Il 2026 è iniziato sotto premesse che illuminano lo scenario internazionale coi fuochi dei bombardamenti, uno spettacolo tragico che senza soluzione di continuità va in scena sotto i cieli di Caracas, quelli ucraini e russi, siriani, somali, iraniani, yemeniti…
Eventi di portata così grande in corso in posti lontanissimi non sembrerebbero riguardare il contesto locale in cui nasce una associazione e una rivista come questa, se questo contesto non portasse il nome che ha.
Assisi fin dalla sua rinascita culturale del secolo scorso, operata da Arnaldo Fortini sotto il segno del messaggio francescano, ha unito la sua essenza civica a quella religiosa nella perpetuazione di un messaggio storico di comprensione e dialogo interculturale, certificato prima con la giornata di Preghiera per la Pace di Giovani Paolo II del 27 ottobre 1986 e poi con l’attività di Papa Francesco, che alla figura del poverello ha ispirato la sua enciclica più famosa, per i tempi che corriamo quasi rivoluzionaria.
Gli sviluppi recenti unitamente al racconto falso di una pace finta rischiano di obliterare dalla realtà quello che continua a succedere tutti i giorni in Palestina, un massacro scientifico che con la pax trumpiana perpetua in maniera coperta un genocidio incrementale[1].
È in corso da mesi una campagna promossa da numerose associazioni raccolte negli Enti Territoriali per la Palestina[2] tesa a fornire strumenti concreti alle amministrazioni per dare una applicazione pratica a quanto stabilito dal diritto internazionale già nei contesti locali, quelli più vicini al cittadino e fin qui criminalmente evase della grandissima maggioranza degli stati che compongono le istituzioni sovranazionali.
L’appello racchiude le premesse legislative a partire dalla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia e sostanzia nei provvedimenti di interruzione dei rapporti economici con lo Stato di Israele e la spinta all’applicazione delle sanzioni quanto elaborato dalla Relatrice Speciale per i diritti umani all’ONU Francesca Albanese, nel suo rapporto sulle matrici strettamente economiche dietro l’occupazione e il sostegno bellico ricevuto da Israele.
L’attività della giurista italiana è oggi soggetta a iconizzazione, pratica tanto in voga in un paese che ama scaricare sul prossimo oneri che sarebbero responsabilità diffusa in uno stato realmente democratico, quando la sua straordinarietà risiede nell’aver semplicemente svolto il suo compito con onestà e puntiglio in un contesto internazionale in cui pochissimi hanno il coraggio della verità. Mentre la spettacolarizzazione del personaggio funzionale all’esposizione a attacchi mediatici e politici viene portata avanti tutti i giorni da una informazione colpevole e da una classe dirigente ipocrita, la situazione di Francesca Albanese diviene sostanzialmente straordinaria quando, caso forse unico al mondo, è stata colpita da sanzioni personali dagli USA.
A chi pensa che l’intervento in queste situazioni competa esclusivamente alle istituzioni nazionali e europee si ricorda che per quanto riguarda i rapporti con gli altri soggetti dell’ordinamento internazionale l’art. 114 Cost. riconosce a tutti gli enti sub-statali – Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni – la natura di enti costitutivi della Repubblica in una condizione di parità con lo Stato medesimo, mentre Il rispetto e l’attuazione delle norme internazionali sono doveri cui sono tenuti anche gli stessi enti locali, secondo quanto previsto già dall’art. 2 del d.lgs. n. 112/1998.
Se Assisi è quindi autorizzata dalla legge nell’espletamento delle attività estere a recepire moltissime delle istanze promosse nell’appello, la sua rilevanza le impone un ruolo proattivo nel perseguire, oltre al dialogo, la sensibilizzazione e il conseguimento a tutti i livelli istituzionali del massimo risultato sul fronte dell’isolamento economico e boicottaggio commerciale israeliano fino al ristabilimento dell’ordinamento internazionale.
Una mozione che recepisca pressoché integralmente lo schema dell’appello è quanto mai necessaria e chi scrive si augura sia presto in discussione del consesso del governo cittadino
La comunicazione degli eventi natalizi da anni è un efficacissimo dispositivo di promozione turistica che evolve le classiche illuminazioni esondando sulle facciate delle nostre chiese e palazzi comunali e questo anno è stata particolarmente dedicata a questi temi. Una celebrazione del messaggio di pace insito nello spirito di Assisi che ha animato anche il Palazzo del Capitano del Popolo ogni dieci minuti tutte le sere per settimane. Un’inerzia da parte degli amministratori a comprendere l’importanza di una ricezione integrale delle istanze promosse dagli Enti Territoriali per la Palestina sarebbe indice dell’incapacità dei nostri rappresentanti eletti su tutto il territorio comunale di comprendere l’importanza dell’incarico che ricoprono e della trasformazione del messaggio che la nostra città veicola da almeno un secolo in una vuota retorica. Ancora più grave in quanto monetizzabile.
Prima di Natale Tomaso Montanari, ospite nella Sala della Conciliazione, ci ricordava nel corso del suo emozionante excursus sui modi dell’arte mondiale di raccontare la guerra (e la pace) rifacendosi a Norberto Bobbio e Erasmo da Rotterdam come “la responsabilità della guerra è tanto più alta quanto più si è lontani dal conflitto”. Perché la distanza diluisce le conseguenze, alleggerisce il fardello e il disimpegno in una situazione di comoda delegittimazione è una colpa che non possiamo più portare. Soprattutto da assisani.
[1] Ilan Pappè, 10 miti su Istraele (2022)
[2] Vi partecipano tra gli altri ACLI, ANPI, ARCI, Libera, Oxfam Italia e Rete Italiana Pace e Disarmo