L’entrata in vigore del periodo di sperimentazione dei varchi di controllo agli accessi della Zona a Traffico Limitato del centro storico ha di imperio risvegliato dal torpore quanti confidavano nella temporaneità dei provvedimenti come nella più eterna delle permanenze della nostra città. Questa soluzione, da tempo finanziata e realizzata nella struttura e lungamente rimandata, segnala la volontà di governare o comunque di incidere su una situazione che per interessi particolari (la situazione di Piazza del Vescovado), evoluzione dei numeri (la costante e perenne crescita delle presenza turistiche), la retorica securitaria (la sicurezza è stato il primo motivo della chiusura della Piazza San Francesco) vede modifica la realtà fisica di diverse parti della città, relegando allo spontaneismo e alla logica residuale le soluzioni per la disciplina del traffico veicolare e non all’interno della città.
Se il periodo di prova sarà importantissimo per verificare numeri e natura dei flussi cui è sottoposta Assisi, la definizione dei parametri di funzionamento del dispositivo di controllo devono informarsi a una ratio che non può non riflettere la visione dell’amministratore. L’istituzione del tavolo tecnico sul centro storico e la discussione pubblica del progetto degli ascensori di Porta Nuova su input di un comitato civico denotano da parte del Comune una volontà di vicinanza e interlocuzione con la città viva che a memoria di chi scrive costituisce una novità, se si escludono i momenti drammatici post-terremoto ’97.
Proprio in occasione dell’incontro pubblico a Palazzo Bonacquisti si è rivelato come le specifiche di progetto dell’impianto a Porta Nuova fossero il sollevamento contemporaneo di un quantitativo di persone pari alla capienza di un intero pullman, una premessa più in linea con una concezione di spazio di sosta e scarico di un centro commerciale che con quella di una zona liminale di un parco pubblico e una porta di accesso cittadina. Più che gli aspetti progettuali estetici, la soluzione tecnica e il centimetro in più o in meno rispetto allo sbarco sui giardini di Largo Properzio è quindi l’impostazione del problema che tradisce l’accantonamento di tutte quelle che sono le esigenze di fruizione e rispetto del contesto accampate dai cittadini assisani. Una soluzione che al contenimento delle superfici (e dei costi) alla effettiva esigenza di disabili e persone con ridotta mobilità e la realizzazione del passaggio in trincea con riqualificazione del pendio e percorsi dedicati sul sedime dei tracciati esistenti anteponeva esigenze che passavano totalmente sulla testa dei cittadini.
La sacrosanta fermezza dell’amministrazione sulla necessità dei varchi, oramai una costante in molti delle città storiche sottoposte ad eccesso di fruizione che si porta dietro sempre conflittualità degli usi, non può anche qui non lasciare il necessario spazio all’aggiustamento progettuale del provvedimento in linea con una idea di città precisa e che chi scrive aspetta da tempo. Le polemiche, le paure e i ricorsi al TAR di una associazione di categoria che denuncia una disparità di trattamento reale rispetto ad altre attività omologhe rischia mettere fuori fuoco il potenziale di uno dei primi provvedimenti regolatori, nonostante questi si siano resi sempre più necessari in conseguenza della ipertrofica crescita della struttura turistica e commerciale succeduta alle liberalizzazioni del decreto Bersani.
È ormai noto di come questa sia evoluta dalla riconversione di molti servizi che prima erano destinati ai residenti con particolare riferimento agli spazi abitativi e di come questo dipenda da logiche macroeconomiche legate alla catena del valore e alle nuove esigenze di consumo ma anche dalla postura delle singole amministrazioni in tema di servizi e politiche abitative.
Un piano del traffico che privilegi residenti e lavoratori e limiti fortemente l’accesso e la sosta della totalità dei veicoli privati della fruizione turistica, in un contesto morfologico che posiziona uno dei più o meno nuovi parcheggi stellari perimetrali alla cinta muraria a meno di 500 metri da quasi ogni punto della città storica, si pone come una risposta ferma e un cambiamento di tendenza a una politica che ha sempre anteposto l’aspetto commerciale a quello sociale. Anche la semplice concessione del carico e scarico a una popolazione turistica che nei sempre più frequenti periodi di pieno da sola sopravanza quella residente è facilmente identificabile come il principale motore del traffico veicolare interno nonostante ne sia a parere mio il minore titolato. In un contesto in cui la privatizzazione dei benefici e la socializzazione dei costi da parte dei portatori di interessi è regola difficilmente riequilibrata da una imposizione fiscale che non rimane mai sul territorio a compensarne gli impatti, una gestione del traffico che privilegi chi la città la vive avrà l’effetto di un miglioramento del prodotto per anche chi la usa e basta. Stimolazione del trasporto pubblico, decongestionamento, limitazione della sosta selvaggia e l’attivazione di forme di mobilità e servizi alternativi da parte delle strutture alberghiere saranno effetti di secondo ordine che potranno avere luogo solo alla luce della condivisione dei principi da parte degli esercenti commerciali e della maggior parte dei residenti stessi.
Il fenomeno turistico così come lo spostamento della gran parte dei fruitori del centro storico al di fuori di esso sono un fenomeno relativamente recente rispetto alla storia centenaria della forma residenziale del sito ma è destinata a presentare un conflitto tra gli usi che sarà strutturale e sempre più sbilanciato. Solo una gestione del fenomeno nel rispetto delle mutue esigenze e frutto di un confronto democratico potrà trasformare la diversificazione delle sue attività come un punto di forza sia in termini di finanziamento e miglioramento dei servizi al cittadino che di esperienza da parte dei visitatori all’interno di una comunità vitale e partecipata. L’alternativa è scritta nei testi accademici che da più di mezzo secolo si occupano del tema e nella realtà di molte città omologhe. Onerosità dei provvedimenti di controllo, inasprimento dei conflitti e espulsione di uno dei gruppi concorrenti (il più debole) e erosione delle forme fisiche e sociali del bene. Un circolo vizioso che porta inevitabilmente al decadimento della funzione insediativa come a quello della risorsa turistica.
Uno strumento partecipativo atto a mettere a fuoco esigenze e proposte in tema di qualità della vita e diritti di cittadinanza sta (ri-)nascendo nel Comitato dei Residenti del Centro Storico. Invito tutti quelli che credono nelle possibilità offerte dalla vita di prossimità all’interno delle mura a dare forza a questo strumento che, oltre a riabituarci a esistere e concepirci come comunità, possa anche dare un supporto tangibile e propositivo ai nostri amministratori per un vero cambio di paradigma rispetto alla realtà del nostro centro storico.