28 Marzo 2021

E ora un modo diverso di fare turismo

Luigi Penzo
E ora un modo diverso di fare turismo

Parlavo l’altro giorno con un ragazzo, mi raccontava della sua esperienza fatta due anni fa, in Europa, grazie al progetto Erasmus.  Il ragazzo che partiva da un paesino, come tanti in Italia (perché non sono solo quelli che abitano nelle città che ci vanno) si è trovato in mezzo a decine di coetanei provenienti da tanti paesi, con i quali ha vissuto questa esperienza.
Alla mia domanda su qual’era il valore “in più” che questo ha lasciato, mi ha risposto con una sola parola: condivisione.
Noi tutti, in questo momento siamo chiusi in casa, a muoverci solo per necessità, a rimanere isolati per la pandemia.
Stiamo condividendo soprattutto le problematiche da questa creata, il bisogno di protezione, la necessità di vaccinarsi, l’esigenza di aspettare, il timore di non farcela, l’andrà tutto bene.
Si tratta di una condivisione forzata, che si confronta ogni giorno, con la comunicazione e l’informazione che i telegiornali e gli altri mezzi, ci danno.  In attesa.
Come cittadini sapremo poi ritrovare la passione per il bene comune, per la dimensione comunitaria, laddove purtroppo la politica in questi anni ha sbagliato. Ci siamo dimenticati il contatto con la gente, con i problemi quotidiani. Problemi che abbiamo lasciato insoluti ma per questo aggravati giorno per giorno di sfiducia, di rassegnazione.

Oggi il nostro Paese è chiamato a fare scelte importanti, anzi, tutti noi siamo chiamati a fare delle scelte importanti; scelte che devono incidere sul futuro, sui nostri figli, perché non è più tempo di promesse, parole e parole, bisogna programmare ma con coscienza, serietà, in un’ottica pluriennale, non vincolata ad interessi di parte o di gruppo.
Nei piani di ripresa anzi di resilienza, saranno coinvolti i territori, le città.  Mi auguro che l’Umbria e la città di Assisi siano propositivi in tal senso, soprattutto per tutti quei progetti legati alla green economy ed allo sviluppo di un turismo sostenibile, legato al rispetto dell’ambiente.
Il turismo di massa, con la corriera che scarica centinaia di persone, che di corsa vanno a vedere una chiesa, un monumento, potrà sicuramente tornare, ma ad esso, di pari passo, va affiancato il turismo consapevole, quello che non segue il calendario delle ricorrenze, ma che cerca il borgo, l’area protetta, i prodotti territoriali, la storia della comunità, la lentezza.
Un turismo in cui i souvenir non sono il portachiave, la statuetta, la cartolina, l’oggetto uguale ed imitativo (costruito chissà dove), ma sono le emozioni ripetute, il sentirsi sicuri e protetti, la fotografia non scattata ma quella che rimane negli occhi, che poi ti riporta a ritornare per riviverla.
Non si capisce per quale motivi i turisti siano costretti ad andare a mangiare in un fast food e/o ristorante che propone piatti fatti apposta per loro, veloci, isolati dal contesto, senza anima.
Cucina assisana, accessibilità senza auto, visione storica non chiusa nei musei ma aperta al territorio, recupero dei borghi e degli edifici rurali, ospitalità diffusa, legata anche al bisogno e possibilità di lavorare dove si vuole, lontani dalle città ed in zone dove si può felicemente vivere a contatto con la natura ed il paesaggio.

Un turismo che “soddisfa i bisogni degli ospiti e della città ospitante e allo stesso tempo protegga e consolidi opportunità per il futuro”.
Un turismo che se si rivolge alla visita del Subasio, contribuisca anche alla protezione e salvaguardia della natura ed al benessere delle popolazioni locali.
Un turismo che se si rivolge alla visita d’arte contribuisca anche alla sua conservazione, alla crescita di angoli ed aree meno sviluppate, ma con grande opportunità. 
Un turismo che se si rivolge alla visita religiosa contribuisca anche ad entrare dentro il cuore delle persone, in fraternità e condivisione dei valori alla base del francescanesimo.
Coinvolgiamo la comunità, le associazioni, i gruppi, con un dibattito aperto, con progetti su piccola scala, un laboratorio di idee che abbia lo scopo primario di creare o consolidare reti, operatività, per condividere e confrontare opinioni, pratiche e metodi.
Non è più tempo di promettere costruzioni, cementificazioni, piani regolatori che poi rimangono sempre e solo sulla carta, con decine di “varianti”, è tempo di ritrovare il bello in quello che già c’è, rivalorizzarlo, rispettarlo.
È tempo di costruire le piazze, quegli spazi dove la gente si ritrova, confronta, dialoga.
La città di Assisi ed il suo territorio rappresenta per molti non assisani un luogo del cuore, un luogo in cui è possibile realizzare un’economia nuova, dove la politica possa spogliarsi dei propri vestiti, uscire dalle mura e ricostruire con pazienza e passione, qualcosa di nuovo, ascoltando la gente e soprattutto ascoltando i giovani. Per loro.

Luigi Penzo
Luigi Penzo

Tecnico di Laboratorio Chimico, appassionato della mia città, dedico attività nell'Università Popolare e nel volontariato attivo da molti anni, studioso e ricercatore, con la passione del bene comune. Nel mio cuore un posto speciale ad Assisi, il mio luogo dell'anima.

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