27 Maggio 2021

Per una responsabilità individuale e collettiva

Luigi Penzo
Per una responsabilità individuale e collettiva

L’altro ieri il Ministro dell’Università e della Ricerca sottolineava che “dobbiamo lavorare, soprattutto, perché si rafforzi la fiducia tra le persone, i docenti, i ricercatori, i tecnologici, i manager, gli amministratori pubblici e privati.  
Questo porta una grande conseguenza: la fiducia cresce quando si dimostra che impegno, dedizione e merito siano adeguatamente valutati, quando si mettono a disposizione.
Vi è una grande responsabilità in questo, individuale e collettiva.
È facile per ognuno di noi tirarsi fuori, coltivare il nostro orticello, sottovalutare la situazione; ma proprio io? Ma chi me lo fa fare?  Fino a ieri abbiamo criticato ogni cosa, abbiamo assistito in silenzio alla “bruttura” e trasformazioni anonime delle nostre città, piani casa o commerciali, senza anima, senza un disegno chiaro, abbiamo ascoltato tante parole.
In alcuni momenti abbiamo anche protestato la politica del nostro paesino, le decisioni già decise, lo sviluppo spesso indirizzato unicamente ad un turismo commerciale, la crescita di botteghe tutte uguali, la chiusura di tanti piccoli artigiani, di attività storiche che erano gioielli della nostra storia, abbiamo ascoltato e dato retta a slogan e promesse, arrivando alla fine con sfiducia a renderle e considerarle tutte uguali.
La stessa critica, si faceva ad ogni passo della nostra Europa, non andava bene, la colpa era sempre di altri, perché erano altri che decidevano, che perdevano tempo, dimenticandosi che parliamo di Unione Europea, di cui ne facciamo parte anche noi, anzi spesso non cedendo responsabilità e deleghe, abbiamo incentivato indifferenza ed assenze.
Certo, tanti passi indietro e molti silenzi vi sono stati, ma anche passi in avanti, come le coraggiose iniziative adottate in questi mesi.
In questi giorni spesso ci chiediamo: spetterà ai giovani guidare questo nostro paese verso una crescita innovativa, competitiva, verso un futuro che l’Europa ha scommesso su di loro, finanziando a debito comune una ripresa Next Generation?

La risposta sarebbe logica nel si, ma per questo abbiamo bisogno di “cancellare” vecchi sistemi, vecchi modi di fare.    Oggi abbiamo bisogno di costruire progetti che abbiano orizzonti lunghi, avendo già in mente quello che sarà il domani delle nostre città.  
Allora dobbiamo uscire dal silenzio che ora copre tutto, parliamo di questo futuro, organizzando un percorso di dibattiti e tematiche sul ”futuro di Assisi e del suo territorio”, un’ampia consultazione pubblica, con spazi fisici e digitali, costruendo proposte, elaborati, in grado di rendere la città più vicina ai cittadini, ma soprattutto avvicinando tutti i soggetti, le generazioni.  Costruiamo un percorso di obiettivi, di quello che si ritiene necessario e condiviso, una specie di “lettera aperta” che possa diventare strada di discussione.
Gli obiettivi che il Paese si è posto  dovranno promuovere la trasformazione digitale nella città, sostenere le attività innovative del sistema produttivo, rendere fluido ed immediato il contatto con il turismo, fatto con connessioni veloci ed interventi di valorizzazione dei siti storici e delle varie strutture ricettive, lavorando in squadra;    la Transizione ecologica dovrà sviluppare un’economia circolare, legata all’agricoltura ed all’ambiente non più visto come spazio da sfruttare, ma ricchezza.
Gli obiettivi che il Paese si è dovranno promuovere Infrastrutture e mobilità sostenibile, sostenere il ruolo delle strutture scolastiche, aperte anche al territorio, inclusione e coesione dovranno promuovere progetti nelle politiche attive del lavoro, in particolare verso il mondo femminile.

L’arte di governare dovrà pure confrontarsi con questo!

Assisi è una città ricca, bella, piena di patrimonio di straordinarie bellezze e patria di tanta bella gente, sia nel passato sia oggi.
Rimettiamo in moto le energie che vi sono, perché questo attiverà una serie di collaborazioni nei territori che farà del bene, e che lascerà delle tracce, dei sentieri.
Non dimentichiamo poi per i giovani il problema ambientale, sempre più pressante.
La cementificazione assurda dei territori ha creato una crescita sbagliata che oggi in tempo di crisi lascia capannoni abbandonati, distretti chiusi. Tutto questo, spero rilanci anche un dibattito politico e magari movimenti che si prefiggano di indirizzare le scelte future e magari anche a governarle collegialmente o direttamente
Il punto principale devono essere gli obiettivi. C’è sicuramente la creazione di una sensibilità diffusa, che si rivelerà decisiva per i consumi ed i comportamenti, di cui bisognerà tener conto nei progetti di sviluppo. Emerge una crescente attenzione da parte delle nuove generazioni, si parta da noi, dal nostro modo di concepire questa sfida, dalla nostra capacità di contagiare gli altri con la stessa nostra convinzione, non importa quanto sia impegnativo.
Magari oggi riteniamo di non avere ancora queste capacità, ma non è vero, c’è, magari ad un livello base che dovrà essere incrementato passo dopo passo. E si può fare. Non è complicato, non è costoso, non è comunque tardivo.

Il futuro non deve essere qualcosa che accade e basta: è nelle nostre mani.

Luigi Penzo

Tecnico di Laboratorio Chimico, appassionato della mia città, dedico attività nell'Università Popolare e nel volontariato attivo da molti anni, studioso e ricercatore, con la passione del bene comune. Nel mio cuore un posto speciale ad Assisi, il mio luogo dell'anima.

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