30 Gennaio 2022

Cultura e turismo: le aspettative di questo binomio

Luigi Penzo
Cultura e turismo: le aspettative di questo binomio
Rocca Maggiore e Rocca Minore

Mantenere un certo equilibrio fra la soddisfazione di interessi e progetti di breve termine – e il perseguimento di interessi e progetti di medio-lungo termine – questo quello che ci si aspetta da chi è deputato ad amministrare le nostre città; lavorare anche per realizzare quello che probabilmente sarà portato a compimento da altre amministrazioni, ma che non deve rimanere parcheggiato o chiuso in qualche cassetto.
Succede così anche nella mia città, opere iniziate e non terminate oppure realizzate solo perché vi erano dei fondi, che altrimenti sarebbero andati perduti, come se l’impegno economico fosse di qualcun altro (sono soldi della regione, dell’Europa, di leggi speciali …).

Spesso inoltre, passiamo davanti a queste costruzioni che ancora non hanno trovato una loro identità e neanche le vediamo, o perlomeno non ci colpiscono più, tanto il nostro occhio e la nostra percezione annegano nell’indifferenza, abituati a vederle sempre in quello stato.
A tutto questo, a volte fanno da specchio invece opere storiche, immobili di prestigio, monumenti, che rimangono trascurati, abbandonati, non valorizzati, opere che soffrono di un anonimato antico.
E così siamo sempre alla ricerca di finanziamenti, spesso finalizzati sempre alle stesse opere, a progetti vecchi, che una volta portati a compimento, si scontrano con un altro problema: ma poi chi gestisce l’opera?  La gestione pubblica si è troppo volte rivelata impreparata e professionalmente non all’altezza del compito, con risultati disastrosi.
In questi giorni si sta entrando nel vivo per quel che concerne il Piano Nazionale di Resistenza e di Resilienza, che prevede nelle sue missioni, un’ampia serie di interventi rivolti ai comuni (digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, attrattività dei borghi, tutela del paesaggio, valorizzazione dell’identità dei luoghi, di parchi e giardini).  Ci sono ampie risorse a pubblico e privato, che richiedono un’adeguata conoscenza delle procedure, fondamentali per definire gli obiettivi e avviare i progetti.

Ci aspettiamo piani operativi dettagliati eidonei a beneficiare di queste opportunità delineate, ma soprattutto, la comunità si aspetta un gioco di squadra, un lavoro comune, che vada oltre ogni interesse politico o di piccola parte.  Da questa imperdibile opportunità di sviluppo e di rilancio anche per Assisi, passerà la più grande sfida dei prossimi anni.
Il nostro paese sta ancora attraversando le problematiche legate al Covid, che tra le altre cose ha fatto un danno enorme alla convivenza civile, alla condivisione, al sentirsi società, siamo stati costretti a vedere il mondo in streaming (certo anche utile in alcuni momenti) ma fuori il mondo è reale, i problemi delle città ci sono, rimangono stagnanti e non affrontati.

Una studiosa ricercatrice ha scritto che i giovani hanno a cuore l’ambiente, la mobilità verde, il riciclo, essi si aspettano che ci siano nuove tecniche ed organizzazioni, utili al riutilizzo dei prodotti con cestini in grado di separare già i rifiuti, si aspettano città turistiche con un miglioramento del traffico, semafori intelligenti e algoritmi che ne gestiscano i flussi, si aspettano che le piccole città non vadano in tilt solo per un afflusso domenicale turistico, ma si aspettano soprattutto  maggior qualità  della vita, città inclusive, pretendono servizi per le mamme e le famiglie, per un turista lento, per gli anziani, senza barriere architettoniche, con più spazi di aggregazione sia per il lavoro sia per il tempo libero.
Il turista prossimo, forse vuole visitare un museo, vedere una chiesa, ma vuole anche sentirsi parte dell’ambiente che quel museo ha intorno, capire come esso racconti anche la vita della gente, della comunità, la sua storia, quello che nel corso dei secoli si è impregnato nel borgo, l’atmosfera, le tradizioni, le attività.

Nelle piccole città italiane come Assisi, nel corso della storia, le persone, le economie, le culture si sono sempre incontrate (penso alle contrade dove la vita era a misura di famiglie e di persone) ma una vera città d’arte è molto di più di una chiesa, di un monumento, è un ambiente naturale diffuso e inclusivo (con centri culturali, musei, teatri, arene, biblioteche, librerie, alloggi, artigianalità, ruralità), ben distribuito nei vicoli, nelle piazzette, per dirla semplicemente nella parte, de sopra e nella parte de sotto.
Bisogna allacciare o riallacciare i legami tra i cittadini, tra chi ci vive e tra chi ci passa, anzi valorizzando le tracce e le opere di quegli artisti che nel corso dei secoli hanno saputo unirsi culturalmente con Assisi, a cui hanno lasciato “ricordanze” di altissimo valore; l’idea di un parco letterario a loro dedicato è stata in passato già formulata in AssisiMia.
Un impegno importante deve essere dato al verde urbano, non si tratta certo di piantare un bosco in città, ma si può certamente inserire in vari contesti la presenza del verde, con aree attrezzate, panchine di legno ed arredi (la fantasia italiana può produrre cose meravigliose), creare serenità, familiarità e benessere in spazi altrimenti anonimi o meno valorizzati.
La cultura ed il turismo come leva di inclusione e di partecipazione attiva, perché il futuro è il coraggio di creare una città di speranza e di creatività; nella regione dove abito, la Chiesa locale ha promosso un confronto ed un dibattito, per attivare connessioni ed aperture ad essere creativi e audaci, per la ripresa del paese, costruendo invenzioni per promuovere la cultura come leva di partecipazione.

Giandomenico Cortese, giornalista, ha scritto che l’impegno serve per rigenerare la democrazia, proponendo modelli che suscitano conoscenza e sollecitano le giovani generazioni, integrando, aggregando e connettendo storie e lezioni di vita.

Penso all’idea del museo diffuso, cioè di un percorso attraverso le botteghe, le attività artigiane, atte ad ospitare un piccolo angolo dedicato alla realtà assisana, alla sua storia, con esposizioni e/o realizzazioni sul posto, penso ad artigiani del legno, a pasticceri che preparano le golosità, a librai che raccontano, a poeti che decantano versi, a storici che narrano, ad attori che interpretano, a musici e tamburini che suonano.   Sono sicuro che in Assisi vi sono persone che in questo potrebbero riconoscersi, penso alle professionalità del Teatro degli Instabili, dei partaioli del Calendimaggio e così via.

Prima cosa creare uno spazio, un luogo pubblico, una sala, dove attivare questo processo di discussione, spingendo la politica a confrontarsi in maniera costruttiva.
Oggi ci affidiamo allo sviluppo di tecnologie, certamente importanti, ma non dobbiamo dimenticare il senso dell’umana convivenza che sta alla base di tutto.

Luigi Penzo

Tecnico di Laboratorio Chimico, appassionato della mia città, dedico attività nell'Università Popolare e nel volontariato attivo da molti anni, studioso e ricercatore, con la passione del bene comune. Nel mio cuore un posto speciale ad Assisi, il mio luogo dell'anima.

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