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Le Storie di Assisi

Coltivare il bene pubblico

Coltivare il bene pubblico

26 Giugno 2020

di Luigi Penzo

Le nostre città sono ricche di spazi pubblici (a volte sconosciuti), ma non sempre le piazze, le strade e i giardini sono anche luoghi accoglienti e vivibili dove è piacevole sostare ed incontrarsi.  A volte manca l’ombra di un grande albero dove riposare, altre volte manca un giardino fiorito dove flora e fauna spontanea possano vivere e riprodursi o in cui stare seduti comodamente, a chiacchierare, in compagnia per leggere un libro, per dialogare. Spesso raccolgono purtroppo l’incuria della gente che le sporca e le lascia in brutte condizioni.
Oggi più che mai il bene comune è il bisogno di ri-appropriarsi della nostra comunità, della nostra città, in particolar modo dopo mesi di distacco, di isolamento.
Coltivare lo spazio pubblico dovrebbe essere parte di noi stessi, del nostro essere normale  creando azioni di cura e di governo di questi beni per essere cittadini custodi del bene comune.
Leggevo l’altro giorno in un quotidiano il concetto di essere comunità: una parola intesa come addizione di singoli individui che a loro volta creano altre unità che si mettono insieme. Bello, ma la comunità esige dei doveri e dei diritti a cui ognuno di noi non può di volta in volta dondolare di qua e di là. Abbiamo il diritto di avere una città pulita, ordinata, rispettosa del suo ambiente ma abbiamo anche il dovere di partecipare a questo, vi è necessità di moltiplicare all’infinito quelle piccole esperienze, quelle idee che ci sono, che magari realizziamo nelle piccole associazioni ma che spesso passano e volano come foglie d’autunno.

Invece vediamo le nostre città crescere in maniera disordinata, senza nessun disegno di sviluppo a medio termine, senza la bellezza. Si sottopone il problema e ti rispondono che è tutto regolare, risponde ai criteri di legge.

Ma davvero questo è tutto normale, ma davvero è previsto che si cresca così?

Vengono creati quartieri interi, senza quegli spazi  di socialità, di incontro, che rendono proprio vivo un quartiere, una comunità, che si  integrano nel contesto storico cittadino.
Nessuno si domanda, ma se in una via vengono creati trenta/quaranta appartamenti, ma quel migliaio di persone hanno bisogno solo di un “piano casa”  oppure hanno diritto anche di avere un giardino dove passeggiare?  I bambini non hanno bisogno di un asilo, gli anziani non hanno bisogno di un luogo di aggregazione che non sia un bar, …e TUTTI NOI non abbiamo bisogno di una piazza dove trovarsi, parlare, chiacchierare, crescere come società ( ma si tanto poi queste piazze le andiamo a cercare nei centri commerciali)?
È tutto a posto, tutto in regola, esiste il  piano casa che dirige tutto questo, che crea posti di lavoro, di economia circolare, almeno così si dice. Ma davvero è così, e se proprio fosse anche così, ma noi non possiamo dir nulla?
Ma perché non indirizzare tutti questi sforzi nel far rifiorire il tessuto urbano del nostro paese, rispettandone la bellezza, gli spazi aperti, gli angoli, che non necessariamente devono essere cementificati.  La città che noi pensiamo per il prossimo decennio qual è?  Una parte storica ristrutturata e venduta ai turisti (che spesso riescono a vedere le bellezze che noi ciecamente non vediamo), una parte “moderna”, con edifici altissimi (che spesso vengono abitati dai cittadini in fuga dal centro storico).
Ed in tutto questo, la mobilità stradale, si svolge su strade strette (con auto parcheggiate dappertutto) senza piste ciclabili (tra l’altro attorno a questi nuovi edifici non esiste nessun spazio bici) e senza parcheggi o aree di sosta, così incentiviamo l’inciviltà, la sosta sui marciapiedi, sulle aiuole, sui passaggi pedonali, la maleducazione stradale, il pericolo continuo, dappertutto.
La bellezza ed il rispetto dell’ambiente hanno un valore altissimo, rappresentano la nostra storia, la nostra cultura, il territorio.   Sul ruolo che possono avere i giovani a difesa dell’ambiente, Greta Thumberg  ha detto: “Ci sono molte cose che i giovani possono fare per migliorare la situazione: soprattutto fare pressione sulle persone al potere e sugli adulti, perché sono coloro che possono avere più influenza. Ma ci sono anche cose che si possono fare a livello individuale per cambiare le proprie abitudini, la cosa più importante che possiamo fare è cercare di capire la portata della situazione, che cosa sta succedendo e il motivo per cui dobbiamo darsi da fare”.
Il tema ambientale è importante all’interno del pontificato di Francesco.  Il Papa ha scritto un testo in proposito, l’enciclica “Laudato si“nella quale esprime la sua preoccupazione per la cura del creato e dell’ambiente.   Vedere i giovani rendersi conto della situazione ambientale mi dà speranza soprattutto ma chiaramente l’irresponsabilità di pochi può rovinare tutto questo, ma ciò non deve essere una scusa per non far niente.
Spesso le nostre strade, le passeggiate, si presentano piene di rifiuti abbandonati o mal riposti, a cui non sempre la pulizia quotidiana riesce a compensare; certo non è facile perché la prima domanda che ti pongono è: Ma perché devo pulire io, perché devo darmi da fare, le tasse che le pago a fare? Noi rispondiamo che in una società civile il decoro di strade e piazze è anche e soprattutto un dovere personale, questi spazi che ri-presentiamo non sono di altri, appartengono a noi tutti, rappresentano il vestito della nostra bella città. Inoltre la cura ed il decoro creano attenzione e rispetto, ricordiamoci che il degrado porta degrado.
Se amiamo il luogo dove viviamo, dobbiamo accogliere gli ospiti mettendo in bella vista quello che c’è, la forma più bella, non certo presentandone gli aspetti spogli, brutti.
La riapertura di uno spazio abbandonato, di un luogo di ritrovo, di un edificio vuoto, possono essere occasioni per ripartire, Assisi chiede di essere gestita con l’impegno di tutti, assisani e non assisani, c’è chi bussa alla nostra porta per tutto questo, non lasciamola chiusa per favore.

Coltivare il bene pubblico

di Luigi Penzo

Pubblicato in data 26 Giugno 2020