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Le Storie di Assisi

Un nuovo Grand Tour

Un nuovo Grand Tour

29 Luglio 2020

di Luigi Penzo

L’altro giorno, in una giornata calda d’estate, con il sole che ti abbraccia completamente, leggevo un vecchio volume del TCI  stampato nel 1929, dove si parlava di Assisi e dell’aspetto della città:
“Assisi, custode della poesia soave dell’epopea francescana, è una cittadina costruita quasi interamente nella bianca e rossa pietra del Subàsio, dalle strade strette, generalmente tortuose, ripide e di aspetto vetusto, dalle piazze solitarie nelle quali impera il silenzio, rotto solo dal mormorio sommesso e tranquillo delle belle e numerose fontane.  Gli aspetti del passato che vi si perpetuano quasi senza variazione, l’isolamento dalla vita moderna, i panorami improvvisi, dolci e tranquilli sulla pianura, sui colli e sui monti, i monumenti dell’epoca umbro-romana e romanico-gotica, le molte vestigia di case e di vie antiche che suscitano più vivi e quasi presenti i ricordi francescani, la rendono tutta soavemente affascinante e invicibilmente suggestiva …”
Ho letto queste parole, chiuso gli occhi e provata ad immaginare l’Assisi di cento anni fa, soprattutto nella frase “isolamento dalla vita moderna” e non ci sono riuscito. Forse perché ero in un posto dove rumori di auto, di moto, di modernità, certamente non facilitavano questo compito.
Ho pensato a cosa possono aver provato i grandi viaggiatori del Grand Tour del settecento quando scesi in Italia scoprivano tesori e realtà, si immergevano con l’arte della pittura, della scrittura, in questo nostro paese.

Chissà cosa pensava Goethe quando da lontane colline vide finalmente apparire Assisi:

“lasciai a Madonna degli Angeli il vetturino che proseguì per Foligno e, accompagnato da un vento impetuoso, salii ad Assisi, giacchè non vedevo l’ora di camminare a piedi in un paese così solitario per me. Abbandonai alla mia sinistra, con disgusto, le enormi sottocostruzioni di chiese con campanili, babilonicamente ammassate… arrivammo finalmente, alla vera città antica e, ad un tratto, apparve ai miei occhi la più bella opera, il primo monumento completo dell’antichità che mi si presentava allo sguardo..”

Il tempio di Minerva e la piazza del comune, ancora oggi il punto in cui dipartono le vie delle contrade, arricchite e movimentate, che si risvegliano e si presentano nella loro bellezza e magia con le scene del Calendimaggio, le cascate delle giovani donzelle, i canti.
L’Italia ha ancora bisogno di una nuova riscoperta, di un nuovo grand tour, che nasca però non solo da viaggiatori stranieri, ma da viaggiatori italiani?
La riscoperta del nostro paese, dei nostri borghi, soprattutto i più piccoli può rappresentare il volano per una ripresa economica e turistica, che non sia fotocopia di quella di prima, ma un nuovo formato, un nuovo “file”.
L’Europa ci chiede con gli investimenti di puntare su una economia green, aumentando la digitalizzazione dei servizi pubblici e privati, puntando sull’ambiente.  Ma questo richiede progetti seri, realizzabili praticamente non solo sulla carta, nei tempi certi. Diamoci da fare allora, diamo forza alle nuove idee, uniamo le forze tra la città ed i borghi e/o frazioni vicine, collaborando insieme.
In queste settimane sto lavorando a riportare nella sua bellezza un cortile abbandonato di una vecchia scuola, togliendo le erbacce cresciute, spazzando le pietre, pulendo le finestre.  In periodo di lockdown sta diventando un angolo dove le misure di sicurezza possono essere applicate come la distanza, il numero programmato ecc,ecc, e  questo ci ha già portato a fare il teatro, la poesia, la musica.  Non solo nei nostri pensieri già immaginiamo un cortile pieno di libri, di immagini serali proiettate nelle pareti, di presentazione di start up giovani con idee molto fantasiose.  Senza programmarlo abbiamo ridato alla città uno spazio vivo, dove ci si confronta, pur nelle difficoltà, per far partire un nuovo grand tour.
Una volta era il viaggio in Italia della riscoperta, oggi potrebbe essere il viaggio dentro l’Italia, per tirar fuori tutto quello che c’è ma che non riusciamo a vedere con gli occhi.
Se la città di Assisi riuscisse a creare anello con tutti i borghi e frazioni vicine, molto belle, potrebbe offrire un viaggio straordinario, che unisca quello che c’è a quello che potrebbe esserci e che oggi è nascosto dall’incuria e probabilmente occultato (per fortuna direbbe il viaggiatore) dalla natura e dall’ambiente.  Togliamo le lenzuola dalle nostre meraviglie, apriamo le finestre e facciamo entrare nuova aria. La cultura diventi energia viva, reale.

Un nuovo Grand Tour

di Luigi Penzo

Pubblicato in data 29 Luglio 2020