28 Febbraio 2021

ASSISI: perché no, una città di sognatori

Luigi Penzo
ASSISI: perché no, una città di sognatori

In questi giorni l’Umbria ed Assisi vivono uno stato di isolamento legato al lockdown per il Coronavirus. Un momento difficile, pieno di ansie, paure, privo di quei contatti necessari per sentirsi comunità.
In questi giorni certo può sembrare difficoltoso pensare ed organizzare iniziative, percorsi futuri, ripresa, al domani.
Invece è proprio in questo momento che la città deve recuperare dentro se stessa le forze e le energie da far emergere il prezioso che c’è, prepararsi al tempo nuovo.
La fase “unica e storica” che si sta aprendo è caratterizzata dai fondi di Next generation Eu, dalla presenza di un’Europa che da tempo si aspettava, ma deve farsi avanti anche la consapevolezza che questi non saranno una bacchetta magica di fronte ai numerosi problemi che da decenni ci portiamo dietro. Il punto centrale rimane sempre la comunità, i suoi bisogni, le sue aspettative, e soprattutto l’impegno di tutti.
Ai giovani va chiesto uno sforzo supplementare, siano loro i portabandiera di questo impegno ma noi “meno giovani” dobbiamo lavorare perché i progetti siano finalizzati veramente alla nuova generazione europea. Questo ci spinge a pensare anche ad idee nuove, anche distanti dalla religiosità della città, per poter donare ad Assisi più opportunità, più visioni.
Nell’ultimo secolo Assisi ha visto passeggiare e camminare tra le sue strade, alcune personalità di altissimo livello, persone che hanno caratterizzato ed inciso nella memoria di tanti, quei valori della bellezza, del paesaggio, delle emozioni nascoste nel cuore, che nei loro scritti, nelle loro parole, sono oggi un tesoro inestimabile da rivalorizzare.

Paul Sabatier, Giovanni Jorgensen, Arnaldo Fortini, Piero Mirti, Bruno Calzolari, Guido Discepoli, Simone Weil, per citarne alcuni.
Che bello sarebbe dedicare a loro un Parco letterario, che faccia rivivere agli ospiti quel paesaggio culturale italiano che ha caratterizzato le loro opere, le pagine dei loro libri.
Un parco letterario si, quello formato dai loro scritti ma soprattutto da quell’ambiente che loro hanno saputo vivere e farci conoscere, quello  che come descritto nella mission dei parchi letterari “ … Le ambientazioni di romanzi, racconti, novelle o poesie – siano esse case, ruderi, centri storici, campagne o periferie – sono presidi letterari che diventano fonte di conoscenza di paesaggi e di ambienti che si configurano come patrimonio specifico e testimone dei valori naturali, storici e culturali delle comunità locali da proteggere, conservare e rivitalizzare”.

Il Parco letterario permetterebbe di coniugare programmazioni ed eventi multi-culturali, spazianti dalla letteratura, alla paesaggistica, alla musica, al teatro, alle tradizioni, alla cultura del cibo.
Questo proiettato non solo nel tempo di adesso, ma in un periodo più lungo, magari a ridosso del 2026, in un lavoro condiviso che possa essere da attrazione, come un treno a cui si aggiungono di volta in volta vagoni.
Avere un progetto che spinga a lavorare in tal senso, sia esso un parco letterario o magari perché no, una candidatura a città della cultura, potrebbe servire ad unire la città, anzi le città ( nell’ottica di un patto territoriale) in un impegno comune, in obiettivi condivisi, che anche se non riuscissero a raggiungere l’obiettivo, comunque avrebbero posto le basi per ulteriori percorsi di crescita, di stimolo.
In questa fase di ripensamento, vi è necessità di pensare anche a forme di turismo diverse, rivolte anche a fruitori più “lenti” e cercatori di emozioni, di sognare in luoghi nobili e magnifici, di “sopra e di sotto”, ma anche intorno, in quel paesaggio che è anche cultura, rispetto, futuro.
Così come vanno valorizzati i musei, il cui valore aggiunto non deve essere costituito dalla vendita dei biglietti o del merchandising, ma va ritrovato nella loro essenzialità, cioè in quella memoria e storicità che ci permette di comprendere lo sviluppo della città.
Essi non sono solo una raccolta di materiale, ma costituiscono la rete sociale della comunità, per questo in primis dovrebbero essere aperti sempre alle persone che abitano nella località, anzi la comunità deve sentirli parte di se stessa, non solo uffici per turisti.
Assisi si aspetta che tutti facciano la loro parte, senza vincoli, senza scuse, senza bandiere, senza maschera, ma con il cuore, con la passione, il “futuro delle generazioni successive deve essere migliore, per tutti”.

Luigi Penzo

Tecnico di Laboratorio Chimico, appassionato della mia città, dedico attività nell'Università Popolare e nel volontariato attivo da molti anni, studioso e ricercatore, con la passione del bene comune. Nel mio cuore un posto speciale ad Assisi, il mio luogo dell'anima.

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