25 Aprile 2021

Ri-tessere i legami di comunità

Luigi Penzo
Ri-tessere i legami di comunità

La scorsa settimana insieme ad una associazione, ho partecipato ad una iniziativa di pulizia e di educazione ambientale in un quartiere della città dove vivo. Un’occasione per raccogliere la plastica abbandonata, togliere le erbacce, pulire le siepi e così via, per condividere assieme la necessità di avere una città pulita e per valorizzarne alcuni angoli abbandonati o poco valorizzati.
La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la presenza di molti ragazzi e ragazze, tutti consapevoli del fatto che oggi più che mai è necessario, per il perseguimento di uno sviluppo sostenibile, trovare un “ponte” tra le amministrazioni pubbliche e la società civile.
Come direbbero i nostri nonni, bisogna far seguire alle parole i fatti, passare alle buone azioni, perché cosa buona e giusta. Il luogo dove viviamo non lo dobbiamo solo considerare come semplice contorno alla nostra vita ma deve essere sentito come bene comune, parte integrante del nostro vivere.
Qual è la qualità della nostra vita nei contesti dove viviamo? Quali servizi ecosistemici ci fornisce o meglio ci potrebbero essere forniti? Quale sviluppo si intende adottare delle nostre strade, dei quartieri dove viviamo?
Abbiamo la fortuna di vivere in un paese meraviglioso, dove ci sono luoghi che raccontano la storia ed altri che la custodiscono, ed a volte ne sono talmente impregnati che spesso gli stessi abitanti non si accorgono della loro bellezza.

Luoghi che il corso del tempo ha reso tutt’uno, ambiente e comunità, paesaggio e sviluppo urbano, religiosità e ateismo.
Per chi entra da “fuori” in questi ambienti naturali e storici, quali Assisi, ne viene rapito, avvolto dalle emozioni, gli occhi scattano foto in continuazione, ci si ferma ad ascoltare i suoni, i rumori, ed a saporare gli odori.
Ognuno di noi spesso è passato davanti ad una piazza e l’ha vista caotica, sporcata da indecorose cose, spesso ha visto lo spazio rimpicciolirsi sempre più davanti a costruzioni ritenute necessarie, a parcheggi nati come funghi, a prati scomparsi perché ingombranti nello sviluppo urbano, a parchi presenti spesso solo sulla carta.
Negli ultimi anni abbiamo sentito molti discorsi sull’emergenza ambientale, ora è il momento di trasformare le parole in azioni.
Chi di noi ha qualche anno in più, si ricorderà del periodo degli anni ‘70 legati ad una politica che si identificava allora “verde”, che a fatica ha cercato di modificare i programmi e le politiche, ma che poi è stata inglobata nel dibattito politico e partitico, confinandosi in una discussione silenziosa e spesso sterile.
Come cittadini dobbiamo ritrovare la passione e lo slancio per una dimensione comunitaria legata al rispetto del bene comune, che è il territorio dove abbiamo messo radici.
Si deve ritrovare lo slancio per un servizio onesto e soprattutto competente, da rendere al paese, per fare squadra con la gente, mettendo al centro trasparenza, confronto, concretezza e pragmatismo nel superare i problemi.

La natura ha dato ad Assisi un suo equilibrio costruito secolo dopo secolo, anno dopo anno, frutto del lavoro di tante genti, ma questa va mantenuta, arricchita ma soprattutto tutelata perché appartiene alla collettività ed il suo mantenimento rappresenta un’attività di pubblico interesse. 
Oggi si fa un gran parlare di verde anzi di “green” data la moda di utilizzare termini inglesi, si dice crescita green, green economy, sviluppo green, inserendo tutto questo in un piano di ripresa che ha una dote economica considerevole.
Io spero che i giovani (così come eravamo noi anni fa) se ne facciano carico in azioni concrete. Hanno la chance di cambiare veramente qualcosa, sentono questa urgenza ambientale e climatica, in parte sentono la paura di un futuro, e molti di loro hanno la voglia di partecipare a qualcosa che abbia un senso, non legato alla mera speculazione economica, ma fare qualcosa di concreto.
In molti sentiamo un forte impulso ad organizzare diversamente la visione della città dove abitiamo, per cambiare e mettere in ordine il nostro spazio, per denunciare pianificazioni sbagliate, consumo di suolo.
Il futuro ci riserva città più attente al benessere inteso come equilibrio tra le persone e l’ambiente naturale, oggi più che mai necessario e raggiungibile con nuove tecnologie.
Lo sviluppo non può passare solo e meramente per un mercato immobiliare, nell’avere sempre nuove costruzioni, che non si capisce per quale motivo devono sempre avere volumi superiori.

Gli interventi devono puntare alla salvaguardia e al rispristino della qualità paesaggistica del territorio, perché questo rafforza le economie locali, spesso più deboli rispetto al capoluogo centrale.
Una città che ti viene incontro e che valorizza i suoi servizi, magari raggiungibili a piedi o con sistemi di micro-mobilità.
È molto probabile che questo avvierà un confronto tra pubblico e privato, aprendo ad opportunità del tutto nuove per imprese, cittadini e pubblica amministrazione.
Il futuro ha venature verdi e la bellezza deve essere in cima alla priorità di chi progetta un edificio o disegna un piano, perché noi ci comportiamo diversamente a seconda che ci troviamo a vivere e lavorare in un posto bello o brutto.
Quello che è Assisi oggi, vuol dire che il senso del bello ce l’abbiamo dentro, che ne possediamo gli strumenti per distinguerlo, per valorizzarlo.  Impariamo a vedere la città e ad esserne cittadini in…fatti.
Bisogna rimettersi in gioco e partire dal luogo dove si vive, dalla dimensione in cui è più facile riconoscersi, il senso è fare rete e ritessere i legami di comunità.
Non si può far passare tutto, solo perché muove l’economia, anche perché così facendo gli errori ambientali li lasceremo alle generazioni future.

Luigi Penzo
Luigi Penzo

Tecnico di Laboratorio Chimico, appassionato della mia città, dedico attività nell'Università Popolare e nel volontariato attivo da molti anni, studioso e ricercatore, con la passione del bene comune. Nel mio cuore un posto speciale ad Assisi, il mio luogo dell'anima.

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