in deroga a quanto previsto in via generale dall’articolo 1 del presente “regolamento”) fino al 1580 compreso, purchè in armonia con l’ambientazione della manifestazione.

Anche gli inserimenti musicali presenti nell’intera manifestazione fanno riferimento a quella data

E sempre il regolamento stabilisce che il giurato della musica debba essere:

  • Un direttore di coro o musicista in entrambi i casi con specifica conoscenza del repertorio previsto dal presente “regolamento”

 

Quindi il malcapitato “musicista” (e, dal momento che il regolamento non prevede una sua formazione storico-musicologica, potrebbe anche essere il campione mondiale di fisarmonica e dirigere un coro) dovrebbe possedere competenze da direttore di coro e, al contempo, conoscere in maniera specifica il repertorio oggetto del regolamento: cioè la musica dal 1200 fino — udite, udite — al 1580.

Trecentottant’anni in cui, in termini di storia della musica occidentale, è accaduto di tutto: dai trovatori alla nascita del madrigale.

Si chiede dunque a un musicista, che avrà certamente una propria specifica competenza, di padroneggiare tutto lo scibile della musica medievale, pre-rinascimentale e tardo-rinascimentale; di essere tecnicamente competente nella direzione corale; di fare anche l’organologo e il filologo… insomma, una sorta di Superman.

E da qui nasce il meme che si diffonde ogni volta che viene annunciata la giuria e, dopo una rapida occhiata al curriculum del prescelto o della prescelta, il commento è sempre lo stesso: “Tanto non ne sa niente di musica medievale, quindi suonate quello che volete.”

Grazie a ciò siamo andati verso una deriva storico-musicale impoverita e spesso frustrante.

Per fare un esempio comprensibile anche ai non addetti ai lavori: immaginate se, dopo l’ingresso del gruppo dei maggiaioli o delle rappresentanze dei rioni, arrivasse improvvisamente in piazza un gruppetto di figuranti vestiti con piccole gorgiere, abiti femminili con busti appuntiti verso il basso e cappelli piumati.

Quasi tutti comincerebbero a fischiare la malcapitata parte che ha avuto questa infausta idea, e ai fischi si unirebbe il giudizio negativo dello storico.

Un esempio tra i tanti, quest’anno una delle parti ha eseguito un brano ottomano della seconda metà del ‘600, senza che, a quanto pare, la discrepanza storica venisse rilevata.

Il regolamento prevede una deroga, per la musica eseguita nella sfida corale, fino al 1580.Dal 2012 anche la musica che accompagna tutte le manifestazioni può includere compositori attivi nella seconda metà del ’500, come Giorgio Mainero, Andrea Gabrieli, Perissone Cambio. Ma ricordo ancora che il termine storico resta il 1442.

Le parti hanno costruito un patrimonio di costumi che, più o meno, si riferisce a questo periodo, con riferimenti iconografici che vanno da Simone Martini a Pisanello fino a Botticelli. I testi scritti per le scene si rifanno a un linguaggio talvolta boccaccesco; quelli più moderni tentano di ispirarsi allo stile del Poliziano.

Visivamente, dunque, esiste un’apparente coerenza; ma se si scava nei dettagli emergono delle assurdità.

Vogliamo davvero far crescere il Calendimaggio senza limitarci a operazioni di make-up?

Allora cerchiamo di dare credibilità alla festa, invece di trascinarla in un controsenso storico che va ben al di là del medievalismo.

Le cose erano diverse prima del 1988, quando esisteva il doppio giurato in tutti i settori: direttore di coro e musicologo, regista e scenografo, storico e antropologo.

Vogliamo regalarci, dopo oltre 72 anni di festa – nata dalla musica, cresciuta anche grazie alla musica e della quale la musica è il motore fondante – uno storico della musica accanto a un direttore di coro? Lasciamo al direttore di coro il suo lavoro, affiancandogli uno storico della musica: così, finalmente, se si dovrà perdere, almeno impareremo tutti qualcosa e ci rimetteremo a studiare.

Sarebbe una questione di dignità per la città e di rispetto per le decine e decine di musicisti che ogni anno si impegnano per la festa, lavorano per mesi, provano per giorni e mettono in campo tutte le loro capacità e competenze, per poi ricevere, al massimo, tre righe di lodi generiche a margine della scheda dedicata al coro.

Provate a guardare il Calendimaggio in streaming senza audio: state certi che, nonostante la bellezza dei manufatti e dei costumi, dopo dieci minuti cambierete canale.

È la musica che crea la magia. È la musica che accompagna tutta la narrazione. Ma è una musica che non conta neanche per un quarto del giudizio.

Sono anni che sentiamo parole solenni sulla centralità della musica nella festa, ma nei fatti essa continua a essere relegata a un ruolo ancillare; peggio ancora, non le viene riconosciuta neppure la dignità di un giudizio che spesso superi le “tre righe a margine” …

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